La musica nella spiritualità

 

La sacralità del suono, può essere ritrovata in numerose culture e tradizioni, in ogni angolo del mondo. I sufi, attribuiscono al suono qualità divine, e sentendo alcuni loro canti o musiche, si intuisce ben presto l'importanza degli armonici. In questi canti, la voce, viene "spinta" e fatta risuonare nella testa. Ne scaturisce un suono molto alto, che a volte perde i connotati di voce umana per trasformarsi in morbide sonorità flautate che trasportano il messaggio mistico agli iniziati.
Nel monastero sul monte Athos i monaci ortodossi (padri dioratici) intonano canti ricchi di armonici con una tessitura e sonorità molto simili al canto gregoriano. I salmi esistono dai tempi più remoti ma è solo nell'ottavo secolo che il canto gregoriano raggiunge il suo apice. Mentre il piacere della musica viene bandito dalla chiesa, la bellezza degli armonici contenuti nel canto gregoriano risuona nelle cattedrali del vecchio continente. All'inizio viene eseguito all'unisono dai monaci cantori creando così armonici naturaliche accompagnano, come una sorta di melodia fantasma, tutto il brano. Successivamente viene elaborato e cantato a due voci : quella principale esegue la melodia base mentre un'altra accompagna, passo dopo passo, armonizzando con diversi intervalli.
Il beneficio fisico e spirituale di questo tipo di canto non è mai stato pienamente riconosciuto dalla chiesa. In questi anni però è stato rivalutato grazie al lavorodel francese Alfred Tomatis che ha utilizzato questo tipo di musica per curare alcuni monaci benedettini affetti da depressione. Il dott. Tomatis sostiene che i canti sacri, provenienti da diverse religioni, siano ricchi di armonici e di frequenze alte che hanno un benefico effetto neurofisiologico e contribuiscono a ricaricare le cellule cerebrali.
E' però in Mongolia (Tuva, Siberia) che gli overtones trovano la loro più alta realizzazione, nella tecnica di canto chiamata hoomi (choomig, xoomij) o "canto di gola".
Questa tecnica, prevede un tipo di canto con due differenti suoni di altezza diversa. Uno di questi è il suono nasale-alto che corrisponde alla fondamentale, il secondo è una nota penetrante e tagliente (una sorta di fischio) che forma una melodia al di sopra della fondamentale. Hamel ci offre una efficace descrizione di come un cantore mongolo possa emettere due voci contemporaneamente: "egli intona una nota nasale di media altezza, mentre aprendo e chiudendo la bocca, modifica il volume della cavità orale stessa, così facendo varia lo spettro armonico di queste lunghe note. All'improvviso nel punto più alto dell'emissione una melodia cristallina ne scaturisce...".
Questo ci fa capire come i più abili cantori siano ritenuti in possesso di speciali facoltà, tra le quali quella di potere comunicare con gli spiriti. Ancora non si conosce la ragione profonda di questo tipo di canto ma, come spiega l'etnomusicologo Ted Levin (Tuva: Voci dall'Asiacentrale), è sicuramente correlato al rapporto dell'uomo con la natura: "anche oggigiorno il canto di gola è strettamente connesso al rapporto con la natura, e sembra rispondere all'esigenza dell'uomo di esprimere il suo sentimento nei confronti della bellezza della natura. I pastori solitari che conducono le greggi nella steppa, non cantano per gli altri, ma per se stessi, per l'erba, le montagne , il vento, il cielo, la bellezza che li circonda."
Ritroviamo questi aspetti e questo tipo di canto anche nella tradizione sciamanica dei buriati, popolazione nomade di Tuva (regione della Mongolia occidentale). Ciò ci è stato confermato anche nell'incontro con la dott. Vika Irgit (psichiatra) che attualmente lavora presso l'ospedale di Kyzyl dichiara : oggi lo sciamanesimo è praticato liberamente; esiste perfino una clinica sciamanica dove farsi visitare e curare con gli antichi metodi locali. La stessa dottoressa ci ha confermato di avere seguito alcuni casi di guarigione, operata da sciamani, che risultano a tutt'oggi di difficile interpretazione da parte della medicina ufficiale.
L'uso degli armonici nei riti sciamanici è praticato in un vasto numero di regioni al di fuori della Mongolia e dell'Asia ed in differenti culture, da quella degli eskimo dell'Alaska a quella dei boscimani africani.
Anche i maya possedevano una tradizione di tipo sciamanico, basata sull'uso del suono e degli armonici alti ottenuti con strumenti o con la voce, tesa a creare energia luminosa e ad evocare energie spirituali.
La voce non è l'unica modalità per la creazione di armonici: numerosi strumenti, specialmente quelli a corda, li producono. Gli aborigeni australiani utilizzano per le loro cerimonie tribali uno strumento a fiato che produce una notevole quantità di armonici, il didgeridoo.
Questo strumento è ricavato da rami, solitamente di eucalipto , il cui interno è stato svuotato e "lavorato" dalle termiti, ghiotte del midollo di questa pianta. Il didgeridoo produce una nota fondamentale molto bassa, correlata da una serie di overtones molto distinti (il suono prodotto è molto simile a quello delle voci dei monaci tibetani, di cui parleremo più avanti). Lo strumento è suonato soffiando vigorosamente alla sua imboccatura e sfruttando la vibrazione delle labbra ; per essere correttamente suonato richiede la padronanza della respirazione circolare : una tecnica che permette di tenere in "tensione" il suono dello strumento mentre allo stesso tempo si inspira. La tecnica qui descritta ci introduce all'importanza dellarespirazione nelle cerimonie di tipo tribale/rituale. Gli aborigeni australiani credono che prima dell'apparire dell'uomo sulla terra esistesse una razza di esseri sovrannaturali chiamati Wandijna, facenti parte della razza del"tempo dei sogni" , responsabile della creazione di tutte le forme ed esseri del pianeta. Quando l'uomo fu creatoquesta "super razza" se ne andò lasciando in regalo agli aborigeni il didgeridoo. Quando questo strumento suona crea un campo sonico ed apre una finestra interdimensionale che permette a queste popolazioni tribali di mettersi in contatto con iWandijna.
Pare accertato che questo strumento oltre ad essere utilizzato per cerimonie tribali, venga impiegato in cerimonie di guarigione. La persona ammalata si distende a terra mentre il guaritore soffiando nel didgeridoo ed invocando gli spiriti,fa risuonare la parte malata del pazientee ne provoca la guarigione. Il suono del didgeridoo ha un effetto curativo e salutare, rilassa e tranquillizza. Questo ricorda molto da vicino la terapia Cymatica, il metodo Tomatis e le tecniche che verranno successivamente analizzate. Dice a proposito Jim Edward "il suono del didgeridoo nei rituali del mattino viene ritenuto capace di rendere confortevole l'anima del defunto nel viaggio verso la terra dei morti. Le persone cantano per un viaggio sicuro, senza pericoli per l'anima e quindi la musica calma lo stato d'animo dei parenti. Gary Thomas fa notare come questo strumento sia un puro "strumento del corpo". Esistono normalmente delle specifiche musiche o canzoni o suoni, che vengono tramandati di generazione in generazione ed utilizzati successivamente per le cerimonie. Molto spesso però sono gli stessi spiriti che inviano allo sciamano le parole o i suoni da utilizzare. Molte volte questi possono risultare, ai non iniziati, come frasi o sequenze senza senso che però assumono tutta la loro forza quando utilizzati nelle cerimonie. Un esempio di ciò lo troviamo presso i nativi americani. Frasi apparentemente senza senso, quali AH HEY YA, vengono ripetute ossessivamente, accompagnate dal suono di percussioni, per indurre stati di trance. Come dice Joseph Rael (Freccia Dipinta) "molti di questi suoni li ho imparati, altri è la medicina stessa che me li insegna".

 

Lorenzo Pierobon