Al fondo misterioso della nostra anima

 

"Io ritengo che se si riuscisse a dare della musica una spiegazione completa, esatta e penetrante nei particolari; se riuscissimo, cioè, a riprodurre per via di concetti quanto la musica esprime, avremmo insieme ottenuto, per via di concetti, anche una soddisfacente riproduzione o spiegazione del mondo, che sarebbe la vera filosofia". (Schopenhauer, Mondo come volontà e rappresentazione)
Partendo dall'idea di Schopenhauer, che riconosce alla musica la capacità di esprimere l'essenza delle cose e che per questo le assegna il posto più alto nella gerarchia delle arti, Proust, nella sua Recherche, si prefigge, tra l'altro in perfetta sintonia anche con l'estetica simbolista, di "riprendere alla musica il suo bene". Non si tratta di recuperare alla letteratura una vaga musicalità, ma di esprimere l'indicibile, l'ineffabile, l'individuale, di riprodurre per via di parole, e con il concorso dell'intelligenza, quanto la grande musica riesce a esprimere, per giungere così, come voleva Schopenhauer, e come era il sogno di Mallarmé, a una spiegazione letteraria del mondo.
Compito dell'artista è infatti la ricerca della verità e riconoscendo alla musica la capacità di esprimere la quintessenza delle cose, della vita stessa, di risvegliare in noi il fondo misterioso della nostra anima, Proust trova in essa il modello artistico cui fare riferimento per la propria opera d'arte. "Quel che noi sentiamo della vita - dice Proust - non lo sentiamo sotto forma di idee; e quindi la sua traduzione letteraria, cioè intellettuale, rendendone conto, lo spiega, lo analizza, ma non lo ricrea, come fa invece la musica, nella quale sembra che i suoni prendano l'inflessione dell'essere e riproducano quella punta interiore ed estrema delle sensazioni, che ci dà quell'ebbrezza specifica che proviamo a intervalli…" (La prigioniera).
Perché la musica ha questa capacità? Perché - spiega Jankélevitch - è un linguaggio defluente e incoerente, equivoco e discontinuo; in essa c'è l'allusione a "un essere delle cose", alle sottigliezze, agli aspetti più inafferrabili, più ineffabili del reale. Per la sua speciale natura la musica ci consente non certo di afferrare, ma di sfiorare, accostarci per un fuggevole attimo a questa realtà, meno corposa, meno consistente, ma certo non meno importante e significativa per l'uomo. "Quando le parole ci mancano, quando l'ambiguità infinita del senso rifiuta di essere contenuta nel linguaggio, allora è tempo di cantare: allora, nel silenzio delle parole, gli oboi d'amore delle Gigues tristes e la divina musica dei Parfums de la nuit innalzano la voce per dire, e per sussurrare all'orecchio della nostra anima, cose indicibili" (prefazione di Vladimir Jankélevitch a Stefan Jarocinski, Debussy, Discanto 1980).
La musica infine scatena (e allo stesso tempo agisce come) la memoria involontaria (il ricordo è non a caso il motore generatore della Recherche), quella capacità cioè della nostra mente di sottrarsi momentaneamente all'intelligenza e di riportarci a impressioni e sensazioni vissute in passato: il ripresentarsi di un tema già udito ci riporta alla mente la sua prima apparizione, così come il selciato del cortile ricorderà al Narratore della Recherche il suo viaggio a Venezia e la "piccola frase" della Sonata di Vinteuil scandirà per Swann tutte le tappe del suo amore per Odette. Gli effetti derivati dalla memoria involontaria ci procurano una felicità intensissima, forse l'unica vera felicità, perché provare nel presente sensazioni già vissute in passato significa essere, anche solo per brevi istanti, affrancati dal tempo, vivere al di fuori del tempo, diventare indifferenti così all'idea della morte. Soltanto nell'atto involontario del ricordo il nostro tempo di vita può essere riscattato, perché soltanto in esso troviamo nella cosa rammemorata la pienezza di significato di cui non ci eravamo accorti nel momento in cui l'avevamo vissuta. Per fissare in qualche modo questi fuggevoli momenti non resta forse che l'arte, il cui scopo non può essere altro dunque che la ricerca della verità, della vera essenza delle cose.
Ecco che l'opera d'arte diventa portatrice di un messaggio di salvezza e se la Recherche è la storia della scoperta di una vocazione artistica, se è una queste (ricerca filosofica) della realtà vera al di là delle apparenze sensibili, si offre anche al lettore come un mezzo di redenzione, per imparare a leggere dentro se stesso e per capire che l'arte è capace di sottrarre, chi l'avesse compresa, alle difficoltà e alle delusioni della vita.
Nel suo saggio del 1984 sui rapporti fra Proust e la musica Jean-Jacques Nattiez ripercorre le tappe e le chiavi di lettura, quasi tutte ovviamente di ordine musicale, per comprendere il carattere esoterico della Recherche: alla musica, posta in posizione privilegiata rispetto alla società, ai sentimenti, alla letteratura e alla pittura, è affidato il compito principale di guidare il Narratore alla scoperta della propria vocazione artistica; scoperta che avviene come una folgorazione alla conclusione del romanzo, dopo un vero e proprio percorso iniziatico. Per questo motivo - sottolinea Nattiez - è importante non solo comprendere i temi che si intrecciano nelle pagine musicali, ma anche tenere conto dell'ordine in cui questi vengono presentati.
Le due opere di Vinteuil, la Sonata e il Settimino, che, come Leitmotive wagneriani, attraversano tutta la Recherche, stimolano il Narratore alla riflessione sulla natura della musica e lo inducono così a scorgervi il modello ideale della letteratura, facendo nascere in lui la decisione di consacrare la sua vita alla scrittura: il protagonista si accinge cioè a scrivere il romanzo che è poi quello che si sta concludendo.
Ma la Sonata e il Settimino agiscono anche come messaggeri sentimentali e miracolosi oppure come segnali di un livello sociale. Scandiscono l'evoluzione psicologica dei personaggi, sia nella relazione amorosa tra Swann e Odette, sia in quella tra Albertine e il Narratore: "La musica appare nella Recherche come l'elemento catalizzatore, l'infallibile strumento che sta a rivelare i limiti di gusto e di cultura di una gran dama, il filisteismo di un uomo di scienza, l'arrogante saccenteria e la passione snobistica per l'avanguardia di una borghese promossa aristocratica, ecc. Provocando, determinando le singole reazioni, la musica saggia, come pietra del paragone, la sostanza delle anime, giudica e colloca gli uomini in un ordine gerarchico in contrasto con quello cui essi appartengono nella scala sociale" (Luigi Magnani).
La musica che compare nella Recherche è sempre una musica immaginaria: lo stesso Proust ha spiegato che come le caratteristiche di ognuno dei personaggi sono ricavate da diverse persone reali, così pure le musiche di Vinteuil hanno differenti e molteplici modelli (ad esempio per la Sonata lo scrittore si è ispirato alla Sonata in si minore di Saint-Saëns, all'Incantesimo del Venerdì Santo di Wagner, alla Sonata di Franck, a un Preludio del Lohengrin, a un brano di Schubert, a uno di Fauré, all'Andante con variazioni che conclude l'ultima sonata per pianoforte di Beethoven). Nella logica del romanzo, un'opera reale è comunque deludente e la conquista dell'assoluto può essere suggerita solo da un'opera disincarnata, irreale e ideale.
A Proust è premuto solo indicare esplicitamente la filiazione diretta di Vinteuil da Wagner e Nattiez ha messo in luce in maniera esemplare l'influenza in effetti esercitata dal compositore tedesco sullo scrittore francese. Entrambi gli artisti furono ossessionati dal demone dell'unità, dell'opera d'arte totale e dell'opera unica. Furono ossessionati dal tentativo di costruire dei "quasi mondi" conclusi in se stessi: "Esattamente come Proust, ma in un modo diverso, Wagner ha scritto sempre la stessa opera. C'è in lui la stessa passione per la totalità che si traduce in segrete esitazioni o in reminiscenze ed echi tra un'opera e l'altra, nell'ossessione tutta proustiana dell'opera unica che riesce a inglobare tutte le altre. L'esito di questo progetto è la Tetralogia". La Tetralogia è l'opera che racconta la nascita e la morte di un mondo, che risale all'originario stato di natura, che tenta di riassumere magicamente l'eternità in poche ore di musica. È stata per Proust il modello esemplare della creazione di un'opera totale, il modello del tema fondamentale della Recherche: la ricerca dell'assoluto attraverso l'opera d'arte. Allo stesso tempo l'iter della Recherche è parallelo a quello del Parsifal: i personaggi aspirano alla redenzione; come Amfortas anche Swann inizialmente fallisce e chi riuscirà sarà il Narratore, che giungerà come Parsifal alla rivelazione solo dopo aver superato tutte le tappe che portano alla salvezza.

 

 

Marina Pantano (da www.sistemamusica.it)