Sulla Musica e l'Arte

 

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"I grandi musicisti" di Harold Schonberg

 

Se desideri avvicinarti al "sacro recinto" dell'Arte musicale e ti senti un profano, avrai la possibilità di conoscere da vicino i "giganti" della Musica nella loro reale dimensione di artisti e di individui, grazie alla prima pubblicazione online del libro "I GRANDI MUSICISTI" ormai esaurito da anni, edito nel 1972 da Mondadori, scritto dal noto critico musicale americano Harold C. Schonberg e tradotto in lingua italiana da Vittorio Di Giuro che ringraziamo sentitamente per averci autorizzato ad utilizzare la sua traduzione a titolo gratuito, essendo, la nostra, un'iniziativa meritoriamente intesa alla promozione della cultura musicale senza fini di lucro.

 

copertina i grandi musicisti.

 

 

Alcuni stralci

 

Prefazione

Ho scritto questo libro per il profano intelligente, e ho cercato di strutturarlo in modo da ricostruire la linea ininterrotta che va da Johann Sebastian Bach a Arnold Schönberg. La musica è un processo di continua evoluzione, e non c'è stato genio, per quanto grande, che non abbia preso qualcosa dai suoi predecessori.

Inoltre, scrivendolo, ho cercato di mettere in evidenza il lato umano dei grandi compositori, di dare un'idea di ciò che pensavano e sentivano. Oggi, un'impostazione del genere è un po' fuori moda. Molti musicologi tengono a ribadire che è l'opera e non l'uomo a contare; che la spiegazione migliore di un brano musicale è quella che lo esamina in quanto musica; che la sola «spiegazione» valida è l'attenta analisi armonica e strutturale. Tutto il resto è uno scrivere sentimentalisticamente, alla maniera delle presentazioni dei programmi, e non ha niente a vedere, in realtà, con la musica. Non sono d'accordo [...]

 

Trasfigurazione del barocco: Johann Sebastian Bach

La tradizione, a Lipsia, voleva che Johann Sebastian Bach fosse stato seppellito vicino alla porta della Chiesa di San Giovanni, a circa sei passi dalla parete sud. Nel 1894 San Giovanni doveva subire certe modifiche che avrebbero distrutto la collocazione tradizionale della tomba di Bach. Allora un gruppo di studiosi capeggiato da un anatomista, un certo Wilhelm His, si mise alla ricerca della tomba. I ricercatori avevano una notizia sulla quale lavorare: nel 1750, l'anno della morte di Bach, solo dodici persone erano state interrate in bare di quercia. Bach era tra loro. Tre bare vennero alla luce vicino alla parete sud. Due erano di pino [...]

 

Un compositore-impresario: Georg Friedrich Haendel

Bach fu un provinciale, un tedesco che non usci mai dalla Germania; invece il suo grande contemporaneo Georg Friedrich Haendel fu un cosmopolita, un uomo di mondo, un indipendente, uno dei primi grandi compositori ma anche un affarista della musica. Georg Friedrich Haendel era corpulento e robusto nella persona; naturalizzato suddito britannico, parlava inglese con un forte accento tedesco; individuo dal temperamento esplosivo era nello stesso tempo filantropo gentile e sin generoso; fece e disfece fortune con le sue attività musicali; possedette una bella collezione di opere d'arte tra cui dei quadri di Rembrandt; organista e clavicembalista tra i più grandi dei tempi suoi, fu uomo di fede semplice e scevra da complicazioni, la cui visione della vita era altrettanto semplice e lineare [...]

 

Classicismo per eccellenza: Franz Joseph Haydn

L'epoca che celebrò in Franz Joseph Haydn lì suo più importante compositore andò fiera della propria civiltà, della propria logica. del proprio autocontrollo emotivo, della propria politesse. Fu l'età d'oro dell'aristocrazia; e fu anche un'età in cui i filosofi credettero sinceramente che la ragione potesse dirigere l'operato dell'uomo e della società umana. Erano ancora lontani gli spargimenti di sangue e la rivoluzione della fine del secolo, che sarebbero stati seguiti da una concezione nuova della società e della funzione dell'artista. Ma nel diciottesimo secolo, i giovani intellettuali e gli artisti non giravano impaludati in una sorta di toga immaginaria, gloriandosi del loro inimitabile talento e facendo gran caso delle loro visioni, sofferenze, ideali e aspirazioni [...]

 

Florestano ed Eusebio: Robert Schumann

Con Robert Schumann il romanticismo ebbe la sua piena fioritura, e ogni suo aspetto si riflesse in questo musicista. Introspettivo, idealista, spiritualmente intimamente legato agli aspetti letterari dell'epoca, Schumann fu innovatore, critico, propagandista del nuovo, grande compositore. In un primo tempo la sua musica si liberò quasi completamente delle vecchie forme (in seguito avrebbe scritto sinfonie e quartetti più ortodossi). Fu il primo compositore assolutamente anticlassico e le forme precedenti significarono ben poco per lui anche se fu teorico superiore e musicista non meno informato degli altri, suoi contemporanei. Mentre i compositori del tempo scrivevano sonate, sinfonie e variazioni, lui componeva brani che si chiamavano Intermezzi, Arabesque, Davidsbündlertànze, Kreisleriana, Carnaval, Kinderszenen. Sono capricci, sono diari spirituali oltre che musica. [...]

 

L'apoteosi del pianoforte: Frédéric Chopin

I compositori romantici ebbero in generale un parti pris per il romanticismo. Se ne facevano propagandisti; suonavano o dirigevano l'uno la musica dell'altro; scrivevano recensioni e articoli sulle teorie e gli stili nuovi; si aiutavano reciprocamente come meglio potevano; e quelli tra loro che insegnavano trasmettevano le proprie aspirazioni alla nuova generazione. Non così Frédéric Chopin. Non fece nulla di tutto ciò. Anzi, il romanticismo non gli piaceva. Giudicava volgare la musica di Liszt, non apprezzava assolutamente la musica di Schumann; quella di Berlioz o di Mendelssohn non gli diceva niente: eppure fu amico di tutti questi grandi uomini [...]

 

Virtuoso, ciarlatano e profeta: Franz Liszt

Se Chopin fu il pianista dei pianisti, Franz Liszt fu il pianista del pubblico: lo showman », l'eroe, colui che inchiodava al loro posto, di muta ammirazione, gli spettatori. Tutto giocava a suo favore: il bell'aspetto, il fascino magnetico, l'energia, la tecnica formidabile, la sonorità senza precedenti e l'opportunismo (almeno negli anni della gioventù) con cui si prestava a soddisfare, nella maniera più cinica, i gusti del pubblico. Possedeva quel quid imponderabile che impone un'atmosfera. Prima di lui, i pianisti avevano tenuto le mani vicine alla tastiera e avevano suonato col polso e le dita invece che con il braccio o la spalla. Ma dopo di lui nessuno lo fece più [...]

 

Sotto i Soviet: Prokof'ev e Shostakovic

Prima della guerra '14-'18, quando Rachmaninov e Scriabin erano sulla cresta dell'onda in Russia, c'era uno studente al Conservatorio di San Pietroburgo che si chiamava Sergej Prokof'ev. Era un giovanotto testardo, di pessimo carattere, sgarbato, ma di talento innegabile. Alcuni lo dicevano addirittura un genio. Era nato a Soncovka, in Ucraina, il 23 aprile 1891. A sei anni era un disinvolto pianista e a nove tentò di comporre un'opera. Entrato al Conservatorio a tredici anni, non passò inosservato, anche per l'aspetto. Aveva una testa tonda piantata su un collo esile, una pelle rosea che diventava facilmente rossa quando si arrabbiava (e gli capitava spesso), occhi azzurri molto penetranti, labbra grosse e sporgenti [...]

 

Postludio

Molte cose accaddero alla musica dopo la seconda guerra mondiale, ma non rientrano nell'ambito di questo libro. Ci vorrà ancora una generazione e forse più perché si possano valutare le nuove teorie e separare il reale dall'effimero. Il dopoguerra è stato inquieto; e la musica, come le altre arti, ha espresso questa inquietudine. I vecchi valori non avevano più seguito e da ogni parte si cercava un nuovo stile. Alcuni compositori lo hanno trovato nel rigido controllo di tutti gli aspetti della musica. Altri l'hanno trovato nel senso esattamente opposto, eliminando cioè ogni controllo. Alcuni si sono rivolti al mezzo elettronico. Sono nati un nuovo tipo di musica e una terminologia nuova [...]

 

 

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