Black Sabbath

 

Nel lontano 1968 quattro giovani decidono di fondare un gruppo chiamandolo "Earth"; solo successivamente questo nome verrà sostituito dal più terrificante nome di "Black Sabbath" (="Sabba nero"). I quattro giovani sono: alla voce Ozzy Osbourne, alla chitarra Tony Iommi, al basso Geezer Butler e alla batteria Bill Ward.
Nel 1969 riescono a siglare un contratto con la Vertigo e pubblicano il loro primo album.
"Black Sabbath" esce nel 1970, e diventa subito il punto di riferimento e di partenza per intere generazioni rock, coniando il termine heavy-metal. Infatti questo album, con una terrificante copertina, si apre con i rintocchi a morto di una campana e con il fragore di un temporale, l'intro della loro terrificante opera prima: è la canzone "Black Sabbath", le cui note sembrano uscire dalla più lugubre oscurità tenebrosa; le altre canzoni sono le successive tappe di una vorticosa discesa agli inferi.
La base delle loro canzoni è il blues, ma la chitarra di Iommi lo esaspera all'inverosimile con una massiccia e plumbea distorsione condotta su riffs cupi, il tutto accompagnato da un'incombente batteria e da un basso tenebroso: su questa straordinaria base si dispiega la maculata voce di Ozzy "The Butcher" (="il macellaio") Osbourne, losco figuro quasi uscito da qualche racconto nero di Edgar Allan Poe. In questa nuova formula scioccante e senza precedenti si esplorano tutti gli incubi e le fantasie più segrete del genere umano tra esoterismo, magia nera e suoni tombali, che portano il gruppo ad una notorietà più scandalistica che non legata allo straordinario contributo da essi apportato con l'invenzione del rock sepolcrale.
Per sfruttare lo stupore della loro suddetta opera prima, nello stesso anno esce "Paranoid", il cui nome verrà ripreso da una novella di uno scrittore dell'occulto Dennis Wheatley. In quest'album si ripropone il suono cavernoso, aggressivo e crudele del debutto; la title-track viene premiata da un grandissimo successo commerciale, ma anche le altre canzoni, nelle quali i riffs terrificanti, gli ululati della chitarra di Iommi e la voce maculata di Osbourne si dispiegano in questo suono delle tenebre, sono di eccellente profilo.
Nel 1971 l'uscita dell'album "Master of reality" dimostra come Ozzy e compagni non abbandonino la loro linea minacciosa e brutale, di autentica eversione sonora: in esso viene rilanciato il messaggio fosco e benefico dei precedenti album.
Per dimostrare lo stato di grazia della band esce l'anno successivo il disco "Black Sabbath vol. 4". Il successo ha già fatto sbiadire il senso di deliro e la tensione emotiva, tuttavia la spinta propulsiva e la ferocia non si sono per nulla affievolite.
Questi loro primi quattro dischi portano alla nascita di mucchio di gruppi che giungono a superare gli stessi maestri. La dimostrazione ne è l'album "Sabbath bloody Sabbath", in cui la splendida title-track (unica canzone in grado di competere con i pezzi dei precedenti album) viene premiata da un grandissimo successo commerciale, non solo grazie alla sua bellezza, ma anche grazie alle costanti voci di messe nere che vertono intorno alla band.
Due anni dopo esce l'ultimo disco con Osbourne alla voce, il cui titolo è "Sabotage" e in cui soprattutto, grazie alla espressività del cantante, il gruppo riesce a produrre un buon disco dove la band tira fuori dal cilindro un carattere degno del loro passato.
Nel 1980 Ozzy abbandona la band per problemi fisici (e non solo), e decide di avventurarsi nella carriera solistica. La band allora recluta un cantante dalla grande estensione vocale: Ronny James Dio.
Nello stesso anno esce il disco "Heaven and Hell", un disco che prima dell'uscita sembrava essere l'ultima opera di questo gruppo destinato a soccombere di fronte all'incedere del NWOBHM (sigla che sta per New Wave Of British Heavy-Metal), e che risultò invece travolgente: Iommi tritava riffs con inaudita violenza, e molto spesso venivano riproposte le cadenze tombali del primo periodo rinfrescate con un nuovo ardore metallico nel quale Ronny James alimentava la tensione strofa dopo strofa esplodendo nelle parti finali. La parte ritmica è senza tempo, forte di un'infinita energia prodotta dall'apporto dello straordinario bassista Geezer Butler e da Bill Ward, per l'ultima volta dietro i tamburi del "Sabba Nero". In questo LP c'è tutta l'essenza dell'heavy-metal: un po' di Inferno e un po' di Paradiso, appunto.
Dopo l'uscita di "Heaven and Hell" i Black Sabbath precipitano in una mediocrità tale da demolire la reputazione conquistata nei primi anni, a causa anche di un assurdo balletto di sostituzioni decise tutte da Iommi, a cui manca il carisma e la classe del leader posseduto invece da Ozzy. Transitano nel "Sabba Nero" personaggi del calibro di Ian Gillan (ex dei Deep Purple), Glen Hughes (anche lui ex dei Deep Purple e dei Trapeze), Cozy Powell (ex dei Rainbow), Bob Daisley, e altri quotati e famosi musicisti. Iommi tenta di salvare il gruppo cercando di portarlo al passo con i tempi, ma nemmeno i reintegri di breve durata di Ward e Butler portano un miglioramento. La musica rimane tozza e greve, senza più intensità né progettualità.
L'inizio degli anni Novanta portano Ozzy e i Black Sabbath a riavvicinarsi, preparando una clamorosa e acclamata "reunion". La ristrutturazione del line-up originale fa ben sperare, ma mancano motivazioni e nuove idee (l'album "Reunion", uscito nel 1997, ne è la prova); l'unica cosa da fare è rispolverare il corredo di gioventù, che porta la band a vincere un Grammy nel 2000 per il miglior concerto heavy-metal.
I Black Sabbath non si sono a tutt'oggi sciolti, perché credono ancora di poter fare qualcosa di nuovo, anche per dimostrare che non serve essere giovani per suonare metal.
Ad ogni modo i Black Sabbath sono e restano i precursori di un genere musicale, l'heavy-metal, che negli anni Ottanta e inizio anni Novanta ha vissuto la sua epoca d'oro, oltre che un esempio per milioni di musicisti presenti e futuri. La loro storia, quindi, è proprio infinita...

 

Ermes (da newsky.it)