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Bob Dylan

 

Bob Dylan nasce come Robert Allen Zimmerman, a Duluth, una piccola cittadina del Minnesota, quasi al confine con il Canada, il 24 Maggio 1941. Dopo pochi anni la sua famiglia si trasferisce nella vicina Hibbing, un centro minerario, dove il padre Abe apre con i fratelli un negozio di componenti elettrici. Qui, Bob vive fino all'eta di 18 anni e compie gli studi principali; qui decide di imparare a suonare il pianoforte, e qui fonda il suo primo gruppo rock: I Golden Chords. Il primo amore di Dylan infatti, a differenza di quanto comunemente si crede, è stato proprio il rock'n' roll. Buddy Holly, Elvis Presley, Gene Vincent sono i suoi preferiti, gli stessi di alcune migliaia di giovani come lui. Più tardi attraverso la radio conoscerà i suoi nuovi idoli: the Carter Family, Hank Williams, Odetta, Ramblin' Jack Elliott, e soprattutto Woody Guthrie. Messo da parte il piano, e imbracciata la chitarra acustica, Dylan comincerà a immedesimarsi nel mito dell'hobo, e sognerà di viaggiare sui treni merci come i vecchi giocatori d'azzardo. Nel 1959 Bob si inscrive all'università del Minnesota a Minneapolis, il grosso centro vicino a Hibbing, ma è pù un pretesto per andarsene che un vero interesse per lo studio. L'anno dopo Dylan arriva a New York, per andare a trovare Guthrie, agonizzante in un letto d'ospedale e soprattutto per cercare la strada del successo nella grande metropoli. Qui riesce a inserirsi in una cerchia di cantanti folk, fra cui Dave van Ronk, e inizia ad esibirsi nei locali del Greenwich Village. La voce di Dylan, aspra e tagliente, il suo stile rozzo ma efficace, colpiscono il grande critico musicale Robert Shelton, che con un articolo sul NY Times lo lancia come un missile nella scena folk nuovayorchese. E' il folk infatti, la forma musicale che il movimento giovanile ha scelto in quegli anni come bandiera. Il rock'n' roll, era visto alla stregua di musica commerciale e senza alcun valore. La politica si fondeva con il folk attraverso quelle canzoni dette "di protesta", che proprio Dylan era destinato a far conoscere al mondo intero.
Questo gli permetterà sì di diventare famoso, ma sarà, come vedremo, un marchio quasi indelebile negli anni successivi. In quei mesi, Dylan canta soprattutto composizioni di Woody Guthrie o comunque nel suo stile, ed è questa immagine di nuovo Guthrie, che Dylan ci mostra nel suo primo LP per la Columbia, Bob Dylan, che registra grazie a John Hammond, nel 1962. Solo due canzoni del disco sono sue, una in puro stile Guthrie, l'altra Song to Woody è a lui dedicata. Il disco vende pochissimo e solo la forte influenza di Hammond, rende possibile a Dylan l'incisione di un secondo LP. Ma Bob cresce in fretta: il suo secondo album, The freewheelin' Bob Dylan, contiene alcune fra le più belle canzoni di sempre. Blowin' in the wind, Girl from the north Country, A hard rain's a-gonna fall, Masters of war, Don't think twice, It's all right, sono passate alla storia, e Dylan le esegue normalmente in concerto ancora oggi. Blowin' in the wind, sopra tutte, lancerà Dylan nell'olimpo dei folk singer, con Pete Seeger, Joan Baez e gli altri grandi. La consacrazione vera e propria avverrà a Newport nel 1963 dove Dylan verra' eletto praticamente come il Re del Folk. Vive un amore molto profondo e contrastato con Suze Rotolo, la ragazza che lo abbraccia sulla copertina di "Freewheelin'", che si conclude male, e lascia Bob distrutto. Non sarà l'ultima volta. Seguono anni e album di grande successo: The times they are a-changin' è la conferma di Dylan come cantore della protesta. I tempi stanno cambiando e chi non può stare al passo si faccia da parte; sono canzoni contro la guerra, contro le ingiustizie sociali, contro i vecchi borghesi bigotti. Ma anche Dylan sta cambiando. Crescendo si fa più introspettivo.
I suoi testi iniziano a parlare dell'aspetto interiore dell'uomo, oltre che del suo impegno sociale: Another side of Bob Dylan (Un altro lato di B.D.) nonostante esca nello stesso anno del precedente, e nonostante sia ancora una volta suonato da Dylan solo, è un disco completamente differente. Non c'è più traccia in queste canzoni dell'impegno sociale dei LP precedenti. Dylan si guarda dentro e scopre cose nuove. Incontra i poeti della beat generation, come Ginsberg e Ferlinghetti, che lo aiutano nella sua maturazione artistica e le sue liriche ne risentono profondamente. Non tutti i suoi fans capiranno questo cambiamento. Qualcuno protesterà. L'anno successivo però avranno ben altro per cui protestare: il nuovo disco Bringing it all back home "riporta tutto a casa". Il ritorno al primo grande amore per il rock'n' roll. Dylan si fa accompagnare da un gruppo elettrico nella prima facciata.
Canzoni come Maggie's farm, Subterranean homesick blues, She belongs to me fondono il ritmo del rock'n' roll con i testi "impegnati" del folk. Questa nuova miscela, raggiungerà le vette delle classifiche nell'interpretazione che i Byrds daranno di Mr. Tambourine Man, e verrà chiamata, con poca fantasia in realtà, Folk-Rock. Nella seconda facciata inanella quattro capolavori di sempre: la già citata Mr. Tambourine man, Gates of Eden, It's all right, It's all over now, Baby blue. Un disco scioccante, ma il meglio deve ancora venire: dopo una tournee trionfale in Inghilterra, rigorosamente acustica, Dylan torna in america e si presenta al Newport Folk Festival, tempio della musica folk, imbracciando una chitarra elettrica accompagnato da un gruppo rock, e da vita a una delle più dirompenti esibizioni dal vivo di tutti i tempi. "Non lavorerò più nella fattoria di Maggie..."urla Dylan dal microfono, ad un pubblico allibito, che non sa far di meglio che fischiare e reclamare il "vecchio Bob" e la chitarra acustica. Ma ormai Dylan è su un'altra strada, non si esibirà mai più da solo con l'acustica per un intero concerto.
Comincia così un tour che porterà Dylan in giro per il mondo e che culminerà con gli show alla Royal Albert Hall nel maggio del 1966. Concerti fantastici che però reciteranno sempre lo stesso copione: entusiasmo nella prima parte con dylan solo sul palco, grida e defezioni nella seconda con il gruppo.
Nel frattempo escono due dei suoi dischi più belli: nel '65, Highway 61 rivisited, che contiene canzoni come Like a Rolling Stone, Ballad of a thin man, Desolation row e l'anno dopo Blonde on blonde con Just like a woman, Visions of Johanna, I want you e molte altre.
Al ritorno dall'inghilterra Dylan è all'apice della fama e della stanchezza.
La tensione cresce in modo insopportabile, altre decine di show sono programmati per l'autunno, Dylan sta immedesimandosi nella figura di poeta maledetto dei tempi moderni, destinato come da copione a morire giovane, quando avviene quello che paradossalmente potrebbe avergli salvato la vita: una mattina di luglio Dylan cade di moto e viene ricoverato in ospedale. Per più di un anno, nel quale viene dato per morto, o impazzito, orrendamente mutilato, Dylan non si fa vedere in giro. L'incidente è stato sì grave, ma soprattutto ha aperto al cantante un nuovo mondo, fatto di valori diversi. Dylan scopre così la famiglia (si era sposato in gran segreto nel 1965), si rinchiude con i suoi amici della Band, in una cantina e registra decine e decine di canzoni, di cui solo poche vedranno la luce nel 1975 nel doppio album The basement tapes.
Nel 1968, un Dylan diverso, anche fisicamente, ricompare per celebrare il suo vecchio maestro Guthrie, in un concerto in suo onore.
Pubblica John Wesley harding un disco di canzoni-parabola, con pesanti riferimenti alla bibbia, musicalmente molto semplice, un basso acustico, una batteria la sua chitarra, proprio nell'anno della nascita della psichedelia, e del nuovo rock che lui stesso aveva contribuito a creare. L'album fra l'altro, contiene la famosissima Alla long the watchtower. L'anno successivo, vede la collaborazione con Johnny Cash, il cantante country, accusato di appartenere a quella destra bigotta, che spesso Dylan aveva combattuto nelle sue canzoni. Nashville skyline è un disco in tutto e per tutto country. Dylan si sta borghesizzando: un onesto padre di famiglia, amante dei dolci fatti in casa e della vita tranquilla. L'eroe visionario che solo un paio di anni prima calcava le scene con i capelli lunghi e spettinati, le sue "poesie della mente", era morto per sempre. Molti fans sono sconcertati, ma molti di più lo seguono nel suo girovagare, tanto che il disco e il singolo Lady lady lady saranno fra i più venduti di sempre. Tutto è pronto per il rientro in grande stile: un mega concerto al festival dell'isola di Wight, stelle dell'ultima giornata Bob Dylan & the Band. Dopo più di tre anni un concerto pubblico, dove però 200.000 mila fans assisteranno a una pallida incarnazione del loro idolo. Dylan con la sua voce "country-style" massacrerà alcune delle sue canzoni più belle. Una delusione.
Dopo aver ascoltato i nastri del concerto, Dylan decide di abbandonare l'idea di un tour. Il suo pubblico dovrà aspettare per quasi 5 anni. Il primo disco degli anni settanta è probabilmente uno dei più controversi della discografia Dylaniana: SELFPOTRAIT. Una raccolta di brani originali, di tradizionali come "Blue Moon" o "Let It Be Me" assolutamente non-Dylaniani, di alcune vere perle come "Copper Kettle", brani dal vivo dal tristemente già citato concerto di Wight. Greil Marcus sintetizzera' l'umore dei fans con una recensione che inizia così:"Cos'è sta merda?". Dylan si giustificherà, prima difendendo il suo disco, poi dichiarando di aver fatto di proposito un disco orribile, e di averlo fatto doppio per rincarare la dose: "...volevo fare qualcosa di tanto brutto, che la gente smettese di comprare i miei dischi...". Non sappiamo se sia vero o meno, fatto sta che Dylan raggiunse il suo scopo. Riascoltato oggi, a distanza di tanti anni, "Selfpotrait" è sicuramente migliore di quanto la critica sentenziò nel 1970. Da quel momento in poi, comunque, non fu più un Mida della musica pop. Spaventato da tanta critica, Dylan si affrettò a far uscire a soli 4 masi di distanza New morning, che fu salutato come il migliore album da anni. In realtà cominciava un periodo di crisi creativa, che durerà circa tre anni, nel quale Dylan eseguirà pochi lavori minori. Apparirà nel 1971 al concerto organizzato dall'amico George Harrison in aiuto dei popoli del Bangladesh, farà uscira una raccolta con pochi inediti e realizzerà una buona colonna sonora per il film Pat Garret & Billy the Kid di Sam Peckinpah, nel quale avrà anche un piccolo ruolo. Nello stesso anno vengono pubblicati una raccolta di testi delle sue canzoni, e quello che è a tutt'oggi l'unico libro scritto da Dylan: Tarantula.
Questo libro, scritto verso la metà degli anni sessanta, circolato per anni nel mercato clandestino, è un testo di difficile lettura, nello stile "visionario" di quegli anni, e lo stesso Dylan era poco convinto della sua pubblicazione. Sconsigliato ai fan di primo pelo. Il Dylan protestatario fa capolino quando viene pubblicato un 45 giri dedicato a George Jackson, il leader delle "Pantere Nere", ucciso in carcere. Il risultato e' una canzoncina innocente proposta in due versioni distinte. Nel 1973 dopo la decisione di cambiare casa discografica, la Columbia, pubblica un disco di scarti di Selfpotrait chiamato Dylan, e minaccia di farne uscire altri venti in breve tempo, ma Dylan irremovibile passa alla Asylum. Il disco che esce nel gennaio del 1974 Planet waves è il migliore dai tempi di John Wesley harding. Nello stesso tempo Dylan si imbarca nella sua prima tournee in America da otto anni. Milioni di persone richiedono i biglietti per questi show e il tour produce una eco enorme. Ne verrà fuori anche un souvenir, il doppio album Bifore the food. Il tour attraversa gli stati uniti e il Canada e si potrae per quasi due mesi. Dopo i primi concerti, ottimi e variati, Bob si stufa di stare "on the road", la scaletta si stabilizza e Dylan assume un modo di cantare che verrà detto "da stadio", cioè urla a volte più che cantare, e su sua stessa ammissione conclude il tour svogliatamente, non vedendo l'ora di tornare a casa. A casa l'aspettano però i problemi con Sara, la moglie e madre dei suoi cinque figli. Da questa situazione penosa nascerà quello che probabilmente è il disco più profondo di Dylan, e senza dubbio uno dei migliori in assoluto: Blood on the tracks. Praticamente ogni canzone di questo disco è un capolavoro. Per la cronaca, il disco sancisce anche il ritorno alla Columbia, per la quale Dylan incide ancora oggi.
La pubblicazione di questo album rialza moltissimo le quotazioni di Dylan, che comincia a farsi rivedere nei locali del Village, come nei primi anni sessanta. Eccitato da questa "seconda giovinezza" torna in studio e incide l'album di maggior successo della sua carriera: Desire. Nel singolo Hurricane dedicato a un campione di pugilato, Rubin Carter, che stava marcendo in prigione per un omicidio non commesso, Dylan ritrova anche la sua vena protestataria, per la gioia dei suoi fan più vecchi. I problemi in famiglia sembrano risolti, e Dylan ritrova tutta l'energia dei suoi momenti migliori. Desire è un successo assoluto, e Bob decide di fare una cosa che meditava, sin dai tempi del tour del '66: mette in piedi una specie di carrozzone, chiamando a sè molti suoi amici musicisti, come Joan Baez, Jony Mitchell, Mick Ronson, Roger McGuinn e parte per gli States, in una tournee fatta di concerti a sorpresa, senza battage pubblicitario, in piccole sale di provincia.
Gli show durano per ore e molte volte il gruppo suona per due concerti consecutivi, in un giorno. Gran parte del tour chiamato Rolling thunder review, viene filmata dalla troupe di Dylan, che utilizzerà poi questi filmati nel suo film Renaldo e Clara. Nel frattempo vengono pubblicati i Basement tapes. Dylan è nuovamente all'apice della fama. L'anno successivo quando la Rolling Thunder riprende il suo cammino, la magia se ne è andata. Molti show avvengono in grandi stadi, gli arrangiamenti sono meno interessanti, molti amici musicistiv non ci sono più. Inoltre, verso la fine del Tour avviene l'irreparabile. Sara scopre il suo ennesimo tradimento e chiede il divorzio che avverrà l'anno dopo. La fine del 1976 vede il concerto di addio della Band, il gruppo che dal 1965 aveva legato la sua storia con Dylan. Lo show, che presenta numerosi ospiti fra cui ovviamente Dylan, viene ripreso dal regista Martin Scorsese ed esce nelle sale discografiche col titolo di The last waltz. Un triplo LP dallo stesso titolo viene pubblicato in contemporanea. Dylan, forse per reazione al divorzio, passa tutto il 1977 a montare il suo film, girato durante il tour del '75. Inframmezza scene di recitazione, spesso improvvisate, con canzoni dal vivo. Il risultato è un film, per lo più incomprensibile, di 4 ore di durata: Renaldo & Clara. La critica questa volta è feroce. Dylan si imbarca nel suo tour più lungo: 115 date da Febbraio a Dicembre, dal Giappone al Canada. Un nuovo gruppo di molti musicisti, fra cui un sax e tre coriste. Dylan come Presley? Questo è quello che i critici americani dicono senza peli sulla lingua. Stessa sorte tocca nell'estate al nuovo album Street legal, che nonostante soffra di una produzione frettolosa, resta per la verità un ottimo disco.
Da questo momento la critica si dividerà: da una parte gli americani, che non avranno più parole di elogio, fino al 1988; da l'altra il resto del mondo, che invece, con le dovute eccezioni, apprezzerà i lavori futuri. In estate torna in Europa e canta dopo 12 anni in Inghilterra e in Francia, dove nel 1966 era stato tanto duramente contestato. Questa volta è tutta un'altra storia. I suoi concerti vengono considerati i migliori di sempre. La tournee europea si conclude vicino Londra, dove oltre 200.000 persone assistono a un trionfale concerto all'aerodromo di Blackbush. Ma il tour non finisce qui: l'ultima parte della tournee riporta Dylan negli USA, dove come dicevamo la critica, è molto meno benevola con lui. Alla fine del 1978, Dylan sta malissimo. Non è un problema fisico: qualcosa deve cambiare a livello interiore. Dopo essere stato ebreo per tutta la vita, cerca nella religione un "riparo dalla tempesta":si converte al Cristianesimo. Pubblica nel 1979 Slow train coming, il più intransigente dei due album "religiosi". Gotta serve somebody ottiene un Grammy e l'album prodotto dall'emergente Mark Knopfler è un buon successo commerciale.
I testi però sono quasi fanatici e scendono nel cattivo gusto "...sceicchi che vanno in giro come Re, con buffi gioielli e l'anello al naso...". Alla fine dell'anno torna in tournee. Nuovo gruppo e nuove canzoni: per un anno intero, nonostante le pressanti richieste del pubblico, quando non le vere e proprie defezioni, Dylan si rifiuta di cantare le vecchie composizioni. Qualcuno fra i vecchi fans sintetizza così i loro sentimenti: "Va benissimo che Dylan, se crede si converta al Cristianesimo, ma perché deve cantarcelo?." I testi del nuovo LP saved sono più rivolti alla compassione e all'amore del prossimo, rispetto al disco precedente. Qui Dylan esplora il Gospel-Rock con ottimi risultati. Musicalmente e' uno dei dischi più belli, ma i critici non la pensano così. Il pubblico neanche. La pubblicazione di un disco "live", dai concerti di quel periodo, viene abbandonata a causa delle scarse vendite. Nel dicembre del 1980 la visione integralista di Dylan si ammorbidisce, e alcuni classici entrano in scaletta. Con questo tipo di spettacolo, Dylan giunge in Europa nel giugno del 1981. E' accolto ancora molto bene e pubblica in quei giorni, uno dei suoi dischi più sottovalutati: Shot of love. Questo disco viene considerato il terzo della "trilogia religiosa". Mi permetto di dissentire. E' un disco secolare a tutti gli effetti. Una perla assoluta, Every grain of Sand chiude l'album. Dylan conclude il "tour evangelico", negli USA nell'autunno. Ancora una volta la critica americana, stronca questi show, e per la prima volta in 4 anni Dylan si concede una pausa. "Quando faccio qualcosa, mi ci calo fino in fondo". Così Dylan si esprime riguardo al "periodo Cristiano". Nel triennio '79-'81 come abbiamo visto, Dylan, cantò, parlò predicò, di niente altro se non di Cristo e della salvezza Divina. Combattè con il pubblico ostile, fece veri e propri sermoni ai concerti, si immerse completamente in un mondo spirituale, e non certo per motivi speculativi. Il periodo "born again", coincide con un calo netto nelle vendite. Quando nel 1983 uscì Infidels tutto questo sembrava non essere mai esistito. Anzi, una canzone del LP "Neighborhood Bully" era chiaramente dedicata a Israele.
Dylan era di nuovo ebreo? Da parte sua, definì gli anni precedenti, come un periodo concluso, una grande esperienza senza dubbio, ma "...del resto anche Gesù, aveva predicato per tre anni...". L'arroganza di questa affermazione è pari solo alla sua ignoranza. Ma del resto Dylan è questo. Una persona che non ha certo paura di fare brutte figure. Infidels resta uno dei dischi migliori degli anni ottanta, poveri in realtà di grandi prove discografiche del nostro. Mark Knopfler torna alla produzione, e il risultato è senza dubbio piacevole. Nelle sessions verranno registrate una grande quantità di canzoni, fra le quali Blind Willie McTell, che considerata un vero capolavoro, vedrà la luce solo nel 1991. Nel 1984 inizia da Verona, il 28 maggio per l'esattezza, una nuova tournee europea. Questa volta i critici hanno ragione di essere insoddisfatti: dopo poche ore di prove, con una band approssimativa e confusionaria, il risultato e' deludente. Nel corso del tour, le cose migliorano, ma resta uno degli spettacoli meno esaltanti della carriera di Dylan. Per la cronaca esegue solo un paio di brani del periodo "religioso" e con parte dei testi riscritta. Il disco che ne viene tratto, Real live, è ancora più opaco e decisamente non tocca il cuore di nessuno. Il tour si conclude in Inghilterra e neanche un mese dopo Dylan è ancora in studio di registrazione. Nel 1985 Dylan ritorna alla ribalta. Questo è un anno veramente importante: vengono pubblicati Empire Burlesque il suo nuovo, discreto album in studio, e Biograph, una raccolta di ben 5 LP, che fra l'altro risulterà vendutissima; Dylan partecipa al progetto USA for Africa e al conseguente Live aid, che ha l'onore di chiudere, e dove davanti a un miliardo di telespettatori, lancia l'idea per il Farm Aid in aiuto dei contadini americani.
Proprio in occasione del Farm Aid, Dylan decide di farsi accompagnare da Tom Petty & the Heartbreakers. Si trovano talmente bene insieme, che l'anno dopo decidono di andare in tour, prima nell'estremo oriente e poi negli States.
Dai primi concerti viene tratta una videocassetta chiamata Hard to handle. Da questo momento in poi Dylan andrà in tour tutti gli anni a venire. I concerti con Tom Petty, che nella prima parte dell'anno erano decisamente buoni, divengono molto meno apprezzabili nel braccio americano della tournee.
Dylan sforza la voce, stona più volte. Il suo atteggiamento sul palco è arrogante e sprezzante. Forse il giocattolo si sta rompendo. Dylan trova il tempo per tornare ancora in studio: Knocked out loaded, il disco che mette insieme, è fra i peggiori di sempre. Solo Brownsville girl, una ballata di oltre 10 minuti, lo salva dall'anonimato. E' proprio il momento per recitare una parte in un film. Heart of fire è stato definito il peggior film rock della storia. Dylan interpreta il ruolo di un certo Billy Parker, una vecchia rock star-allevatore di galline, che cerca di conquistare la bella (?) Fiona, una antipatica emergente stellina, ma che deve contendersi con Rupert Everett, bel (???) tenebroso, schizzato e paranoico cantante di successo. Con un finale che ha pochi rivali in banalità, è veramente un mistero perché Dylan abbia accettato di girare questo film. Una porcheria. Ancora peggio la colonna sonora, a parte una bella cover di The usual di Hiatt. Nel luglio del 1987, Dylan si unisce ai Grateful Dead per un mini-tour di sei concerti. Vengono eseguite per lo più canzoni mai suonate dal vivo, molte delle quali volute proprio dai Dead. Questi concerti saranno fondamentali per la futura carriera di Dylan. "Prima del tour con i Grateful Dead" dice Dylan, "andavo in tournee ogni due, tre anni. Poi ho capito che non era più sufficiente." Ed è un Dylan trasformato, quello che giunge in Europa alla fine dell'estate del 1987.
Una scaletta dinamica (nei primi tre concerti Dylan esegue quasi 50 canzoni diverse), arrangiamenti più convincenti rispetto all'anno precedente. Dylan è in gran forma, per risparmiare la voce, riduce la durata degli show a poco più di settanta minuti. Questa, purtroppo, è l'unica cosa che noteranno molto critici. Ma sono concerti vivi, originali e ben eseguiti. I problemi vengono dallo studio di registrazione; il 1988 ci consegna il disco più brutto di Dylan: Down in the groove. Un accozzaglia di brani originali, fra cui solo Silvio si salva, e di cover insignificanti. Rank strangers to me e decisamente bella, tutto il resto decisamente no. Incredibilmente poco per Bob Dylan. Stranamente proprio quell'anno, Dylan ottiene uno dei suoi maggiori successi commerciali, anche se non da solo; Travellingwilburys vol. 1, è il titolo che viene dato al primo lavoro, di questo, neanche tanto, fantomatico gruppo. George Harrison, Tom Petty, Jeff Lynn, Roy Orbison, raggiungono Dylan nella sua casa di Malibu e registrano un divertissement, ironico e piacevole, che conquista la vetta delle classifiche. Quando dopo la scomparsa do Orbison, i quattro superstiti nel 1990, cercheranno di bissarne il successo con Volume 3, le cose non riusciranno altrettanto bene. Dopo aver registrato il disco con i vecchi amici, Dylan inizia un tour che a tutt'oggi lo vede calcare i palcoscenici di tutto il mondo. Con una band di tre soli elementi, Dylan ripercorre il suo vasto repertorio, impreziosendolo con cover di brani tradizionali, con arrangiamenti nervosi e grintosi. I concerti sono un vero successo, e anche la critica americana ne tesse le lodi. Il piccolo combo, si dimostra un perfetto strumento nelle mani di Dylan, che l'anno dopo ne ripropone la formula anche in Europa.
Nell'ultimo anno della decade, Dylan mette a segno il grande colpo: pubblica Oh merci, il miglior album in studio dai tempi di Blood on the tracks. Con la produzione di Daniel Lanois, mette insieme un disco di grandi canzoni, che sinceramente sembrava troppo sperare. Most of the time, Man in the long black coat, Ring them bells, non sfigurerebbero in nessun album del periodo d'oro. Il pubblico purtroppo, non la penserà così, e Oh Mercy non sarà un successo di vendite. Nonostante ciò, o a maggior ragione, rimane un vero capolavoro "Se verrai a cercarmi quando avrò 90 anni, probabilmente mi troverai su di un palco da qualche parte...", così Dylan diceva ad un giornalista qualche anno fa. Gli anni novanta hanno significato soprattutto concerti per Bob Dylan. Il tour che era iniziato nel 1988, continua ancora oggi (gli ultimi show si sono svolti a metà novembre negli USA): il Never Ending Tour, il tour senza fine appunto. Se ciò in parte ha limitato l'attività in studio, ha dato modo a Dylan di far conoscere la sua musica alle nuove e nuovissime generazioni. All'inizio del 1990 comunque, Dylan si reca in studio per incidere quello che sarà Under the red sky. Un buon disco, completamente differente dal precedente Oh merci, ma non al suo livello. Ma l'inizio della nuova decade vede Dylan sul palco di un piccolo locale di New haven, il Toad's Place, eseguire uno dei concerti che più hanno colpito l'immaginario dei suoi fans: quattro set per un totale di 50! canzoni e oltre 4 ore di show. E tutto questo a quasi cinquanta anni.
Dylan, per la prima e unica volta, esegue brani a richiesta fra cui Joey (non prima di aver fatto notare che il richiedente era già stato accontentato più volte). Poi il tour vero e proprio ha inizio: Brasile, Europa e ancora America del Nord. Nell'ultima parte della tournee, G.E.Smith il bravo chitarrista, che aveva dato un'impronta decisa al sound del gruppo, abbandona la band.
Dylan inizia una insolita "prova sul campo" di alcuni chitarristi, facendoli letteralmente debuttare in pubblico, per testarne le capacità. In realtà saranno necessari ben 2 chitarristi per rimpiazzare l'eclettico Smith. All'inizio del 1991 anche il batterista abbandona. La nuova line up vede ora J.J.Jackson alle chitarre, un povero rimpiazzo per la verità, e il ritorno dietro alla batteria di Ian Wallace, che aveva suonato nel tour del 1978. Questa formazione e' certamente la più modesta dell'intero Never Ending Tour in febbraio, riceve il Grammy alla carriera, e in piena crisi del Golfo, si presenta davanti a milioni di americani, cantando "Masters of War". Nel proseguo del 1991, Dylan accusa un deciso calo di forma, e le sue performance dopo un discreto inizio a Londra in febbraio, cominciano a peggiorare, fino a giungere al nadir durante il tour europeo in luglio. Sia il cantato che la chitarra di Dylan, sono quasi imbarazzanti in certi momenti di questi show. Le cose migliorano decisamente in autunno, nella fase americana del tour. In occasione dei 50 anni di Dylan, la Sony pubblica un cofanetto di 3 cd, contenente solo brani inediti: The Bootleg series vol. 1-3. L'anno successivo un altro membro si aggiunge alla band di Dylan: Bucky Buxter è un polistrumentista di ottima caratura. Il suono della sua pedal-steel guitar arricchirà da ora in poi il sound del gruppo, mentre il suo mandolino svolgerà un ottimo contrappunto, nelle versioni acustiche di molti classici. Il tour fa vela per l'Australia, poi ancora negli USA, e il livello si alza decisamente rispetto al '91. Un altro vecchio amico di Bob, Charlie Quintana, si affianca a Wallace dietro una seconda batteria. Poi l'europa, e Dylan rientra nel suo "mood" nero. Alterna buone prestazioni, ad altre decisamente scadenti. Ancora in America: il livello risale. Il 16 ottobre 1992 il gotha della musica rende omaggio a Bob. Un concerto in suo omaggio viene organizzato dalla casa discografica, per il suo trentennale nel mondo della musica. A parte qualche defezione, tutti gli amici sono a rendergli omaggio, più qualche nuova "stellina" che la Sony spera di lanciare. Lo stesso Dylan, è coinvolto nello spettacolo.
Il primo brano che esegue è "Song To Woody", ed e' significativo, che nel giorno del suo tributo, lui renda omaggio al suo vecchio maestro. Bel gesto a parte, la sua performance è abbastanza scadente, al punto che il cantato di una canzone deve essere in parte reinciso in studio. Dall'evento la Sony trarrà mesi dopo un doppio cd dal titolo The 30th anniversari concert celebration. (Pare per motivi tecnici, ma proprio "Song to Woody" manca l'inserimento nell'album). Esce Good as I been to you un disco assolutamente spiazzante. Dylan dopo 28 anni, da solo con la chitarra acustica. Le canzoni non sono sue, sono tutte dei tradizionali, che Dylan ha ripescato nel suo immenso archivio. La critica è entusiasta. Le vendite ancora una volta... Dopo il tributo, Dylan continua il suo tour. Di colpo ricomincia a cantare come Dio comanda, e la sostituzione dei due batteristi con il giovanissimo Winston Watson, produce una carica che ancora oggi non accenna ad esaurirsi. Il 1993 inizia ancora una volta da Londra.
Il nuovo batterista è una vera forza della natura, ha inventiva e potenza, e le canzoni di Dylan ne escono rivitalizzate. Gli show americani in primavera, sono ancora migliori, e cosi anche quelli europei dell'estate. Dylan inizia a suonare la chitarra solista, un poco impacciato per dire la verità, e i suoi lunghi fraseggi dilatano le canzoni a dismisura. Uno show di 14 canzoni si potrae per oltre due ore e mezza. Esce il secondo capitolo acustico: World gone wrong se è possibile è ancora più bello del precedente. (Avrebbe potuto essere registrato con più cura, ma tant'è...). Ancora tradizionali, ma stavolta l'album ha un impronta decisamente più blues. Il tour continua in America in autunno e a novembre Dylan decide di registrare, come altri artisti prima di lui, uno show per Unplugged di MTV. Tiene una serie di quattro concerti gratuiti, in due serate al Supper Club di New York, e sono quattro concerti acustici bellissimi, che però non vedranno la luce se non su bootleg. Dylan non ne è soddisfatto. Il 1994 si apre con dei concerti in Giappone, dove pare che Dylan sia realmente idolatrato. Tornerà più tardi quello stesso anno, per una trionfale partecipazione al Great music experience accompagnato da un'orchestra sinfonica! Anche il 1994 vede una notevole attivita' concertistica. USA, poi Europa, ancora America, dove ad Agosto suona anche al nuovo festival di Woodstock ("solo un altro show, veramente." dirà Dylan). Ancora novembre e ancora Unplugged. Questa volta in due spettacoli Dylan riesce a mettere su un cd per MTV. Il risultato, pubblicato su cd e video VHS, con l'ovvio nome di Unplugged, pur essendo di ottimo, veramente ottimo, livello non regge il confronto né con i concerti del novembre '93, né con le canzoni che Dylan ha scartato da questi due show del '94.
La Sony fa anche uscire una raccolta, abbastanza inutile Gratest hits vol. 3, che contiene un solo inedito, Dignity, dalle sessions per "Oh Mercy", rimaneggiato qui e là da un nuovo produttore. Lo stesso Brendan O'Brien che suona l'organo hammond in Unplugged. L'unica novità di rilievo nei concerti del 1995, è che Dylan esegue, prima quasi l'intero concerto, poi solo alcune canzoni, senza suonare la chitarra. Con in mano il microfono, e muovendosi con quel suo modo un poco "legnoso", Dylan accenna anche dei passi di "danza". Le virgolette sono d'obbligo dato il personaggio. Per il resto i concerti si mantengono su livelli altissimi. Esce, ed e' un evento, il CD-ROM multimediale, Highway 61 interactive, che contiene tantissimo materiale, anche inedito, fra cui alcuni spezzoni di video, e una discografia con gli album ufficiali e tutti i testi. Muore Jerry Garcia, il chitarrista-leader dei Grateful Dead, grande amico di Dylan. "Un fratello maggiore" lo aveva definito. Da questo momento un riferimento musicale a Garcia non mancherà quasi mai nei suoi concerti. Nel dicembre Dylan esegue un breve tour con Patty Smith. Nessuna novità per i primi mesi del 1996, sia nel livello artistico degli show, che nella formazione che ormai e' la stessa dalla fine del 1992. E' la band che ha suonato a tutt'oggi più tempo con Dylan. Tony Garnier, il bassista, ancora oggi nel gruppo, è con Dylan dal 1989! Si sente in effetti il bisogno di un cambiamento, prima che lo spettacolo inizi a ristagnare. Dylan inserisce nuovi brani in scaletta, ma non risolvono il momento di empasse. Dopo il tour europeo, il batterista lascia la band. Al suo posto arriva David Kemper, guarda caso già batterista del gruppo di Garcia. Il suo "drumming", decisamente meno incisivo di quello di Watson, da alle canzoni un colore più raffinato ma meno moderno.
Dopo la tournee in Giappone del febbraio 1997, anche il chitarrista lascia a favore dell'ottimo Larry Campbell, anche se la sostituzione è meno significativa, dato il ruolo sempre più secondario del chitarrista, da quando Dylan stesso esegue la maggior parte delle parti solistiche. Questa è la formazione dei nostri giorni. Da tempo intanto, si parla della prossima uscita del nuovo disco in studio con brani originali. Dylan però è ancora in tour: aprile e maggio si segnalano per alcuni fra i migliori show del never ending tour. Poi all'improvviso si diffonde la notizia che Dylan è ricoverato, gravissimo, in ospedale. Una forma di istoplasmosi ha colpito il suo cuore. Sono momenti realmente tragici, inoltre, la proverbiale difesa della privacy di Dylan, non fa filtrare nessuna notizia. Dylan è costretto ad un lungo periodo di convalescenza a letto.
Pian piano cominciano a circolare voci sulla sua possibile guarigione. Incredibilmente, dopo due mesi, Dylan torna a suonare dal vivo. Ha 56 anni e non intende fermarsi. Fra l'altro gli show sono bellissimi, con Dylan che a volte sussurra le parole, dando una connotazione quasi intima alle sue interpretazioni. A settembre Dylan è davanti al Papa a Bologna. Poi quattro show in Inghilterra e soprattutto l'uscita dopo sette anni di un suo disco di nuove canzoni: Time out of mind. Un disco stupendo. Una volta tanto pubblico e critica si mettono d'accordo: vince 3 Grammy e diventa disco di platino. Ancora show in America, fra i migliori di sempre, chiudono quest'anno così importante per Bob Dylan. Ha rischiato seriamente di morire, ma è tornato più in forma che mai. Ed eccoci giunti dopo questa breve, neanche tanto, carrellata sulla vita di Dylan al 1998. Un altro anno di concerti in tutto il mondo e tutti di alto livello, del suo tour senza fine. Da poco la Sony ha fatto uscire il volume 4 della Bootleg Series: il concerto di Manchester del 17 maggio 1966. Il concerto passato ormai alla storia, dove qualcuno dal pubblico gridò "Judas", traditore. Ebbene, Dylan è stato tante cose, protestatario, campagnolo, ebreo, cristiano, folk singer, cantante rock, country, blues, zingaro, predicatore, reazionario e innovatore, drogato e vegetariano, padre e marito, amante e rivoltoso, acustico ed elettrico, commerciale ed elitario, ma senz'altro non e' mai stato un traditore. E quasi quaranta anni di musica a livelli così elevati, da essere spesso irraggiungibili, stanno lì con tutta la loro grandezza a dimostrarlo. Come è stato detto: "se fra cento anni qualcuno canterà una canzone di questo secolo, sarà una canzone di Bob Dylan".