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Capricci settecenteschi per uno struggente Novecento

 

Capriccio è uno dei più significativi campioni del teatro musicale novecentesco, una ghiottoneria per buongustai confezionata da uno Strauss settantottenne in vena di bilanci. Il sasso lo lancia l'amico Stefan Zweig in una cartolina spedita nell'agosto 1934: perché non fare un'opera che riprenda il tema della parodia di Salieri Prima la musica poi le parole? Sembra lui, dopo la scomparsa di Hofmannsthal, il più capace a dare forma scenica agli ideali musicali del compositore, che tiene in gran conto i suoi suggerimenti. Ma poi arrivano le leggi razziali di Goebbels che costringono gli intellettuali ebrei come Zweig all'esilio, facendo sfumare la collaborazione. Soltanto dopo aver ultimato Friedenstag, Daphne e Die Liebe der Danae, Strauss riprende a lavorare su Capriccio, coinvolge nella stesura del libretto l'allievo e amico Clemens Krauss - proprio lui, il direttore d'orchestra - e la partitura, iniziata nell'estate 1940, viene ultimata il 3 agosto dell'anno successivo.
Per i suoi autori Capriccio è una "conversazione per musica", una specie di teatro della ragione basato su un discorso teoretico. Il luogo dell'azione è un castello rococò presso Parigi, al tempo in cui Gluck vi iniziò la sua riforma dell'opera, nel 1775 circa. Il compositore Flamand e il poeta Olivier si disputano i favori della contessa Madeleine, bella e giovane vedova, ponendole la questione del primato delle due arti, musica e parola, nell'opera. Il direttore del Teatro La Roche si schiera a favore della musica e ammira gli operisti italiani nonostante si avvalgano spesso di pessimi libretti. All'ingresso della contessa, accompagnata dal fratello, si apprende che il suo compleanno sarà festeggiato con l'allestimento di uno spettacolo al quale dovrebbero partecipare l'attrice Clairon, già fiamma di Olivier e ora ammirata dal conte, e due celebri cantanti italiani. Olivier e Flamand protestano perché i cantanti mortificheranno con la loro vocalità plateale sia la musica sia le parole. La disputa continua: Olivier declama il suo nuovo sonetto alla contessa e Flamand, ispirato, lo mette in musica. Alla contessa tocca stabilire se le note stravolgano la poesia oppure la musica contribuisca alla compiuta bellezza. Rimasto solo con la contessa, Flamand la invita a scegliere tra musica e parola, tra sé e Olivier.
Durante le prove dello spettacolo s'intrecciano le scaramucce sentimentali con le discussioni estetiche. La contessa propone una riconciliazione: si celebri la festa con l'unione del talento di tutti: poesia, musica e arte scenica si fondano nell'opera. Ma su quale soggetto? Il conte propone la descrizione delle vicende della giornata. La proposta è accolta all'unanimità. A tarda sera Madeleine esegue all'arpa il sonetto musicato all'inizio e capisce quant'è difficile scindere le note dalle parole, ormai fuse in una nuova entità. Si guarda allo specchio indecisa, perché una scelta implicherebbe una rinuncia. Finché il maggiordomo le annuncia che la cena è servita…
Capriccio è una specie di compendio della storia del teatro occidentale moderno, intriso com'è di citazioni e autocitazioni, sia musicali - dal Preludio di Iphigénie en Aulide di Gluck alla Marcia trionfale di Aida, da Ariadne auf Naxos a Daphne, da Lulli e Rameau a Couperin e Piccinni - che letterarie - alcune di queste suggerite da Hans Swarowsky: un sonetto di Ronsard, un duetto di Metastasio, brani da Pascal e Boileau. Molière e Wilde sembrano i modelli di un libretto di chiarezza classica, scettico e satirico, impregnato di aristocratico spirito mondano e di malinconico distacco, mai sentimentale anche nei momenti più lirici. D'altronde Strauss ha le idee ben chiare e nella prefazione alla partitura dice che musica e parole sono "fratello e sorella": la tenzone sul primato delle arti e il finale dell'opera che lascia senza risposta il dilemma costituiscono l'artificio retorico in grado di generare, coerentemente col gioco di specchi metateatrale, una circolarità infinita sospesa tra realtà e finzione trattata in modo geniale sul fronte musicale.
L'opera venne rappresentata per la prima volta il 28 ottobre 1942 al Teatro Nazionale di Monaco, poco dopo distrutto dai bombardamenti. Come ha notato Hans Mayer, forse Strauss comprese troppo tardi che l'elegiaca "conversazione per musica" non solo si svolgeva nella sua ambientazione storica alla vigilia della Rivoluzione Francese ma che l'opera stessa aveva preso forma sulla soglia di una catastrofe ancor più grave.

 

Filippo Fonsatti (da www.sistemamusica.it)