Carlo Gesualdo Principe di Venosa

 

Carlo Gesualdo nasce a Napoli nel 1560; un paese dell'Irpinia porta il suo nome appunto Gesualdo e lì sorgeva il suo castello, a Gesualdo Irpino, nei pressi dei comuni di Frigento e di Grottaminarda, nella media-alta Irpinia; era nipote del Cardinale Carlo Borromeo, per parte di madre e del Cardinale Alfonso Gesualdo per parte di padre.
"Principe di Venosa e di Conza" (Conza pure in provincia di Avellino) era il suo titolo nobiliare, ma la sua fama è dovuta ad un fatto di sangue: infatti, egli sorprese ad amoreggiare la moglie, più giovane e molto bella, Maria d'Avalos, con Fabrizio Carafa, altro nobile uomo di quei tempi. Non solo Carlo Gesualdo uccise i due (non personalmente ma li fece uccidere dai suoi servi), e per sfuggire alle vendette della famiglia d'Avalos e dei Carafa siallontanò da Napoli; pare che il corpo della bellissima moglie, per conferirle maggiore sfregio e vendetta, il Gesualdo lo abbia fatto denudare dai suoi servi e rimanere tutta la notte fuori dal palazzo, già oramai cadavere; essendo Maria d'Avalos una donna molto bella e dalle belle forme fisiche (e abbiamo detto anche molto giovane) anche da morta suscitò appetiti sessuali, in particolare pare quelli di alcuni monaci di un vicino Convento (di Napoli), che, vedendo lo splendido corpo lasciato colà nella notte sulle scale, nudo e senza vita, lo violarono da morta, senza che occhi guardassero, per dare libero sfogo ai loro frustrati e inappagati desideri della "Regola Monacale".
Carlo Gesualdo scappò ben presto nel suo Maniero, a Gesualdo, ben difeso e granitica roccaforte nell'impervia Irpinia, oltre 800 m.s.l.. Passata la buriana, scappò, anzi andò a Ferrara dove sposò Eleonora d'Este (della nobile famiglia ferrarese) in seconde nozze e dove frequentò il Tasso, già conosciutoa Napoli.
Carlo Gesualdo ha scritto circa 120 madrigali a 5 voci divisi in sei libri; e anche dei madrigali a sei voci, che nel 1613 furono pubblicati dal liutista ligure (Genovese) Molinaro.
In lui vi è la tecnica del "cromatismo" cioè quella di cambiare tonalità improvvisamente, grazie all'uso delle alterazioni nella intavolatura, di una o più note, (diesis, bemolle) per fini espressivi.
Egli affrontò spesso il tema della morte e del dolore nei suoi madrigali, quasi come espiazione dei delitti commessi e l'idea di una conversione religiosa – musicale fu una valida scusante per un nobiluomo che comunque in ogni caso non doveva temere la legge (perché era un intoccabile quale nobile) ma molto più le nobili famiglie che tramavano ancora tremenda vendetta e che lo tenevano lontano dai suoi feudi avellinesi.
Carlo Gesualdo bada molto alla espressione dei sentimenti e meno alla musica. Gli accordi si succedono quasi come se fossero suonati all'impronta, lo stile vocale si fa declamazione. Egli vuole esprimere espiazione, commozione e dolore religioso, per far comprendere che egli ora mena vita religiosa, prega la Madonna (vedi i Madrigaliin Latino, sacri, tutti con tema doloroso e penitente). Ciò per tornare nei suoi feudi innocente agli occhi del popolo e dei suoi potenti e religiosi zii cardinali Borromeo e Gesualdo.
Siamo all'opposto di Claudio Monteverdi da Cremona, grande madrigalista del '500 che invece investe di una musicalità "da concerto" i propri madrigali; e basta ascoltare i due tipi diversi di canti, per sentire la differenza e capire la tecnica diversa, ma soprattutto i motivi ispiratori e certamente l'estro e la bella melodia del Cremonese.

 

Duilio Pacifico