Claude Debussy

 

Debussy nasce a Saint-Germain-en-Laye nel 1862. Iniziò gli studi musicali al Conservatorio di Parigi all'età di dieci anni. Compì numerosi viaggi in tutta Europa e fu a Mosca nel 1879 come musicista privato. Durante il soggiorno in Russia, Debussy entrò in contatto con la musica di compositori quali ajkovskij, Aleksandr Borodin, Milij Balakirev e Modest Musorgskij e con le tradizioni popolari.
La tradizione musicologica moderna è solita inquadrare il lavoro di Claude Debussy nel contesto della corrente impressionista del '900. Tuttavia il termine "impressionismo", quando applicato alla musica di Debussy, implica sempre una serie di problemi di ordine storico e musicale. Il compositore medesimo rifiutava categoricamente l'aggettivo impressionista riferito alla propria produzione musicale; egli infatti rivendicava alla musica "una libertà che essa può raggiungere forse più di ogni altra arte poiché non è limitata ad una riproduzione più o meno esatta della natura, ma è intesa a cogliere le misteriose corrispondenze tra natura e immaginazione. Si è sempre cercato di individuare punti di incontro tra musica debussiana e tecnica pittorica degli artisti impressionisti. Edward Lockspeiser, grande biografo del musicista francese, ha però giustamente osservato che pittura e musica sono due arti che trovano diretta espressione su due diversi Piani di realtà: lo spazio, nel caso della prima, il tempo nella seconda. Se ne deduce che le affinità sono ritrovabili più che altro a livello di pensiero e non in precisi procedimenti tecnici. Scrive infatti V. Jankelevitch: "Come l'impressionismo, dissolvendo la polarità manichea di ombra e luce (che coincide con quella del negativo e del positivo), non ammette che macchie di colore, vibrazioni solari e l'innumerevole varietà delle sfumature, così gli accordi debussiani formano una sfilata di atmosfere tutte equivalenti, tutte valide nella loro irriducibile eterogeneità, tutte ugualmente superficiali o ugualmente profonde a seconda dell'aspetto sotto il quale le si considera".
E' altresì importante tracciare un parallelo tra l'arte di Debussy e il mondo letterario del tempo. Le analogie sono innumerevoli ed alcune opere del musicista francese ne sono una conferma; il "Prelude à l'aprés midi d'un Faune" del 1894 fu ispirato ad un poema di S. Mallarmé. Le musiche di scena per il "Martirio di S. Sebastiano" del 1911 furono scritte su testo di Gabriele D'Annunzio, che il compositore aveva tra l'altro avuto modo di incontrare e di conoscere durante il soggiorno romano. Ma le affinità non si limitano ad un livello puramente tematico, si colgono anche nel pensiero, nel modo di considerare la realtà e di sentire la natura, non cogliendola nella sua semplice oggettività, ma considerandola come un universo di percezioni. Il linguaggio debussiano e la sua straordinaria capacità di trasformare in elemento musicale svariate sensazioni, rappresentano un ulteriore punto di incontro con il pensiero e con il linguaggio letterario dei poeti del Decadentismo. Sotto questo aspetto Debussy può essere considerato, senza alcun dubbio, il più poetico dei musicisti. Per citare un esempio, come D'Annunzio per alcuni suoi componimenti fece un largo impiego di termini preziosi, rari ed eccezionali, così la musica debussiana, in particolare le pagine orchestrali, e molto spesso caratterizzata da un preziosismo timbrico, da un'attenzione quasi ossessiva a cogliere la più piccola sfumatura coloristica e dinamica. Il grande interesse per la natura poi, lega indissolubilmente il musicista francese a un grande poeta italiano: Giovanni Pascoli.
Non e azzardato affermare che le tecniche che Pascoli applicò in campo letterario alle proprie composizioni. vennero applicate da Debussy sul fronte musicale.
In molte poesie del Pascoli si rileva immediatamente la mancanza di nessi sintattici e la successione più o meno ordinata di immagini istantanee; nello stesso modo il discorso musicale debussiano nasce dall'accostamento non vincolante di altrettante immagini immediate e istantanee, che si rinnovano costantemente e si sottraggono ad ogni divenire grazie ad una costruzione armonica in cui le attrazioni tonali sono quasi neutralizzate o rese ambigue (in particolare attraverso un frequente utilizzo della scala per toni interi). Richiamando il noto componimento pascoliano notiamo l'importanza che assume l'impiego di un fonosimbolismo dalle caratteristiche quasi. onomatopeiche (un bubbolìo lontano ... ). Questo procedimento letterario consistente nel simulare sonorità della natura mediante l'impiego di particolari strutture fonetiche, viene applicato da Debussy in campo musicale attraverso l'utilizzo di altrettante particolari strutture strumentali; si pensi ad esempio al suono argentino dei glockenspiel, dei triangoli e delle arpe che nei quadri sinfonici di "La Mer" evoca immediatamente lo sfavillante luccichio del sole sulle tranquille superfici del mare sconfinato, o al suono acuto e penetrante di una tromba capace di far percepire il vento freddo e pungente del mare prossimo ad una burrasca, oppure ancora ai sottili e impalpabili effetti strumentali evocanti la tenue e umida brezza delle desolate lande scozzesi in "Gigues", la prima delle tre Images per orchestra. Questo vasto universo di percezioni (visive, auditive e perfino tattili e olfattive) ha origine dall'accostamento sinestetico di entità sonore piu' o meno distinte, operazione che ha il suo parallelo in campo letterario nell'associazione di termini appartenenti a diverse sfere sensoriali, chiamata appunto sinestesia (dal greco sensazione contemporanea), figura stilistica tra l'altro ampiamente usata dai poeti del Decadentismo (es.: " urlo nero " "profumo di fragole rosse", "ventilate fanciulle").
In tutta la letteratura musicale vi sono innumerevoli esempi nei quali la natura è stata fonte di ispirazione per molti compositori; ci riferiamo ad esempio alla Sinfonia n. 6 Pastorale di Beethoven, ai concerti delle Quattro Stagioni di Vivaldi o alla Alpensymphonie di Richard Strauss. La maggior parte di essi però, pur conservando un grande valore musicale, ora si limita a riprodurre banalmente determinati eventi naturali, ora si concentra sulla contemplazione estatica - e superficiale - di visioni paesaggistiche, ora tende a soggiogare l'elemento immaginativo-sensoriale in favore di un approccio specificatamente narrativo, apponendo un determinato titolo ad ogni sezione della composizione quasi da forzare l'ascoltatore a seguire con il pensiero una trama ben precisamente delineata. Nel messaggio musicale debussiano avviene il processo inverso: l'ascoltatore e sempre stimolato a scoprire le proprie capacità immaginative e la realtà naturale appare esattamente come ciascun soggetto la percepisce. I titoli assegnati dal compositore alle proprie creazioni non sono altro che un punto di partenza; la fantasia di ogni ascoltatore, pur essendo in qualche modo vincolata ad un particolare elemento tematico, è libera di spaziare in un contesto molto ampio e di instaurare corrispondenze tra musica e sensazioni e tra sensazioni e immaginazione.
Consideriamo, ad esempio, i 24 Preludi per pianoforte raccolti in due volumi scritti nel 1910 e 1913; il titolo relativo ad ogni preludio è posto, secondo il volere dell'autore, in fondo alla partitura, chiuso tra parentesi e preceduto da tre punti di sospensione. (... Danseuses de Delphes) Questo e un ulteriore segnale del fatto che per Debussy il titolo del brano rivestiva un'importanza assai relativa; esso rappresentava piuttosto un punto di partenza per l'evolversi di un processo immaginativo estremamente soggettivo.
Nel 1909 Debussy scoprì di essere ammalato di un tumore che, nove anni dopo, lo portò alla morte. La maggior parte della produzione di questo ultimo periodo comprende musica da camera, con un gruppo straordinario di sonate (per violino e pianoforte, per violoncello e pianoforte, e per flauto, viola e arpa) in cui l'essenza del suo stile viene distillato in rarefatte strutture di gusto quasi neoclassico.