Così fan tutte, il lutto dell'amore

 

Così fan tutte ha una struttura a scatole cinesi. L'intreccio sembra una partita a scacchi o la dimostrazione di un teorema. Un'opera simile naturalmente la apprezzano gli amanti dei giochi astratti, come Igor Stravinskij, che ne ascolta una versione da camera quando compone il Rake's Progress, e Giorgio Manganelli. Al primo uomo morto, giunto con imbarazzante anticipo nell'aldilà e sballottato da un ufficio all'altro da parte di impacciati segretari, vengono fatti ascoltare, in anteprima, un po' di Mahler e l'opera mozartiana, che si guadagna il posto di unica citata nella Centuria. "Il primo uomo morto trovò Mahler inutilmente deprimente per uno che, dopotutto, era già morto; sebbene molti particolari gli sfuggissero, Così fan tutte gli procurò un blando divertimento" (Altre centurie, 19).
Un altro degno ascoltatore è poi il protagonista gelido, antipatico e maniacale, di Nudi e crudi di Alan Bennett: nel suo caso non si tratta di un ascolto celestiale con vista sulle nuvole, come per il perplesso defunto di Manganelli, ma al chiuso, delibato senza condividere con nessuno l'esecuzione preferita, gelosamente protetta dalle cuffie. E con le immancabili cuffie, dopo una balzana vicenda che vede sconvolte tutte le precise abitudini dei maturi coniugi borghesi, egli morirà in ospedale, ormai incapace di riconoscere i suoni emessi mmda Kiri Te Kanawa, mentre la moglie potrà rinascere per una nuova vita.
L'opera sembra proprio parlarci del cambiamento improvviso, del lutto, della perdita di memoria. Tutte cose che hanno turbato gli ascoltatori dell'Ottocento, che tacciavano il soggetto di immoralità e si stupivano del fatto che Mozart potesse averlo musicato. Si rappresenta infatti, in modo crudele, un aspetto doloroso della vita umana: il fatto che cambiare vuol dire perdere un pezzetto di passato, vuol dire necessariamente dimenticare. Tutte le persone sono sostituibili. Sembra essere questo l'assunto del graffiante libretto, l'ultimo che Lorenzo Da Ponte scrive per Mozart, cucendo citazioni letterarie (Metastasio, Sannazzaro, Ariosto), riferimenti alla mitologia e probabili allusioni alla cronaca scandalistica del tempo.
Per mettere alla prova le promesse spose, Fiordiligi e Dorabella, aristocratiche ferraresi che vivono a Napoli, Ferrando e Guglielmo fingono di partire per la guerra e si scambiano le parti. Travestiti da albanesi si presentano alle ragazze per sedurle. Con la parziale complicità della cameriera Despina, il filosofo Don Alfonso è il regista della messinscena. Il suo intento è quello di impartire una lezione di vita ai discepoli, colpevoli di aver difeso a ogni costo la fedeltà e la dedizione delle dame, che a loro volta fanno a gara per esibire l'affetto più sincero e assoluto. Non solo nel regno animale, ma anche nel mondo degli umani, sembra dire Don Alfonso, la monogamia è impossibile. Non è proprio naturale, ci insegnano oggi i biologi. È semmai una costruzione culturale per soffrire di più e rendere così interessante la vita.
La trama è imbastita in modo da permettere, ai personaggi maschili come a tutti gli spettatori e le spettatrici, l'osservazione ravvicinata di un fenomeno caro alla letteratura: l'innamoramento, più o meno improvviso, più o meno provocato ad arte. Infatti a furia di dichiarazioni, scenate drammatiche e finti suicidi, il cuore delle ragazze si dischiude e nel giro di un giorno esse sono pronte ad accettare la mano dei nuovi spasimanti, sebbene dotati di "un muso / fuor dell'uso". Spesso, nell'opera comica, una situazione di per sé paradossale ne adombra una più quotidiana e attendibile. Tramite la compressione temporale, necessaria per far trangugiare l'assunto spiacevole, si mette in scena il matrimonio e il rapporto fra i sessi. Con la musica di Mozart il grottesco e la parodia sembrano cadere: tutto diventa terribilmente serio, cade il velo della caricatura, si dilata la stessa percezione temporale. Non un giorno sembra passare, ma un ampio spazio di tempo.
Si comprende allora che il discorso non verte tanto sulla fedeltà e l'infedeltà femminili, ma sul principio dell'innamoramento e del suo contrario, lo spegnersi improvviso della passione. L'opera ha quindi a che fare col lutto e con la dimenticanza necessaria a sopravvivere. Turba che essa sia così improvvisa, ma in fondo turberebbe di più se fosse dilatata nel tempo, se avvenisse un po' per volta, come accade nella vita reale: la morte dell'altro si vive giorno per giorno, secondo per secondo. Così fan tutte è quindi un'opera sul lutto dell'amore e sul lutto in generale. È proprio insopportabile, dopo tanto dolore esibito (furie, smanie, minacce di suicidio), vedere che si è sostituiti: non importa il tempo che l'altro impiega. I due uomini, che mettono in scena l'abbandono e prefigurano una probabile morte in battaglia, possono vedere di persona quanto è naturale che succeda sempre, dopo: la straziante perdita del ricordo.
C'è un momento preciso che suggella tutto questo, ed è il brindisi, durante la finta cerimonia di nozze del secondo atto: "E nel tuo, nel mio bicchiero / si sommerga ogni pensiero / e non resti più memoria / del passato ai nostri cor". Il brindisi rappresenta l'attimo preciso della fine di un lutto (la finta perdita dei promessi sposi) e della sostituzione dell'oggetto amato scomparso. Mozart lo intona con un effetto al rallentatore, fermando il tempo. Una frase cantabile e distesa viene intonata da Fiordiligi, alla quale si aggiungono Ferrando e Dorabella, a mo' di canone, che potrebbe continuare all'infinito. E Guglielmo commenta: "Ah, bevessero del tossico", consapevole della propria morte ormai consumata.

 

Marco Emanuele (da www.sistemamusica.it)