David Gilmour

 

Ancora oggi a ben quindici anni di distanza dalla fuoriuscita dello squilibrato Syd Barrett, di cui prese il posto, questo distinto signore dalla faccia bonaria e dall'aria svagata, così contrastante con l'immagine che abbiamo attraverso le foto degli anni '60, è il chitarrista dei Pink Floyd, mitico gruppo psichedelico responsabile di innumerevoli capolavori. Un gruppo che ha dovuto subire varie scissioni, compreso l'inossidabile Rick Wright (nel 1979), poi rientrato per misteriose ragioni; la conseguenza è che adesso la leggendaria band non sembra altro che un terzetto che si trascina più o meno stancamente fra un concerto e l'altro rincorrendo i fasti del passato. Sensazione che hanno in molti, anche se tanti altri potranno non essere d'accordo con questo giudizio.
David Gilmour, nato il 6 marzo 1944 a Cambridge, Inghilterra, era un buon amico di infanzia di Barrett, con il quale al tempo delle scuole imparò a suonare la chitarra. Già nel 1962 duettavano insieme durante le prove del suo gruppo "Mottoes", sciolto come neve al sole per fare posto a esperienze con vari gruppi locali come i "Ramblers" o i "Jokers wild".
La sua carriera prende una svolta decisiva quando viene cooptato negli ancor giovani ma già famosi Pink Floyd. Il suo ingresso è datato 1968 quando, durante l'incisione del disco "A saucerful of secrets", sostituisce lo stralunato Barret, incapace a quanto pare di reggere il successo che aveva investito la band e alienato da seri problemi di natura mentale.
Da quel momento in poi il gruppo subisce varie metamorfosi stilistiche nel tentativo di assorbire lo choc della dipartita di Barrett, il creativo. Le redini della conduzione artistica passano proprio nelle mani di Gilmour e del bassista Roger Waters, i quali si rivelano entrambi dotati di notevole intuito musicale. Non a caso i grandi successi commerciali dei Pink Floyd si devono equamente alla firma dei due.
Ci sarebbero da raccontare in modo dettagliato le tormentate vicende del gruppo ma queste fanno storia a sé. Inutile ricordare come una certa ruggine covasse fra alcuni componenti della band: uno stato emotivo che poi portò alla rottura da parte di Roger Waters deciso a iniziare un'avventura artistica per conto proprio.
Negli anni travagliati segnati da quegli avvenimenti, anche Gilmour ci prova con la carriera solista. Debutta in questa nuova veste nel 1978 con un album omonimo composto durante i momenti vuoti di produzione dei Pink Floyd. L'album ha comunque avuto un buon successo ed è rimasto per lungo tempo nelle classifiche inglesi e americane.
Nel 1984 esce "About face", secondo album firmato in proprio e toccato da scarso successo. Tuttavia nello stesso anno David Gilmour si diletta in numerose collaborazioni: suona prima in concerto come ospite con Bryan Ferry, poi incide insieme all'ex Roxy Music il disco "Bete noire"; in seguito suona con Grace Jones nell'album "Slave to the rhythm".
Il sublime chitarrista è però insoddisfatto. Vuole dare corpo in modo autonomo ad alcune sue idee musicali e così forma un gruppo con il batterista Simon Phillips. L'esperienza è negativa e nel 1986, in accordo con Mason, decide di continuare le tournèe che aveva in corso con il redivivo nome di Pink Floyd: in previsione ci sono nuove registrazioni e nuovi dischi.
Ecco che si fa vivo per protestare Roger Waters, pieno di vibrante indignazione, e così da quel momento inizia l'interminabile battaglia legale tra l'ex bassista e il resto del gruppo (capeggiato da Gilmour), per l'uso esclusivo del marchio "Pink Floyd".
Nel contempo anche Richard Wright si disimpegna dalle incisioni preannunciate, fino a esser spesso sostituito da altri strumentisti di passaggio.
Nel 1986 Mason e Gilmour, inarrestabili, incidono a nome Pink Floyd "A momentary lapse of reason", contenente hit-singles come "On the turning away", "Learning to fly" e "Sorrow". In parte è un ritorno alla musicalità di album come "Wish you were here", anche se la genialità di un tempo sembra di gran lunga latitare. Le vendite sono buone e l'album si rivela tutto sommato ben congegnato, con la chitarra di Gilmour ancora capace di creare atmosfere sognanti ed evocative.
Nel 1987 Wright rientra attivamente nel gruppo e i Pink Floyd (o almeno quello che ne rimane) iniziano una grandiosa tournèe zeppa di effetti speciali e soluzioni spettacolari, durata circa quattro anni e segnata da un enorme afflusso di persone (si calcola che siano stati strappati qualcosa come sei milioni di biglietti), a testimonianza che nel cuore dei fan il passato, per quanto glorioso, ha ceduto lentamente il posto al nuovo, forse meno visionario ma più sereno stile dei Pink Floyd.