Domenico Scarlatti

 

Clavicembalista e compositore italiano, nacque a Napoli nel 1685.
Sesto figlio di Alessandro, ottenne a sedici anni l'incarico di organista e compositore della cappella reale di Napoli.
Fu partecipe delle vicende burocratiche del padre che, peraltro, si adoperò moltissimo nel far riconoscere il geniale talento del figlio.
Nel 1703 venne rappresentata la sua prima opera, "L'Ottavia ristituita al trono". Recatosi a Roma nel 1705 fu raccomandato a Ferdinando de' Medici, grazie al quale potè recarsi a Venezia per studiare con Gasparini.
Entrato in amicizia con Haendel e dopo aver gareggiato con lui, nel 1708, in esecuzioni all'organo e al clavicembalo organizzate dal cardinale Ottoboni, Scarlatti si affermò quale compositore al servizio della regina di Polonia, Maria Casimira, mantenendo questo incarico per circa cinque anni.
Durante questo periodo compose per il teatro privato della regina in Roma, numerose opere fra cui Ifigenia in Aulide (1713) Iflgenia in Tauride (1713), Amleto (1714).
Nel 1714 divenne maestro di cappella in San Pietro, ma pare che nel 1719 avesse lasciato l'incarico per recarsi a Londra. Anche se non vi sono notizie certe intorno a quel viaggio è sicuro che nella capitale inglese venne rappresentata l'opera Il Narciso (1720; già rappresentata nel 1714 con il titolo Amor d'un'ombra).
Invitato a Lisbona nel 1720 come maestro di cappella di Giovanni V vi rimase sino al 1724. Ritornato a Roma sposò nel 1728 Maria Catarina Gentili, dalla quale ebbe cinque figli. Fu poi a Napoli ed a Madrid, al seguito della principessa Maria Barbara di Portogallo, moglie del principe delle Asturie. Rimase sempre al servizio della corte di Spagna e ricevette nel 1746 da Ferdinando VI il titolo di "Maestro de los reyes catholicos".
La sua ultima composizione è un "Salve Regina" del 1756. In qualità di musico di tali aristocratiche famiglie, pubblicò in vita solo alcune raccolte delle famose e numerosissime Sonate per clavicembalo: due di esse uscirono a Parigi verso il 1732, due a Londra verso il 1735; una a Venezia verso il 1750 (Essercizi per il gravicembalo).
Risale a lui la tecnica di suonare a mani incrociate e il presentimento consapevole del prossimo impetuoso sviluppo della tecnica pianistica.
Non a caso, proprio nel 1839, in pieno romanticismo, Karl Czerny, già allievo di Beethoven e maestro, fra gli altri, di Liszt, raccolse e pubblicò circa duecento Sonate scarlattiane, richiamando su di esse l'attenzione della cultura europea. Autore di opere (ne compose una dozzina), di cantate e di varia altra musica, il genio di Scarlatti si manifestò nelle composizioni clavicembalistiche, circa seicento, nelle quali l'inedito virtuosismo tecnico si accompagna allo splendore dell'invenzione tematica, ad una inesauribile brillantezza ritmica, e al variare armonico e melodico, cui il nucleo germinante delle Sonate viene incessantemente sottoposto. Per una visione artistica di gran lunga superante l'eleganza e la galanteria settecentesche, Scarlatti è considerato l'iniziatore della cultura musicale moderna, come hanno confermato studi sulla sua arte, comportanti l'esigenza di nuove edizioni delle sue composizioni troppo spesso riadattate in una anacronistica veste pianistica.
Fra le più importanti edizioni di Scarlatti citiamo l'Opera Omnia per clavicembalo, curata da Alessandro Longo (1864 - 1945), fondatore del circolo scarlattiano.
Morì a Madrid nel 1757.