Dream Theater

 

Nel lontano 1985 due amici che frequentano la Berklee School of Music di Boston decidono di fondare un gruppo. I loro nomi sono John Petrucci (chitarra) e John Myung (basso); iniziano così a cercare altre persone disposte a tentare l'avventura. Un giorno mentre passegiano per le aule della scuola vedono all'opera un giovane batterista, e rimangono stupiti della sua bravura; gli propongono di entrare nel gruppo, lui accetta: il suo nome è Mike Portnoy. Per il posto di tastierista viene chiamato un vecchio amico del liceo di nome Kevin Moore. Con questa formazione puramente strumentale i Majesty (questo era il nome scelto per il gruppo) iniziano a provare. Dopo una prima intenzione di fare solo musica strumentale si rendono conto che per fare del rock progressivo c'è bisogno di un cantante: allora ingaggiano il mediocre Chris Collins.
Dopo vari concerti il gruppo decide di appesantire il proprio suono per creare una sintesi di metal e rock progressivo degli anni settanta (vedi Rush, Marillon e Genesis). Proprio in questo periodo di gestazione arrivano una buona e una brutta notizia: la bella è che l'etichetta Mechanic li vuole ingaggiare per un disco; la brutta è che un gruppo jazz ha rivendicato il nome Majesty: allora, su suggerimento del padre di Portnoy, il gruppo cambia il proprio appellativo in "Dream Theater" (nome di un vecchio teatro). Petrucci e Portnoy si però rendono conto di aver bisogno di un vero cantante; cercano allora una persona che abbia già una certa esperienza e che sia disponibile da subito, e la trovano in Charlie Dominici, non proprio il massimo come cantante, ma adatto al momento.
È così che, dopo una sola settimana di incisione, viene dato alla luce nel 1989 l'album "When dream and day unite". Questo disco è ancora molto sperimentale, infatti il gruppo non è ancora riuscito a fondere al meglio il metal con il progressive, anche se il livello tecnico è già veramente invidiabile. La ritmica formata dal duo Myung-Portnoy è qualcosa di impressionante; Petrucci sembra un chitarrista con già molti dischi all'attivo; Kevin Moore dimostra già la sua grande dote di riuscir a fondere la tecnica alla melodia e la sua grande capacita di song-writer. Il disco viene subito notato dagli esperti del settore, ma a causa della sua scarsa commerciabilità e per la sua "stranezza" non ha un grande successo di pubblico. Inoltre la casa discografica, non avendo fondi, non riesce a finanziare un tour decente, e quindi la band si deve accontentare di un mini-tour nello stato di New York.
Il gruppo, dopo queste due batoste, è sul punto di sciogliersi, ma dopo un'attenta analisi della situazione Petrucci e Portnoy (ormai leader del gruppo) capiscono che il primo problema è il cantante Dominici, troppo diverso dal resto di gruppo sia per idee sia per preparazione musicale; così il singer viene cacciato (anche se poi viene richiamato per un ultimo concerto). La scelta per un nuovo cantante si rivela veramente difficile: vengono esaminati centinaia di nastri, ma nessuno sembra adatto al ruolo. Ma ecco che dal Canada arrivò un nastro di un certo Kevin James LaBrie; il ragazzo viene subito convocato per un provino ed è, se così si può dire, "amore a prima vista". Poco dopo l'arrivo di LaBrie il gruppo firmo un contratto con la Eastwest Records. Con nuovi stimoli e soprattutto con tanto tempo per incidere i Dream Theater iniziano a incidere il loro capolavoro.
Nel 1991 esce "Images & words", l'opera-magna dei Dream Theater; tutti i gruppi successivi saranno influenzati da questa disco. È il primo album in cui il progessive e il metal si fondono in una cosa sola; nessuno prima era riuscito a unire la melodia con la tecnica (ascoltate "Take the time"). Pezzi aggressivi sono alternati con dei lenti stupendi, in cui la voce di LaBrie si esprime al meglio ("Surrounded" e "Another day"). Un disco solare in cui tutti gli elementi del gruppo suonano come non avevano mai fatto. Finalmente i Dream hanno la possibilità di fare un tour di caratura internazionale, e si lanciano in una serie ininterrotta di concerti. Da segnalare che le date giapponesi vengono registrate per una videocassetta in cui possiamo assistere a una prova veramente superba di tutto il gruppo. Inoltre, alla fine del tour, viene registrata per un mini-live una serata al club Marquee di Londra. Il live di quella sera si intitola "Live at the marquee", ed è forse la migliore registrazione live del gruppo; infatti raramente, nelle performance live successive, LaBrie raggiungerà le vette di questo mini-LP in cui non ha paura di mostrare la grande voce di cui è dotato.
Nel 1994 i Dream Theater danno alle stampe l'album "Awake". Chiunque si aspettasse un "Images & words 2" rimane deluso; infatti mentre quello era solare, questo disco diventa oscuro, aggressivo e triste. I lenti sono quasi del tutto inesistenti, ci sono solo canzoni molto metalliche e piene di fughe strumentali che mostrano il grande livello raggiunto nel corso degli anni senza perdere la melodia. Inoltre questa è l'ultima incisione di Kevin Moore con il gruppo; infatti subito dopo l'uscita del disco Moore annuncia di lasciare il gruppo per divergenze d'opinione. Il suo addio è tutto nella canzone "Space-dye vest", in cui il suo stupendo piano la fa da padrone.
Il controverso ma epocale "Awake" chiude un capitolo nella storia dei Dream Theater; nelle successive incisioni (tranne "A change of season", ma è un caso a parte) i Dream Theater cambieranno stile, passando dal puro progressive al metal-progressive iper-tecnico. La partenza di Moore è stata una grossa perdita per il gruppo; i successivi tastieristi saranno tecnicamente anche più bravi (come Rudess), ma non avranno mai il feeling e la bravura compositiva di Kevin Moore. I Dream Theater allora chiamano Jordan Rudess, virtuosissimo tastierista dei Dixie Dregs, ma dopo un solo concerto di prova questo deve declinare l'offerta perché impegnato in altri progetti. Al suo posto viene chiamato, all'inizio solo come turnista, il giovanissimo Derek Sherinan; dopo un periodo di prova il tastierista entra ufficialmente a far parte della band.
Il banco di prova per la nuova formazione fu la stampa su CD di una vecchia canzone del gruppo, la succitata "A change of season" (composta ai tempi di "Images & words" ma mai messa nel disco per mancanza di spazio). Per questo progetto viene chiamato tutto lo staff che aveva lavorato a "Images & words"; inoltre per completare l'album vengono aggiunte delle tracce live di canzoni dei gruppi che più hanno influenzato il gruppo. Il disco, del 1995, viene intitolato come era prevedibile "A change of season". La title-track diventa subito un classico, e Sherinan dimostra di essersi ben inserito, anche se non ha ancora imposto un suo stile alle canzoni; ma ci sarà tempo per vederlo all'opera.
Dopo un altro tour mondiale il gruppo ritorna in studio. Ed ecco che nel 1997 viene dato alle stampe "Falling into infinity", il cosiddetto "album della discordia", a causa dei diversi giudizi ottenuti. Cerchiamo di dare un giudizio imparziale: i Dream Theater in questo album danno una sferzata al loro suono, passando dal metal di "Awake" a un progressive puro e semplice. Esaminandolo da questo punto di vista bisogna dire che si tratta di un grande album (ascoltate "Peruvian skies", "New millenium"). Ma c'è un particolare che non si può trascurare: infatti scegliendo di passare al progressive le canzoni diventano più semplici e più orecchiabili ("Hollow years take away my pain" e "Anna Lee"); questa non è una cosa negativa in sè, ma per tutti i vecchi fan sembra quasi un tradimento: i Dream Theater sono diventati "commerciali", hanno accantonato le loro grandi doti tecniche per fare soldi. Forse non è così: "Falling into infinity" è un grande album in cui i Dream riscoprono la loro radice progressive e cercano di esplorare ambiti che la chiusura del metal non poteva conoscere. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, basta ascoltarsi "Lines in the sand", sicuramente la canzone più bella di tutto l'album, in cui le tastiere di Sherinian e i cori dell'ospite Doug Pinnik dei King's X la fanno da padrone.
I Dream Theater partono per un nuovo tour mondiale che viene documentato da un album live, concepito per bloccare il fiorire di registrazioni non ufficiali. Il disco si chiama "Once in a lifetime", ed è un doppio in cui vengono racchiuse tutte le canzoni più famose del gruppo. Bisogna dire però che questo live non si rileva qualcosa di speciale, tranne per qualche perla qua e là. Questo soprattutto a causa della terribile produzione: il suono non è omogeneo, e inoltre LaBrie canta veramente male per quasi tutto l'album, per colpa di una operazione alle corde vocali. Ci sono anche dei pezzi veramente stupendi: come la versione con sax di "Take away my pain" e di "Peruvian skies", e soprattutto la fuga strumentale alla fine di "Take the time". Comunque bisogna dire che le canzoni meglio suonate sono quelle scritte nel periodo Sherinian, mentre le altre sembrano incomplete (la mancanza di Moore si fa sentire). Complessivamente questo live è dignitoso, ma ci si poteva aspettare qualcosa di più, un degno erede di "Live at the marquee".
All'inizio del 1999 però ecco un nuovo cambio di formazione: Sherinian viene mandato a casa, e al suo posto arriva Jordan Rudess, con cui Petrucci e Portnoy avevano suonato nel progetto "Liquid tension experiment". Fondamentalmente Sherinian era stato silurato in quanto considerato il maggiore imputato per la perdita dei vecchi fan e per il suo stile troppo fusion per il resto del gruppo. Molti furono contenti di questo cambio, ma Sherinian, pur essendo il più "scarso" dei tastieristi avuti dai Dream Theater, era forse l'unico che poteva portare i D.T. verso un sound nuovo e diverso.
Il primo disco dell'era Rudess è il pluri-decorato e famosissimo "Scenes from a memory" (1999). Questo disco è un concept-album, cioè le canzoni non sono separate, bensì tutte legate in un'unica storia che si svolge all'interno dei vari brani come se fosse (e lo è) un musical da teatro. Tutte le band progressive a un certo punto si devono confrontare con questo tipo di produzione. Qualitativamente l'album è veramente fenomenale: l'arrivo del virtuosissimo Rudess fa riscoprire ai Dream Theater le loro grandi doti tecniche. Molti dicono che questo sia il miglior album del "Teatro del Sogno", paragonabile forse al solo "Images & words"; questo perché i Dream (in particolare Portnoy e Petrucci) hanno raggiunto un livello tecnico veramente inimmaginabile, forse un po' troppo freddo. In "Scenes from a memory" inoltre Rudess non si è probabilmente ancora espresso al meglio: avendolo sentito in altri dischi meno convenzionali si capisce che in ha un po' "giocato", e quando si sarà pienamente inserito lascerà verosimilmente la sua impronta di grandissimo professionista.
Ecco che per celebrare questo grande successo commerciale i Dream Theater fanno uscire nel 2001 un nuovo triplo disco dal vivo: "Live scenes from New York". Questo disco ha una triste storia; infatti come copertina il gruppo sceglie le Twin Towers in fiamme dentro il cuore spinato simbolo del gruppo: come sappiamo l'11 settembre ha stravolto tutto; così che il disco, già pronto ad uscire proprio due giorni dopo la sciagura, viene ritirato, e gli viene cambiata la copertina. Passando al contenuto, il suono è potente e maestoso, la produzione ottima (forse anche troppo), e per finire vengono proposti tutti i pezzi di "Scenes from a memory", dimostrando che le favolose evoluzioni in studio non erano state ritoccate. Inoltre ci sono due tracce video, una l'assolo di Rudess e l'altro "Another day", sempre riprese da questo mitico concerto svoltosi a New York. Da segnalare che di questo concerto è anche disponibile la videocassetta. Solo una critiche si può fare: è un CD bello, ma manca della magia e della improvvisazione di "Live at the marquee".
Nel 2002, dopo tre anni passati in giro per il mondo o partecipando ai progetti più disparati ("Translatlantic", "G3" e "Liquid tension experiment"), esce la settima fatica in studio del Teatro del Sogno: "Six degrees of inner turbolence". Si tratta di un doppio molto complesso, pieno com'è di influenze, spunti e novità, veramente fuori dal comune. Le canzoni non hanno più una durata ragionevole, e sono impregnate di tantissimi stili. Il primo disco è il più innovativo, in cui vengono espressi i lati più virtuosistici e sperimentali; il secondo è più simile al solito Dream-style, ma è veramente mostruoso: consiste in un'unica canzone di 42 minuti. Rudess mostra tutto il suo carisma e la sua tecnica aliena, capace di passare dal pezzo velocissimo al lentone strappalacrime.
I Dream Theater sono l'unico gruppo, forse, che è riuscito a non far morire il vero rock; la loro vera bravura non sta tanto nella tecnica, quanto piuttosto nella capacità di creare dischi sempre diversi e innovativi senza mai ripetersi o cadere nell'ovvio. Sono cinque musicisti professionisti che ormai hanno raggiunto una importanza così grande da poter prescindere dalle critiche e cercare sempre qualcosa di nuovo da poter inserire nel mondo musicale; un mondo che, a quanto pare, sta scadendo sempre più nello scontato. Il Teatro del Sogno continuerà a proporre spettacoli a chiunque avrà voglia di ascoltarlo.

 

Ermes (da newsky.it)