Fabio Vacchi

 

Fabio Vacchi (Bologna 1949) studia con Giacomo Manzoni presso il Conservatorio della sua città e si perfeziona a Tanglewood, dove vince il Koussewitzky Prize in Composition. L'esordio italiano avviene nel 1975, alla Biennale Musica di Venezia, con un brano per voci e strumenti.
Da allora la sua musica gode di sempre maggiore circolazione e, specie a partire dall'inizio degli anni Novanta, il successo e la fama crescono fino al punto di collocarlo tra i compositori più affermati dell'attuale panorama musicale.
Dal punto di vista poetico la produzione di Fabio Vacchi segna il progressivo allontanamento dalle griglie strutturalistiche degli anni di apprendistato e la focalizzazione di un linguaggio vieppiù originale, difficilmente etichettabile, che conserva un certo rigore costruttivo ma si apre ad una libera reinvenzione del passato, che nulla ha a che spartire, ad ogni modo, con l'esperienza cosiddetta "neoromantica". L'uso dei campi armonici (ovvero una rigorosa struttura armonica di base), una ricerca timbrica raffinatissima e una netta propensione alla cantabilità, costituiscono ad ogni modo i principali ingredienti del ricco bagaglio tecnico del compositore. Connessi tra loro mediante una solida maturità stilistica, essi si manifestano con particolare evidenza nelle opere teatrali Il viaggio (1990), La station thermale (1993), Les oiseaux de passage (1998), nel balletto Dioniso germogliatore (1996), nei cameristici Luoghi immaginari (1987-92) e in Dai calanchi di Sabbiuno, lavoro redatto in diverse versioni (da camera, 1995; per orchestra 1997; per orchestra da camera, 1998), che è certo il più fortunato ed eseguito del catalogo del musicista bolognese. Tra i "successi" più recenti sono da segnalare il Concerto per chitarra e orchestra Notturno concertante (1997), la ballata Sacer Sanctus (1997), Tre veglie per voce, violoncello e orchestra (commissione del Festival di Salisburgo, 2000) e Diario dello sdegno (commissione dell'Orchestra Filarmonica della Scala), opera che è stata "battezzata" da Riccardo Muti nella primavera del 2002.

 

Da www.milanomusica.org