Frank Zappa, compositore americano

 

Non è facile parlare di un personaggio complesso e multiforme come Frank Zappa. Il rischio di cadere nella retorica del genio incompreso è sempre in agguato, come pure la difficoltà del rendere piena giustizia a un artista che ha segnato in modo indelebile con la sua opera la musica della seconda metà del XX secolo. In effetti, il contributo dato da Zappa è ancora lungi dall'essere pienamente analizzato e riconosciuto, a più di dieci anni dalla sua prematura scomparsa (avvenuta il 4 Dicembre 1993 all'età di 53 anni per un tumore alla prostata). Questo resta vero nonostante le sue composizioni, ormai entrate nel repertorio di alcuni gruppi cameristici attenti agli sviluppi della musica contemporanea, approdino sempre più frequentemente alle sale da concerto, realizzando così l'ambizione di Zappa, da lui mai nascosta, di essere considerato principalmente come compositore. Il fatto che questo avvenga solo ora è la miglior dimostrazione di quanto la concezione musicale di Zappa fosse avanzata. La complessità della sua scrittura unita al rifiuto per qualunque tipo di convenzione ne fecero un bersaglio obbligato per gli strali degli esponenti del conservatorismo musicale, in qualsiasi settore militassero; e, anche se furono soprattutto i suoi testi pesantemente satirici ad essere presi di mira, accusati di volgarità e pornografia, in realtà era la sua musica ad essere considerata scomoda per la sua inclassificabilità, in una società che cerca di etichettare tutto per poterlo vendere meglio.
Quello che rende assolutamente unica la musica di Zappa è la sua incomparabile miscela degli elementi più disparati (inclusi molti extramusicali), che vanno dal r&b alla musica concreta, dal rock al serialismo, dalla computer music al jazz, tutti generi rielaborati secondo la sua personale visione, e assemblati mediante l'impiego di varie tecniche compositive e tecnologie di studio di registrazione all'avanguardia. Niente male per un artista essenzialmente autodidatta, che ha sempre lucidamente perseguito sul campo la propria visione di musica e spettacolo, strettamente collegati in un modo che solo in America avrebbe potuto aver luogo. Zappa si considerava, oltre che un compositore, un entertainer, con l'obiettivo primario di divertire il proprio pubblico. Significativa, a questo proposito, la frase contenuta nel libretto dell'edizione rimasterizzata del CD The Perfect Stranger, frutto della prestigiosa collaborazione con Pierre Boulez: "Tutto il materiale qui contenuto ha esclusivamente lo scopo di divertirvi e non deve essere confuso con nessuna [altra] forma di espressione artistica". Inoltre, conoscendo lo scarso apprezzamento del pubblico medio americano nei confronti della musica strumentale (anche meno complessa della sua), per poterla fare accettare la deve mescolare a canzoni e brani recitati. Così ogni esibizione di Zappa e del suo gruppo del momento diventa un happening anche visuale, arricchendo la musica di una dimensione nuova tramite la rappresentazione di vere e proprie scenette musicate; a riprova dell'interesse di Zappa per i media, che lo porta a cimentarsi anche col cinema e con le arti visive, come un complemento della sua musica (da lui definita "un film per le orecchie").
Tutta la sua opera è strettamente interconnessa; ciascun elemento è legato ad ogni altro, in un continuo gioco di rimandi. Temi e situazioni musicali e testuali si ritrovano a distanza di anni sotto forma di citazioni o rielaborazioni all'interno dei suoi dischi, in quella che lui definiva Continuità Concettuale, sottile filo conduttore del suo pensiero capace di legare momenti apparentamente lontanissimi e dare coerenza al suo lavoro. La scoperta progressiva di questi collegamenti rappresenta un'esperienza in sé, insostituibile nel suo costruire una sorta di complicità tra l'autore e il suo pubblico, e rivelatrice nel suo continuamente riproporre sotto nuova luce quanto già si dava per acquisito.
Zappa è stato uno dei primi a esplorare le possibilità concrete della musica rock, portandola da un'espressione di natura commerciale riservata a un pubblico di adolescenti a una forma d'arte matura e completa, capace di veicolare qualunque tipo di contenuto formale nel suo rappresentare e riassumere in maniera originale la cultura del proprio tempo, allargandone i confini a dismisura e mostrando a tutti gli operatori del campo (musicisti, critici, pubblico, discografici) tutto quanto vi poteva trovar posto. Per realizzare ciò, ha sempre esercitato il massimo controllo possibile sulla sua musica, in diverse maniere.
Innanzi tutto dal vivo, imponendo una ferrea disciplina ai musicisti che di volta in volta facevano parte dei suoi gruppi, sottoponendoli a turni di prove massacranti, tanto da crearsi spesso la fama di despota e tiranno; in realtà era un perfezionista esigente e rigoroso, che voleva che la sua musica venisse eseguita esattamente come lui l'aveva concepita. Cosa che non sempre riusciva possibile, soprattutto in occasione delle collaborazioni con orchestre, con le quali il tempo necessario per le prove risultava limitato per motivi di budget (quasi sempre Zappa finanziò di tasca propria questi lavori, rimettendoci regolarmente). E anche tutti gli stadi della pubblicazione di un disco venivano curati e seguiti da lui in prima persona, dalla registrazione alle operazioni di missaggio e montaggio dei nastri, fasi che nella sua opera rappresentano parte integrante della composizione, incidendo profondamente sul risultato finale. Per questo ebbe continuamente contrasti con le case discografiche, che limitavano la sua libertà creativa imponendogli restrizioni di vario tipo (come la censura di alcuni versi giudicati osceni, o i ritardi nelle pubblicazioni dei dischi) nel nome delle regole di mercato. Zappa cercò fin dall'inizio di esercitare il pieno controllo sulla sua musica, ma anche la creazione delle proprie label come Bizarre, Discreet, Zappa Records o Barking Pumpkin Records doveva essere subordinata a una major per la distribuzione finale. Solo negli anni '80, dopo essere rientrato in possesso dei master dei suoi primi dischi, in seguito alla vittoria in una causa con la MGM, ha potuto ripubblicare tutte le sue opere rimasterizzate (e spesso anche ritoccate qua e là) in un'edizione definitiva che ha fornito la base per le successive ristampe su CD.
La ricchezza e l'abbondanza di materiale a disposizione dell'appassionato o del semplice curioso è tale da rendere difficoltosa una selezione a chi non ne abbia già una conoscenza anche parziale. Oltretutto, la diversità e varietà dei generi musicali utilizzati fanno sì che sia difficile apprezzare tutto alla stessa maniera, almeno finché non ci si renda conto che sono tutti aspetti diversi di una stessa espressione artistica. Pertanto, per il neofita si rende necessaria un qualche tipo di guida per orientarsi nel mare magnum della sua sterminata produzione senza rischiare valutazioni affrettate.
Questo speciale non ha dunque la pretesa di fornire un'analisi critica esaustiva della sua opera, raccolta in un corpus di oltre 70 album, che lasciamo a musicologi più esperti e volenterosi (a patto che sappiano individuare gli strumenti di analisi più adatti all'impresa, compito già di per sé non facile visto l'inestricabile intreccio tra linguaggi musicali e non che compone e attraversa l'intera opera zappiana). Piuttosto, vorremmo invitare alla (ri)scoperta di un musicista unico, poliedrico e polivalente, che ha influenzato più di una generazione di artisti in campi anche lontanissimi tra loro, troppo spesso frainteso o male interpretato nei suoi atteggiamenti in apparenza contraddittori, ma in realtà saldamente legati in una coerenza di fondo che appare evidente esaminando retrospettivamente l'intera sua opera.
Abbiamo dato particolare risalto alla sua attività di compositore, attraverso una disamina di quella parte della sua opera più vicina al mondo classico (anche se queste categorie non hanno senso trattando i suoi lavori), e in un articolo di Hans-Jurgen Schaal comparso sul bollettino dell'Ensemble Modern. Una biografia (a puntate) ripercorre gli avvenimenti salienti della sua vita. Nel prossimo numero altri materiali (tra cui due discografie commentate, una classica e una rock, che faranno da guida ai suoi numerosi album) completeranno l'esame affrontando altri aspetti della sua produzione e indicando libri e siti Internet dove approfondire la sua conoscenza. Infine segnaliamo due album tributo alla sua musica di recente pubblicazione, uno da parte dell'Ensemble Modern (per il lato classico) e uno da parte di vari gruppi italiani (per quello rock).
Chi già lo conosce e lo ha assiduamente seguito quando era in vita, non troverà qui particolari novità; chi invece lo conosce solo parzialmente, potrà ricevere spunti e stimoli utili per scoprire o approfondire altri aspetti della sua opera, o vederli sotto una nuova luce, rivelatrice di particolari insospettati; chi infine non è mai stato finora sottoposto alla sua musica ha la invidiabile possibilità di intraprendere un viaggio alla scoperta di una delle più grandi menti musicali del secolo appena concluso, una tra le esperienze d'ascolto più intellettualmente stimolanti che possano essere vissute.

 

Mario Calvitti (da www.allaboutjazz.com/italy)