Giovanni Pierluigi da Palestrina

 

Compositore italiano, nacque a Palestrina intorno al 1525/26.
Proveniente da un famiglia di umili origini fu il primo a portare questo cognome, impostogli dal padre, probabilmente appena affrancato dalla condizione di servitù.
Contrariamente alle consuetudini dell'epoca, che spingevano i musicisti in lunghi viaggi al seguito dei principi, Palestrina trascorse tutta la sua vita nell'ambito delle cappelle musicali romane. Poco o nulla si conosce della sua giovinezza; probabilmente fece le prime esperienze nella Schola Cantorum della cattedrale di Sant'Agapito a Palestrina, e sicuramente nel 1537 fu presente nei "Pueri choriales" di Santa Maria Maggiore ed in seguito nella basilica Liberiana, a Roma.
Nel 1544 stipulò un contratto vitalizio come organista ed insegnante di canto presso la cattedrale della sua città natale, ma nel 1550 si stabilì definitivamente con la moglie ed i due figli in vaticano, chiamato da papa Giulio III, che lo nominò maestro di cappella in San Pietro. Per ringraziamento, Palestrina gli dedicò il I libro delle Messe. A Giulio III seguì il pontificato di sole tre settimane di Marcello II: proprio un'osservazione dei questo papa sull'inesistente nesso tra i testi sacri e le ampollose musiche che li rivestivano ebbe grande influenza sull'evoluzione artistica di Palestrina.
Tra il 1550 e il 1570, ricoprì vari incarichi nelle principali cappelle romane: organista e maestro di coro alla cappella Liberiana e cantore alla cappella Sistina nonostante il suo status di coniugato.
Nel 1555 un editto di Papa Paolo IV escludeva dalla cappella papale tutti quei cantori che fossero ammogliati o pubblicassero raccolte di musiche profane; di qui il trasferimento a San Giovanni in Laterano dove rimase per tutti gli anni della guerra contro la Spagna.
In questo ventennio furono editi a sue spese il I libro dei Mottetti, il I libro dei Madrigali, il II ed il III libro delle Messe. Il II libro comprende la famosa Missa Papae Marcelli su cui si cristallizzò la leggenda della salvazione della musica sacra dagli anatemi del Concilio di Trento.
In effetti, se la spinta controriformista si volgeva alla intelligibilità della parola cantata, è innegabile che la sapiente polifonia di Palestrina operò nel senso di una poderosa sintesi tra le necessità artistiche del linguaggio polifonico giunto al suo apogeo e la necessità liturgica di una chiarezza d'espressione in cui il preziosismo formale non costituisce un diaframma tra la Chiesa e la massa dei fedeli.
Nei 12 libri di Messe e nei 5 libri di Mottetti il flusso costante della polifonia palestriniana si svolge in un equilibrio di linee diatoniche caratterizzate dall'assenza di funzioni armoniche e da una continua, ariosa libertà metrica.
Verso il 1568 Palestrina strinse una durevole relazione col duca di Mantova, Guglielmo Gonzaga, esperto di musica, al quale inviò varie composizioni, tra cui una Messa e due Mottetti per la nuova chiesa di Santa Barbara. Si conoscono inoltre altre 10 messe dette appunto Messe Mantovane.
Dal 1571 fino alla morte, Palestrina fu direttore della cappella Giulia. Una serie di lutti dolorosi colpì il musicista fra il 1572 e il 1580: dapprima perse due figli, poi il fratello, quindi la moglie. Ad un primo progetto di prendere gli ordini sacerdotali subentrò poi quello di risposarsi con una agiata vedova, il che gli consentì anche di far stampare molte delle sue composizioni.
Morì a Roma nel 1594 e, sepolto con grandi onori in San Pietro, ma subito dimenticato, Palestrina fu riscoperto dai musicisti romantici, e alla cultura tedesca si deve la prima edizione moderna delle opere palestriniane in 33 volumi a cura della casa editrice Breitkopf und Härtel di Lipsia, pubblicata negli anni dal 1862 al 1894.
Nel 1938 ebbe inizio una edizione critica italiana, curata da monsignor Raffaele Casimiri (1880- 1943) e continuata dall'Istituto Italiano di Storia della Musica.