Haendel, originale plagiario

 

Il coro è protagonista. Un coro che sintetizza grandiosamente molti stili e descrive bene la modernità, o meglio lo spirito di contemporaneità di Georg Friedrich Haendel. Nell'Israele in Egitto, i testi sono intonati "ora in uno stile da chiesa arcaicizzante, ora secondo moduli operistici, ora lanciandosi in quelle precipitose o processionali perorazioni corali, turgide e possenti, strutturate in ben articolate polifonie in stile di fuga o doppia fuga, alle quali Haendel affidò gran parte della propria fama, e nelle quali sembrerebbe di veder reincarnate le turbae protagoniste dei grandi eventi biblici" (Alberto Basso, L'età di Bach e Haendel).
Ed è possibile immaginarselo, quest'uomo immerso nella circolarità delle idee, a suo agio nel mondo dello spettacolo come nelle chiese, "scendere a compromessi con il pubblico senza tradire il proprio genio".
Il compositore inglese William Boyce (1711-1779) diceva che Haendel "prendeva le perle degli altri e le trasformava in diamanti"; Uvedale Price, nel suo saggio Essays on Decorations commenta: "Se mai ci fu un genio veramente originale in arte, Haendel lo fu in musica; eppure, e non sembra un paradosso da poco, mai ci fu un miglior plagiario. Prendeva senza scrupolo ciò che gli serviva... ma, qualunque cosa rubasse, nel passare attraverso il meraviglioso laboratorio della sua mente, e mescolandosi con le sue idee, diventava così sua che sembrava l'avesse inventata lui".
Era semplicemente un uomo intelligente e attento.
Nella sua giovinezza viaggiò molto, visse ad Amburgo, a Roma, ad Hannover e finalmente a Londra. E nella sua musica si sentono gli echi del melodramma italiano, della musica sacra tedesca, delle ouverture francesi e degli inni inglesi.
A tutto ciò si aggiunge quella nota di grandiosità e di declamazione che rende la sua opera la più completa espressione del barocco musicale. Sapeva ascoltare, era, se sono veri gli aneddoti che si raccontano, molto ironico, e aveva un carattere aperto: "In generale l'aspetto era in qualche modo massiccio e brusco: ma quando sorrideva, era come il sole che spuntava dietro una nuvola nera. C'era un guizzo improvviso di intelligenza, arguzia e buon umore nel suo comportamento, che raramente ho visto in altre persone...
Era impetuoso, brusco e perentorio a parole e a fatti, ma completamente privo di cattiveria e malevolenza" (Charles Burney, An account of the Musical Performances... in Commemoration of Haendel).
La sua vocazione drammatica (compose 42 opere serie, in gran parte con soggetti tratti dalla storia classica e appartenenti al repertorio eroico), si esprime anche negli oratori che compose nella seconda metà della sua vita: Israele in Egitto è una sintesi epica dell'Antico Testamento, mentre il Messiah una grande riflessione sulla vita di Cristo.
La forma oratoriale, con l'abbondante uso dei cori nella composizione dei quali Haendel era maestro indiscusso, gli dava modo di esprimere quella potenza e quello stupore che George Bernard Shaw meglio descrive quando afferma: "È da Haendel che ho imparato che lo stile è forza di asserzione. Se riesci a dire le cose con convinzione senza dubbio hai stile; altrimenti, sei forse un merchand de plaisir, un litterateur decorativo o un artigiano della musica... Haendel ha questo potere. Puoi disprezzare quello che vuoi; ma non puoi contraddire Haendel".
La sua musica era davvero potenza e stupore e molti compositori se ne accorsero; queste sono alcune citazioni attribuite ai grandi della musica: "Haendel è l'unica persona che spererei di incontrare prima di morire, e l'unica persona che vorrei essere, se non fossi Bach" (J. S. Bach); "Haendel intuisce la reazione meglio di tutti noi: quando sceglie, colpisce come un tuono..." (W. A. Mozart); "È la guida di tutti noi" (F. J. Haydn); "Haendel è il più grande compositore che sia mai esistito... sulla sua tomba mi inginocchierei" (L. van Beethoven).

 

Savina Neirotti (da www.sistemamusica.it)