Hugh Davies

 

L'attività di Hugh Davies si estendeva a diversi campi: infaticabile compositore, ricercatore e didatta, improvvisatore, inventore di strumenti, il britannico ha lasciato un segno indelebile nella musica contemporanea, integrando i suoi molteplici interessi in una maniera affatto originale.
Appena uscito dalla Oxford University, diventa, giovanissimo, assistente di Karlheinz Stockhausen a Colonia, tra il 1964 e il 1966, con il quale collabora alla creazione e alla registrazione di Mikrophonie I e II.
Dopo aver svolto attività di ricerca tra il 1966 e il 1967 al Group de Recherches Musicales (il mitico "tempio" della musica concreta ed elettronica fondato da Pierre Schaeffer presso Radio France), ha preso parte - in qualità di fondatore, direttore, o visiting lecturer - fino alla morte alle più importanti organizzazioni internazionali nel settore della musica contemporanea ed elettronica, quali, tra gli altri, l'International Confederation for Electroacoustic Music (di cui è stato segretario dal 1982 al 1986), il centro Steim di Amsterdam e, da ultimo, il Centre for Electronic Artsdella Middlesex University.
Moltissimi scritti danno conto di una curiosità intellettuale fervidissima, capace di spaziare dagli esperimenti "futur-rumoristici" di Luigi Russolo, per certi versi un suo "precursore" all'uso creativo del glitch digitale fino alla redazione di numerose voci del New Grove Dictionary of Musical Instruments e del New Grove Dictionary of Music and Musicians, preziose e prestigiose miniere di informazioni sulla musica tout court.
In quanto "compositore", Davies ha re-inventato questo ruolo, creando da sé i mezzi per mettere in atto le sue intuizioni, specie nel campo della musica elettronica (sia su nastro sia, soprattutto, nel settore del live-electonics): ha ideato infatti qualcosa come centotrenta tra strumenti, installazioni e sculture sonore, presentandoli nel mondo con conferenze e performances in cui non di rado era previsto il suo intervento attivo.
A rendere ancora più affascinante la figura di Hugh Davies, persona sempre affabile e sensibile a detta di chi lo ha conosciuto personalmente, sono la versatilità e l'assenza di pregiudizi, esemplificati in concreto dalla collaborazione con Jonathan Harvey per la parte elettronica di "Madonna of Winter and Spring" (1986) e dalla partecipazione a "Spirit of Eden", stupenda gemma anticipatrice di certo "post-rock" firmata nel 1988 dai Talk Talk.
Ma è la serie delle sculture sonore note con nomi criptici quali shozyg, multi- shozyg, porcupine, iniziata nei primi anni '70 e da allora pervicacemente portata avanti (oltre che illustrata negli illuminanti scritti raccolti nell'antologia "Sounds Heard", curata dallo stesso autore nel 2002), a svelare senza mediazioni tutta la ludica creatività di Davies: si tratta di molle di varie dimensioni azionate con vari oggetti, anche di uso comune e "rimontati" con procedure di varia complessità, utilizzabili in modo libero e pure divertente anche da chi non abbia grandi rudimenti musicali.
Questa vena originale, che non a caso ha avuto l'abbrivio in seno a gruppi seminali dell'improvvisazione libera (in primis nella leggendaria Music Improvisation Company, tra il 1968 e il 1971, con Evan Parker, Derek Bailey, Jamie Muir e Christine Jeffrey e nei Gentle Fire con Richard Orton), ha dato un contributo fondamentale ai successivi sviluppi del genere.
La ricerca ha continuato, infatti, a evolversi attraverso le più recenti collaborazioni nei gruppi Strings With and Without Evan Parker e London Improvisers Orchestra, e tramite performances (in solo o affiancato da musicisti quali David Toop, Max Eastley, Hans-Karsten Raecke e Milo Fine) e dischi incisi per lo più per le etichette tedesche FMP (imperdibile, ma ormai difficilmente reperibile, il vinile "Shozyg/Music for Invented Instruments"), e Grob (magnifico il solo "Warming Up With the Iceman") e dalle inglesi Emanem e Future Music Records (che di Davies ha pubblicato la più recente uscita discografica, un quartetto con Evan Parker, Eddie Prévost e Phil Wachsmann).

 

Ermes Rosina (da www.allaboutjazz.com/italy)