Il Ballo, un’opera di sport estremi

 

Ballo in maschera è un'opera di passione disperata. Come sempre la passione può far sorridere, anche perché nasce tra persone mature, circondata da leggerezza, fatuità, scetticismo: per dirla con la metafora scenica del libretto, siamo nella corte di Boston o della Svezia. Tecnicamente: all'interno di un'opera semiseria, frizzante, di musica alla francese. È Verdi che scrive un can can… Ma la musica della passione travolge spesso quella della leggerezza e il Ballo diventa un'opera shakespeariana. A sua volta, il comico non ha la trivialità di certe scene di Rigoletto, che tradivano il giudizio moralista del compositore. No, no: qui le persone fan bene a divertirsi, fin che possono. Dunque, siamo in una corte. Traduciamo: siamo fra i ricchi della middle class, tesi a non annoiarsi, impegnati in affari importanti. Il protagonista è affascinante, un conte oppure un re come nella versione censurata (Gustavo III di Svezia, gay e illuminista). Uno di quelli che seducono tutti, dall'amico al bambino che fa il paggio. Proprio per la sua natura complessa non è il solito tenore a senso unico. Anzi, soffia alle primedonne dell'opera comica la loro qualità particolare: la capacità di cambiare pelle e passare nel giro di una battuta dal tragico al comico. È la prima volta, nell'opera italiana, che una natura camaleontica contrassegna il maschile. Riccardo può cantare "come un soprano" proprio perché è una di quelle persone interessanti, assetate di vita, di relazioni, emozioni, politica, sport estremi, che vivono à bout de souffle e leggono poco. Così com'è, la vita a loro non basta mai: bisogna anche avere l'Amore e se lo cercano, come succede di solito nella storia, con la persona di carattere opposto, remissiva, che legge tanto e vive poco. Una col difetto tremendo di prendere tutto sempre sul serio: Amelia si chiama qui, ma potreste essere voi. Madre di famiglia, è la moglie dell'amico del cuore, per provare il gusto di rimorso e rinuncia: meglio l'amore impossibile di uno che si realizza davvero. L'intensità che i due mettono nella loro storia è altissima, anche perché alla fine sono proprio simili, si esprimono con le stesse parole, le stesse immagini e una musica sproporzionata, imbarazzante. Il resto è come la vita di tutti i giorni, travestito da una patina kitsch, se no non saremmo in un melodramma ma in un film di Woody Allen. Esempio. Per cancellare la passione che le ha fatto riscoprire la vita, lei va dalla veggente. Le chiede quello che tutti vorremmo: qualcosa per non soffrire. Cara, sarebbe comodo: un'erba, dei granuli, e l'amore passa; un'altra, e passa la paura di morire; una pillola, e via i sintomi religiosi, come prevede lo scienziato Piergiorgio Odifreddi. Ovviamente non passa e per fortuna c'è il melodramma con le sue catarsi strampalate, con la sua capacità di riscrivere il mondo traducendo gli attentati politici nella dimensione del privato, quasi fosse la sola per la quale vale vivere.

 

Da www.sistemamusica.it