Iron Maiden

 

Nascono nel 1976 fondati dal bassista Steve Harris, ma arrivano a registrare il primo full lenght nel 1980 dopo alcuni cambi di Line Up. La line up dell'omonimo disco d'esordio (uscito in piena era NWOBHM) è: Paul Di Anno (Voce), Dave Murray e Dannis Stratton (chitarre), Steve Harris (basso) e Clive Burr (batteria).
La grande scalata verso il successo continua nel 1981 con il secondo capitolo della band "Killers", che conferma le potenzialità di un gruppo di ragazzi pronti per il disco capolavoro. Manca solo un piccolo ritocco di line up: gli eccessi (droga e alcool) di Paul Di Anno lo portano all'allontanamento del gruppo, che dopo poco tempo viene sostituito dall'ex Samson Bruce Dickinson dotato di tutt'altre capacità vocali, che saranno fondamentali per la carriera della Vergine di Ferro. Esce nel 1982 "The Number Of The Beast" autentico capolavoro della band, che contiene alcuni dei pezzi più famosi come la stessa title track, Children of the damned, 22 Acacia Avenue, Run To The Hills e la epocale Halloweed Be Thy Name. Nel 1983 esce il quarto disco "Piece Of Mind" con Nicko McBrain alla batteria in sostituzione dell'ottimo ma meno compatibile con l'ugola di Dickinson, Clive Burr.Dopo un anno esce "Powerslave" un disco con qualche piccola novità che comunque non compromette lo stile e il timbro ormai diventato storico della band Inglese. Altro disco pieno di song che verranno inserite nelle scalette delle esibizioni live. La title track, 2 Minutes to midnight, Aces high sono tra i pezzi più suonati e copiati dalla maggior parte dei gruppi che verranno in seguito. Esce nel 1985 il primo grandissimo live dell'immenso tour chiamato " World Slavery Tour", uno dei live più belli dell'heavy metal e non solo. Una band in forma smagliante, una voce sempre perfetta e una scaletta cantata a memoria dagli spettatori, non c'è altro da aggiungere. Nel 1986 esce il nuovo full lenght della band, "Somewhere in time" che da sempre più spazio alle innovazioni.
In questo caso sono state inserite tastiere, cosa che da un pò fastidio ai puristi delle sonorità heavy, ma che non provoca alcun effetto negativo all'orda di aficionados della band. Nel 1988 esce l'ultimo disco con Adrian Smith in formazione, "Seventh Son Of A Seventh Son" disco con qualche sfumatura progressive, che non migliora comunque la sufficienza di un disco che non è certo il più bello della band Inglese, ma che si fa notare con song del calibro della title track, The Clarvoyant e Infinite Dreams. L'uscita dello storico chitarrista non giova di certo alla band che da alle stampe nel 1990 il mediocre "No Prayer For The Dying", primo full con Janick Gers in line up. Le idee mancano, per tutta la scena metal non è un buon momento e i nostri registrano nel 1992 "Fear Of The Dark" un disco sopravvalutato per quello che poi è complessivamente. Si fanno notare la title track, Be Quick or be dead e Afraid to shoot strangers. Escono due live nello stesso anno, "A Real Live One" e "A Real Dead One" che neanche insieme riescono a raggiungere la metà della valutazione del capolavoro dal vivo uscito nell'85. La band si appresta ad un cambio radicale che non avrà certo riscontro positivo per il seguito: Dickinson lascia la band per dedicarsi al progetto solista e viene sostituito dall'ottimo seppur non adatto alle sonorità maideniane Blaze Bayley (ex Wolfsbane). Esce "The x Factor" un disco che seppur sufficiente risente dell'assenza di un cantante com'è Dickinson. Nel 1998 la storia si ripete, esce "Virtual XI" ma la situazione non cambia dal suo predecessore.
2000: dopo 7 anni si compie una delle reunion più richieste, Bruce e Adrian Smith tornano nella vergine di ferro. Si testa dal vivo il trio di chitarre che è ormai diventato un culto e la band fa uscire il nuovo lavoro "Brave New World". Un album nella media che risalta più per la formazione che nel totale della track list, canzoni semplici, orecchiabili, ma niente di più. Dopo 3 anni di tour esce nel 2002 "Rock In Rio" un grandissimo live che anticipa di un anno l'uscita del nuovo disco da studio chiamato "Dance Of Death". Altro disco sufficiente che non è comunque un capolavoro, è solo l'ennesima conferma di una band che continuerà a farci sognare (sopratutto dal vivo) per ancora molto tempo.