Joseph Beuys

 

Lo riconosciamo dall'immancabile cappello marrone. Alto, magro, viso scarno, sguardo penetrante, di un blu diaccio, un po' allucinato. Giubbotto in feltro. Il bastone.
Era l'abito che indossava per la sua "messa in scena". Apparteneva all'opera, alla sua pelle.
Artista tedesco. Pittore e scultore sin dal '48, dagli anni '60 tra le figure più importanti nel panorama artistico internazionale.
Ha attraversato diverse esperienze: dall'arte povera all'arte concettuale, dal fluxus alla body art.
Scrisse: voglio esagerare, voglio arrivare da tutt'altra parte, con l'arte perseguo qualcosa che va altrove.
Quello di Beuys è un percorso squisitamente mentale, di ricerca intellettuale svincolata dall'oggetto, inteso tradizionalmente come "opera", impegnato socialmente (tra i fondatori del movimento dei Verdi in Germania), utilizzerà mezzi di comunicazione differenti per diffondere le sue idee: installazioni, happening, azioni, messe in scena sciamaniche, coinvolgendo gli uditori nel rapporto tra arte, socialità e politica, tentando di persuaderli in alcuni principi etico-estetico e politico-spirituali, tra i quali: la convinzione che la creatività sia presente in tutti, e che se sprigionata nel modo giusto anche il semplice atto quotidiano diventa atto artistico (Beuys, invita l'uomo ad agire creativamente); il dissenso sulla mercificazione dell'arte.
L'obiettivo delle "azioni" non è il prodotto, ma la discussione, il colloquio, talvolta protratto nel tempo (ad es. "Richtkräfte" a Londra nel 1974). Acquisisce valore il movimento del corpo, i gesti, il look, gli atti compiuti, come una sorta di rito, dove l'artista risulta immediatamente riconoscibile, come poteva essere nell'opera tradizionale, la pennellata e il disegno.
Rimangono racchiusi nei musei di tutto il mondo, in preziose e bizzarre bacheche, oggetti, relitti, tracce, talvolta ripugnanti, usati da Beuys durante le "azioni", sono delle testimonianze, delle reliquie che si presentano simili a reperti geologici o naturalistici.
Apprezzato anche per i lavori appartenenti al periodo oggettuale dove adoperava materiali "poveri", come legno, juta, lana, ferro, feltro, grasso, pietra, costruendo delle composizioni quasi minimaliste, come i suoi amici poveristi.
I semplici materiali potevano sprigionare energia vitale, in relazione ai nuovi oggetti, assumendo un significato diverso rispetto a quello originario.
"7000 querce" è il titolo di una delle azioni ecologiche più interessanti, presentata a Kassel (Documenta) nel 1982, accumulò in un triangolo settemila pietre di basalto, per ogni pietra acquistata dal visitatore si sarebbe potuto piantare una quercia. L'operazione è durata cinque anni, l'ultimo albero è stato piantato nel 1987.
Fra duecento anni l'opera di Beuys raggiungerà il massimo splendore, e sarà rappresentata dal bosco rigoglioso che l'artista sognava già in quelle pietre di basalto.

 

Isabella Mei (da www.allaboutjazz.com/italy)