Kronos Quartet: il quartetto che ha trascritto la classica in contemporanea

 

Oltre trent'anni d'attività rappresentano un traguardo davvero notevole per un quartetto.
Il Kronos Quartet - David Harrington e John Sherba (violini), Hank Dutt (viola) e Jennifer Culp (violoncello) - è difficile esplorare, forse perché nella sua semplicità rappresenta una realtà solida e inconfutabile della musica contemporanea. In oltre trent'anni di lavoro, ha fatto quanto più poteva fare, seminando in ogni direzione. Ha, innanzitutto scardinato una logica tutta interna all'ortodossia dei canoni convenzionali che voleva il quartetto d'archi rigidamente votato all'ambito cameristico, rendendone al contrario "divulgativa" la sua attività. Con quest'operazione, dall'apparenza contestatrice ed eretica, ha rivitalizzato una forma paralizzata e a suo modo decadente. Ha creato un linguaggio nuovo, una forma d'interpretazione energica, spesso intensa perché frutto di una diretta collaborazione con il compositore. Ha introdotto un nuovo look, spontaneo e giovane, ma allo stesso tempo professionale. Ha voluto scuotere il mondo accademico, eseguendo arrangiamenti di famosi pezzi rock e jazz (basta ricordare l'esecrabile "Purple Haze" di Hendrix trascritto per archi). Ha infine importato nuove tecniche strumentali e coreografiche, grazie soprattutto all'uso di nastri pre-registrati e all'accompagnamento in sala da concerti di scenografie luminose dal forte impatto scenico.
L'idea di fondare il Kronos Quartet venne a David Harrington nel 1973, dopo aver sentito Black Angels del compositore George Crumb, un lavoro poco conforme ai dogmi della musica da camera, ispirato alla Guerra del Vietnam, nel quale erano inserite parti per bicchieri d'acqua, passaggi "parlati" ed effetti elettronici. Tanto è successo da allora. Il Kronos si è costituito un repertorio per quartetto d'archi eclettico ed estremamente eterogeneo, che spazia da brani di compositori del ventesimo secolo (Bartók, Shostakovich, Webern), a compositori contemporanei (Sofia Gubaidulina, Arvo Pärt, Alfred Schnittke), a leggende del jazz (Ornette Coleman, Charles Mingus, Thelonious Monk) e artisti di differenti ambiti (dal chitarrista Jimi Hendrix, alla voce del maestro pakistano Pandit Pran Nath, al sassofonista John Zorn).
Nel corso degli anni, questo lavoro di sperimentazione è stato capace catturare l'attenzione del pubblico di tutto il mondo, rendendo così "accessibili" lavori che si trovavano per forza a circolare in un ambito ancora molto esclusivo. Una scelta questa che maliziosamente si potrebbe leggere suggestionata da logiche commerciali, ma che scaturisce, in realtà, da una manifesta volontà di allargare il circuito di fruizione delle opere per quartetto da camera, mantenendo primario il livello di sperimentazione. Forse grazie a quest'inversione di rotta, poco "allineata" e molto incline alla "mescolanza" dei generi, oggi si può dire che certi ambienti sono stati pervasi da una ventata di ossigeno, utile tanto ai compositori che agli esecutori. Accanto alla San Francisco Symphony Orchestra, al Brodsky Quartet, al Quartetto Balanescu, all'Ensemble Modern, e in misura minore all'Ensemble Intercontemporain, numerose sono state in seguito (o parallelamente) le formazioni che hanno deciso di eseguire composizioni d'autori contemporanei, commissionando talvolta opere ad musicisti non strettamente appartenenti all'ambito della musica contemporanea come Frank Zappa, Keith Jarrett, Elvis Costello.
Una parte consistente del lavoro del Kronos Quartet include alcune longeve, importanti collaborazioni con alcuni dei più famosi compositori contemporanei. Uno dei più noti, padre della corrente minimalista, è Terry Riley, la cui collaborazione con il Kronos è partita con i famosi cd Sunrise of the Planetary Dream Collector, Cadenza on the Night Plain e Salome Dances for Peace, per arrivare al recente progetto Sun Rings, un'ode commissionata dalla NASA per la terra e le sue genti, nella quale sono stati inclusi suoni celestiali e immagini scattate dall'agenzia spaziale. Tra gli altri, il Kronos ha anche collaborato in particolare con Philip Glass, altro noto fautore del minimalismo, registrando tutti i suoi quartetti per archi e le colonne sonore dei film Mishima e Dracula (un'edizione restaurata della classica versione con Bela Lugosi), con Franghiz Ali-Zadeh, i cui lavori saranno registrati in cd nel 2005, con Steve Reich, la cui registrazione Different Trains è stata insignita di un Grammy e con il compositore argentino Osvaldo Golijov, il cui progetto con il Kronos include due composizioni e numerosi arrangiamenti per gli albumCaravan e Nuevo.
Le registrazioni del Kronos rivelano solo una parte della loro attività. Di fatto, come organizzazione no-profit con sede a San Francisco, il Kronos Quartet/Kronos Performing Arts Association ha commissionato più di 450 nuovi lavori e arrangiamenti per quartetto d'archi. In occasione del trentesimo anniversario della nascita del Kronos nel 2003, ha lanciato il "Kronos: Under 30 Project", un progetto che prevede la realizzazione di opere di giovani compositori con meno di trent'anni. I suoi lavori hanno vinto numerosi premi, non da ultimo un Grammy per la migliore realizzazione di musica da camera nel 2004 e nell'anno del trentennale della fondazione tutti i membri del gruppo sono stati nominati "musicisti dell'anno" per la rivista Musical America.
Il Kronos Quartet è stato ovunque "ambasciatore" della musica contemporanea, senza differenziare provenienza e estrazione del compositore, senza porre differenze tra i genere eseguiti, trascrivendo per quartetto d'archi i brani più significativi del nostro secolo, commissionando ed eseguendo composizioni originali, inedite, tanto d'importanti compositori della musica contemporanea, quanto di compositori spesso sconosciuti al grande pubblico. Con l'idea di fungere da ponte tra terre, sonorità ed esperienze è riuscito a far incontrare storie del mondo (musicale) dei nostri tempi che difficilmente si sarebbero potute conoscere, su un terreno neutro, "kronosizzato", singolarmente dal sapore a-temporale. Questo è stato ed è senza dubbio un merito di un'attività a tratti forse troppo frenetica che rischia di ingurgitare tutto e tutti, offrendo sempre e comunque un'interpretazione "alla Kronos". Segno di questi tempi, della globalizzazione o di un'eccessiva dose di protagonismo da interpreti?

 

Francesca Odilia Bellino (da www.allaboutjazz.com/italy)