La vita e la musica di Laura Nyro

 

È stata e resta un'artista culto, Laura Nyro, cantante, pianista e songwriter del tutto anticonvenzionale e inclassificabile. "Un mucchio di gente è stata messa in relazione con Laura Nyro - ha scritto Richard Harrington del Washington Post - ma lei non può essere paragonata a nessuno".
Più ci si addentra nella sua arte, più appare vero.
Todd Rungren l'ha definita "una regina senza regno": altra espressione azzeccata, che ci ricorda la sua collocazione lungamente appartata.
Il pubblico del rock non l'ha mai capita, giudicandola eccentrica e forse un po' nevrotica mentre quello del jazz non l'ha neppure conosciuta. Dopo l'ampio successo degli esordi, a dispetto dei suoi prolungati ritiri e dei pochi dischi disponibili, è rimasto un pubblico di nicchia che ha continuato a sostenerla fino alla morte, avvenuta l'8 aprile 1997 per un tumore alle ovaie. Tra i suoi estimatori troviamo molti colleghi, in particolare Suzanne Vega, Rickie Lee Jones, Phoebe Snow, Tori Amos e Jane Siberry, tutte in qualche modo influenzate da lei.
Le storie del rock collocano Laura Nyro tra le rock ladies americane degli anni sessanta e settanta, come Joni Mitchell, Carole King, Carly Simon. Una classificazione storicamente corretta ma fuorviante dal punto di vista stilistico: nelle canzoni della Nyro troviamo una sintesi del tutto particolare di soul music, jazz, folk, blues urbano e influenze classiche. Soprattutto nei primi lavori, la sua prorompente creatività d'interprete l'ha portata ad alterare la classica struttura del song, in un percorso melodicamente avvincente e ricco di sorprese.
Dotata di una straordinaria capacità d'invenzione melodica, le sue canzoni sono diventate degli hit, ma solo nella versione di altri: ricordiamo i Blood, Sweat & Tears ("And When I Die"), i Fifth Dimension ("Wedding Bell Blues", "Stoned Soul Picnic"), Barbra Streisand ("Stoney End"), i Three Dog Night ("Eli's Comin") ed ancora Carmen McRae, Aretha Franklin, Linda Ronstadt, George Duke, Thelma Houston, Frank Sinatra.
La spiegazione va cercata nella particolare cifra espressiva della cantante, che appariva spesso preda di un'irrefrenabile tensione, oscillante tra serenità e drammaticità. Un mondo poetico affascinante ma impegnativo, che sprigionava (e comunicava) palpabile emozione, attraverso brani armonicamente complessi, linee melodiche imprevedibili e testi visionari. La sua voce fondeva il naturale registro di soprano con inflessioni marcatamente blues e gospel.
Laura Nyro (il vero cognome è Nigro) nasce il 18 ottobre 1947 nel Bronx da Louis Nigro, pianista e trombettista jazz d'origine italiana, e sua moglie Gilda, di famiglia ebrea. L'adolescenza di Laura è impregnata di musica e impegno sociale.
"Da quand'ero bambina - disse a Melody Maker - avevo creato il mio particolare mondo fatto di musica". Crescendo scopre Billie Holiday, John Coltrane, Miles Davis, il blues e la soul music, in particolare Curtis Mayfield e Smokey Robinson. "Quelle tipiche strutture e progressioni d'accordi - ha ricordato - divennero per me naturali". Apprezza molto la poesia e i cantautori di protesta (soprattutto Seeger, Dylan e Van Morrison), condividendo le rivendicazioni delle minoranze oppresse. "Sia la mamma che il nonno erano di pensiero progressista ed io mi sentivo a casa partecipando ai movimenti pacifisti e di liberazione femminile".
La musica appare a Laura un "dono divino", il naturale veicolo per esprimere il suo ricco mondo interiore.
Mentre frequenta prima l'Ethical Culture Sunday School e poi l'High School of Music and Art in Manhattan, già compone le prime canzoni (la prima in assoluto la scrive a sei anni) e inizia ad esibirsi in pubblico.
I suoi primi ascoltatori sono i passanti distratti dei marciapiedi o della metropolitana. "Quando avevo quattordici o quindici anni - ricordò ancora Laura - ero solita cantare con un gruppo di ragazzi di origine latino-americana. Mi ero, per così dire, autoinvitata a collaborare col gruppo. Mi piazzavo in cima alle scale d'ingresso della metropolitana mentre loro stavano giù sull'atrio. Inizialmente mi limitavo ad ascoltarli ma poi iniziai a cantare con loro. I ragazzi non mi dissero d'andar via e così iniziò la collaborazione".
Le sue prime canzoni ("And When I Die" e "Wedding Bell Blues") sono già dei luminosi gioielli e non passano inosservate: il famoso trio folk Peter, Paul and Mary inserisce il primo brano nel suo repertorio.
Dopo le prime serate in locali alternativi, un editore musicale, Paul Barry, l'aiuta ad ottenere un contratto con la Verve Folkways che pubblica nel gennaio 1967 l'LP More Than a New Discovery.
L'album passa inosservato al grande pubblico nonostante il valore e l'originalità delle sue composizioni: accanto ai due brani prima citati troviamo intense ballad jazzistiche come "Billy's Blues", "Lazy Susan", "He's a Runner" e "I Never Meant To Hurt You".
Appare anche la sua personale rivisitazione del soul, nel rapporto tra il canto e un coretto con funzione di response. Ricchissimo d'intuizioni, il disco risente dell'affrettata produzione di Milt Okun che rende il lavoro poco omogeneo, indeciso tra le orchestrazioni jazzistiche di Herb Bernstein (un chiaro modello per i nascenti Blood, Sweat & Tears che pubblicheranno il primo album nel 1968) richiami soul/blues, suggestioni folk, qualche camerismo. Il multiforme talento compositivo della Nyro sembra spiazzare Okun quasi quanto Aretha Franklin aveva spiazzato John Hammond prima d'incontrare Jerry Wexler dell'Atlantic. Con le ovvie distinzioni tra le due artiste, va però segnalato che More Than a New Discovery anticipa di alcuni mesi (e quindi non subisce l'influenza) del primo grande disco Atlantic di Aretha, I Never Loved a Man The Way I Love You.
Il Monterey pop festival del giugno 1967 è il primo mega-raduno rock, quello che consacra le figure di Janis Joplin, Otis Redding e Jimi Hendrix. Tra i tanti artisti invitati c'è anche la ventenne Laura Nyro alla sua prima apparizione nazionale.
Quell'esibizione entra nella mitologia del rock come sinonimo di evento catastrofico: negli anni successivi, ogni qualvolta un concerto è un fiasco, qualcuno lo confronta immancabilmente con quello di "Laura Nyro a Monterey".
Accompagnata da un gruppo di musicisti e tre coriste nere, Laura si presenta con un abito eccentrico (rigorosamente nero) e canta la già famosa "Wedding Bell Blues", "Poverty Train" e qualche altro brano. Le sue versioni sono complesse e la band fatica a seguirla. Come documenta il DVD di D.A. Pennebaker sull'intero festival, alla fine del set il pubblico applaude senza troppa convinzione.
Non ci sono fischi ma la particolare sensibilità della Nyro lo vive come un drammatico insuccesso. Per due anni non canterà più in pubblico.
Tra gli spettatori c'è l'impresario David Geffen che rimane colpito, le parla, e le procura un provino con il presidente della Columbia, Clive Davis. L'audizione ha luogo in un piccola "conference room" nella sede della CBS. Laura spegne quasi tutte le luci della sala e in penombra canta al pianoforte le canzoni che entreranno nell'album Eli and the Thirtheen Confession. Clive Davis è colpito.
Geffen riesce a ottenere per la cantante un contratto di 4 milioni di dollari, diventando suo manager.
Laura si stabilisce in una mansarda al 19° piano nella Upper West Side di Manhattan assieme al suo gatto Timer. Per qualche periodo riceve anche attenzione dalla stampa, soprattutto per il suo comportamento eccentrico. La rivista Life del 10 gennaio 1970 le dedica un ampio articolo intitolato "The Funky Madonna of New York Soul" che inizia così:
"A un mese dalla fine dell'inverno, Laura Nyro, cantante e compositrice di successi, ha trovato un modo rilassante per recarsi dal suo appartamento allo studio di registrazione. Con una carrozza a cavalli. In compagnia di Laura Nyro ogni cosa è un'avventura, ogni episodio è trasformato dalla sua personalità".
I suoi abiti neri e lunghi fino ai piedi diventano famosi.
A lungo snobbata dalla critica jazz (questo è il primo studio sulla Nyro pubblicato da un jazz magazine italiano) la cantante ha avuto nell'agosto del 2002 l'attenzione di Down Beat, grazie a Mitch Myers che ha recensito alcuni suoi dischi. Eli And The Thirtheen Confession ha ricevuto quattro stelle e mezzo ("a great artistic statement for Nyro") mentre New York Tendaberry ne ha ottenuti quattro ("illuminates Nyro's many idyosincratic gifts"). Entrambe i dischi sono da tempo considerati i suoi capolavori.
Il primo è forse il più fantasioso e coerente affresco della Nyro. Nasce nel 1967, poco dopo il passaggio della cantante alla Columbia, che lo pubblica nel marzo 1968. È un concept album sul tumultuoso mondo emotivo dell'autrice nel passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta.
Il Dizionario del Pop-Rock di Enzo Gentile e Alberto Tonti lo definisce senza esagerare "Una delle più affascinanti e coraggiose prove d'autore della canzone americana anni sessanta un affresco musicale pulsante e frastagliato di straordinaria dinamica e varietà timbrica".
Co-prodotto dalla cantante assieme a Charlie Calello (produzioni per Frank Sinatra, Al Kooper, Four Season, Bruce Springsteen, eccetera) l'album contiene alcune delle migliori ballad della Nyro, che precisa il suo personale rapporto col folk, il soul e la musica afro-americana in generale. Le sue spericolate acrobazie vocali si scontrano e sovrappongono con le parti del coretto, dando vita a momenti spasmodici e stordenti climax improvvisati.
Lo svolgimento melodico dei brani è spesso sorprendente e la Nyro dà sfogo alla sua complessa, movimentata, dinamica ritmica. Ne sono un esempio lampante "Luckie", la magnifica "Stoned Soul Picnic", il veemente "Woman's Blues" oppure l'anomalo "Lonely Women", dove il jazz trova piena cittadinanza nel dialogo col sax tenore di Zoot Sims. La voce, spesso sui registri estremi o in rubato, svela una profonda tensione drammatica.
Alcune composizioni possiedono la stessa freschezza melodica che caratterizzeranno da lì a poco Tapestry, il cult-album di Carole King o Blue di Joni Mitchell ma l'interpretazione della Nyro sovrappone un'angoscia che ne segna l'alto valore artistico (pregiudicandone però il successo commerciale). È il caso di "Emmie" o "December Boudoir", brani dalla serenità solo apparente, che viene compromessa da inquietanti pause, rallentamenti e brusche interruzioni. Prima e più intensamente di Joni Mitchell, la Nyro incarna il nuovo modello della cantautrice che "vive" le sue canzoni, confessando le pulsioni segrete del proprio animo e denunciando le sofferenze individuali e sociali. Sul versante dei testi l'autrice affronta temi scomodi come l'amore tra due donne ("Emmie"), l'alcoolismo ("Sweet Blindness"), il senso cattolico del peccato ("December's Boudoir"), le condizioni di miseria ed emarginazione sociale ("Poverty Train").
Eli And The Thirtheen Confession non trova grande accoglienza di pubblico: il punto più alto nella hit parade di Billboard lo raggiunge nell'estate del 1968: il 181° posto.
New York Tendaberry rappresenta un ulteriore passo avanti della Nyro nell'opera di de-strutturazione del song tradizionale. Arrangiato dalla stessa cantante e co-prodotto con Roy Halee (già con Simon & Garfunkel) l'album esce nel settembre 1969 suscitando attenzione e sconcerto. Il percorso musicale è spesso lontanissimo della forma e dall'estetica del rock: accompagnandosi al pianoforte con occasionali e drammatici block chords, Laura disegna liberi percorsi in rubato, da cui emergono meravigliosi frammenti tematici, che lascia cadere per riprenderli e trasformarli, in un tumultuoso e imprevedibile disegno ritmico-melodico.
Brani complessi, astratti e certamente sgradevoli per il medio pubblico rock come "New York Tendaberry", "You Don't Love Me When I Cry", "Tom Cat Goodbye".
L'album contiene anche pezzi memorabili, esposti in modo tradizionale, che si avvalgono di occasionali passaggi orchestrati da Jimmie Haskell: "Save the Country", "Captain Saint Lucifer", "Time And Love" e "Gibsom Street". Durante la registrazione dell'album la Nyro invita Miles Davis a fornire un suo contributo.
Miles ascolta attentamente la musica ed alla fine le dice: I can't play on this. You already did it.
Con questo disco Laura Nyro tocca un altro vertice, trovando anche il suo pubblico: l'album giunge al 32° posto nella classifica di vendite di Billboard, restando nella charts per quattro settimane.
Nei due lavori dei primi anni settanta la Columbia spinge la Nyro a ritornare alle radici, alle solide strutture del rhythm & blues e della soul music.
Nell'album Christmas and the Beads of Sweat del 1970 la produzione è affidata addirittura ad Arif Mardin, uno degli "inventori" del genere. Nonostante gli eccitanti arrangiamenti e gli eccelsi "session men", l'album non decolla: il fantasioso e imprevedibile estro della Nyro resta spesso ingabbiato in strutture che non le permettono di "volare". Felice eccezione risulta l'impressionistico "Upstairs By a Chinese Lamp", con Joe Farrell al flauto, Richard Davis al basso e, addirittura, Alice Coltrane all'arpa.
Più apprezzabile il successivo Gonna Take a Miracle del 1971, dove Laura è accompagnata dal trio vocale Labelle (Patty Labelle, Nona Hendryx e Sarah Dash). Se nel disco precedente era già apparsa qualche cover ora il repertorio è interamente costituito da classici del soul anni sessanta (in gran parte Motown). Una produzione comunque marcata per i sottili equilibri espressivi della Nyro anche se alcuni brani ("I Met Him on Sunday", "The Bells") risultano pregevoli. Per la prima volta Laura è spinta a compiere controvoglia un ampio tour per sostenere le vendite di Gonna Take a Miracle, che raggiunge il 46° posto nelle classifiche di vendita.
Decisa a evitare ulteriori compromessi e desiderosa di staccare col music business, la cantante non rinnova il contratto con la Columbia ed esce di scena per cinque anni: sposa un carpentiere (David Bianchini, da cui avrà un figlio, Gilly) e si rifugia a Gloucester, un villaggio rurale del Connecticut, dove nessuno immagina chi è. I suoi interessi si rivolgono a sostenere la causa dei Nativi Americani. Nel 1973 la Columbia ripubblica il primo disco della Nyro col titolo The First Songs e poco tempo dopo sua madre muore a 49 anni per cancro alle ovaie, anticipando l'identico destino, che alla stessa età e per la stessa patologia, colpirà Laura.
Nel 1975, poco dopo il divorzio (nel 1977 incontrerà la pittrice Maria Desiderio, che diverrà la sua compagna fino alla morte) Laura Nyro torna alla Columbia ed incide Smile, un disco dedicato alla madre e nuovamente prodotto da Charlie Calello, che s'ispira al mood di Eli and The Thirtheen Confession.
Accompagnata da piccoli organici con noti jazzmen (Joe Farrell e Michael Brecker ai sassofoni, John Tropea alla chitarra, Richard Davis al contrabbasso, Randy Brecker alla tromba, Dave Friedman al vibrafono ed altri) Laura ritrova buona parte di sé in una manciata di ottime composizioni, tra cui spiccano le jazz ballad "I Am the Blues" e "Smile".
Nel 1976 la Nyro registra un bell'album live (Season of Lights) accompagnata da una band comprendente anche Mike Mainieri e, l'anno successivo, un disco in studio, Nested.
In quest'ultimo il clima è più orientato verso il folk-rock ma non mancano altre suggestive e crepuscolari ballad: "Mr Blue", "American Dreamer", "The Sweet Sky", "Light".
Dalla pubblicazione di Nested seguono altri lunghi periodi di assenza dalla scena musicale, interrotti da tre album realizzati in studio (l'ultimo uscirà postumo) e occasionali concerti in club.
Mother's Spiritual (1984) è l'album che evidenzia il nuovo impegno sociale della Nyro, ora particolarmente legata alle tematiche ambientali, femministe e animaliste. Le liriche sono più convenzionali; il canto è meno sorprendente e senza la sfrenata fantasia degli esordi. La vena lirica resta però intatta e in qualche caso brilla con forza.
Walk the Dog and Light the Light (1993) è l'ultimo album pubblicato con la cantautrice ancora in vita. Con vecchi e nuovi partner (tra cui Randy e Michael Brecker, Michael Landau, Bernard Purdie, Freddie Washington) la Nyro confeziona un altro lavoro significativo che risente della sua lunga dimensione introspettiva con nuove intense composizioni ("To a Child", "Life a Flame"). La Nyro trascorre le giornate passeggiando tra i boschi del Connecticut in compagnia del suo amato cane (da qui il titolo del disco e la foto del cane in copertina).
Il magnifico Angel in The Dark, pubblicato nel 2001 ma registrato tra il 1994 e il '95 rappresenta l'ingresso della Nyro in una nuova fase: una sintesi che ripropone gli splendori del passato e che resta il suo canto del cigno.
Grazie anche all'attenta produzione di Eileen Silver-Lillywhite, gli equilibri sono molto curati. Il magico rapporto tra Laura e il suo pianoforte torna a suscitare intense emozioni ma non mancano accattivanti brani in gruppo, con i fidi Randy e Michael Brecker, John Tropea, Bernard Purdie, Freddie Washington ed altri.
La vena compositiva della Nyro risplende in alcuni nuove, toccanti composizioni e in delizione riletture di cover. I brani cantati in piano solo ("He Was Too Good to Me", "Serious Playground", "Let It Be Me") sono tra i massimi esempi recenti di canto soul. La voce di Laura esalta con le vibranti interpretazioni, ricche di luminose aperture e intenso appeal, trendo la forza dai ricordi dell'infanzia ("Embraceable You", "Walk on By") e dalla profonda nostalgia per la madre scomparsa.
"Il primo giorno di registrazione in studio col piano solo - ricorda la produttrice - Laura pose le fotografie della madre e della nonna materna sopra il pianoforte, come a voler sentire la loro guida".
Nel giugno del 1995, quando ha già completato alcune session e si trova in California per alcuni concerti, le viene diagnosticato il tumore. Nonostante le evidenti difficoltà a proseguire le registrazioni durante la chemioterapia, la Nyro vuole fortemente concludere il lavoro, che resta tra i più intensi e toccanti della sua carriera.
L'anno successivo lo dedica a curare l'antologia dei suoi brani più rappresentativi incisi con la Columbia. Una raccolta che esce postuma col titolo Stoned Soul Picnic - The Best Of Laura Nyro.
Mentre restano fuori catalogo vari album della Nyro, negli anni sono apparsi sul mercato vari compact live.
Ricordiamo i più interessanti.
Live at The Bottom Line (Cypress): pubblicato nel 1989 e registrato al Bottom Line di New York nell'estate dell'88, il CD presenta sei nuove composizioni della Nyro, accanto ad interessanti reinterpretazioni dei suoi classici. È uno dei migliori album in concerto della cantante nella sua fase matura: l'accompagna un quintetto comprendente il chitarrista Jimmy Vivino e la percussionista Nydia Mata.
Live From Mountain Stage (Blue Plate): uscito nel 2000 documenta una pubblica esibizione in studio per il programma radiofonico Mountain Stage dell'11 novembre 1990.
Nel 2002 la Rounder ha pubblicato un doppio compact (The Loom's Desire) che raccoglie due eccellenti Christmas concerts (il 24 dicembre del 1993 e del 1994) ripresi nell'intima atmosfera del Bottom Line di New York. Va segnalato anche per la presenza di brani mai incisi su disco.
Nel 2003 è uscito Live In Japan (Cema Records) che testimonia il tour giapponese del 1994.
Del 2004 è la pubblicazione del magnifico concerto del 30 maggio 1971 al Fillmore East pubblicato dalla Columbia nella serie Legacy, Spread Your Wings And Fly.

 

Angelo Leonardi (da www.allaboutjazz.com/italy)