Le lettere di Beethoven

 

Cronaca beethoveniana. «Ludwig - scrive il dottor Frimmel - è un giovane tarchiato, muscoloso, le spalle larghe, il collo corto, la fronte arcuata, le sopracciglia folte, gli zigomi marcati e il viso segnato dalle cicatrici del vaiolo […]. La testa "leonina" è ornata da capelli scuri e ribelli, il naso piccolo e arrotondato. Alto un metro e sessantacinque, cammina ricurvo…». Così Bettina Brentano: «La sua persona piccola, bruna, col viso butterato, può dare l'impressione d'essere brutta; guardiamo però stupiti, come fosse un'opera d'arte, la sua fronte nobilmente disegnata». L'iconografia poi ci ha tramandato un'immagine di inquietante bellezza: lo sguardo fiero in un volto dal quale traspaiono passione, sensibilità e genio. Lo immaginiamo passeggiare nella campagna di Vienna, con la sua andatura incostante, le mani dietro la schiena, pensoso, mentre ascolta il canto degli uccelli, il mormorio dei ruscelli, il sibilo del vento. Durante questo soggiorno Beethoven scrive ai fratelli (è Il testamento di Heiligenstadt, nel 1802). La sua pena è enorme: la sordità lo affligge e lo rende incapace di stare fra la gente. Pensa al suicidio, solo l'arte finora l'ha dissuaso. Scrigno del suo dolore è la Sonata op. 26 (Marcia funebre), dove il primo movimento, in forma di variazioni, trasfigura un tema semplice e conciso in episodi drammatici, desolati, lirici. Uomo schivo, conscio della propria superiorità, patisce gli ambienti aristocratici, dove tuttavia è accolto con grande considerazione per il suo talento di pianista. Le più importanti famiglie viennesi se lo contendono: il principe von Lichnowsky, la contessa Erdödy e il conte Razsumowsky, la famiglia von Brunswick. In un corpus di più di mille fra lettere e fogli di conversazione, alcune pagine ci raccontano ardori e tormenti. A Giulietta Guicciardi dedica la Sonata quasi una fantasia op. 27 (Al chiaro di luna), che ha il fascino delle pagine scritte di getto. La lettera all'"amata immortale", databile verso il 1812 e mai spedita, è ancora un enigma. A chi era destinata? A Therese, unico amore corrisposto, o a Bettina Brentano, l'amica di Goethe, per la quale Ludwig ha parole tenerissime? Cronaca beethoveniana dunque, romanzo immortale.

 

Monica Luccisano (da www.sistemamusica.it)