Ludwig van Beethoven

 

Musicista tedesco, è una tra le più grandi e dominanti figure dell'arte moderna. Discendente da una famiglia di origine fiamminga, il giovane Beethoven fu avviato agli studi musicali dal padre che tentò di utilizzare il nativo talento del figlio per farne un fanciullo prodigio e ripetere, presso le corti e i centri musicali europei, la fortunata carriera di Mozart.
Ma Beethoven, pur dotato di un grande talento nell'arte di suonare il pianoforte, si rivelò piuttosto un enfant prodige nel manifestare un precoce sentimento dell'autonomia e della libertà dell'artista e quello d'un profondo dovere morale da adempiere. Anche in questo deciso atteggiamento nei riguardi della vita e dell'arte sta la grandezza e la novità di Beethoven. Tuttavia, a scagionare il padre da quella sorta di tirannia psichica nella quale Beethoven trascorse i primi anni dell'infanzia, occorrerà riconoscere che fu proprio il primo concerto pubblico organizzato a Colonia, facendo ricorso anche all'espediente di diminuire di due anni l'età del fanciullo (che aveva non 6 ma 8 anni), a muovere intorno a Beethoven l'interesse dei maestri e dei mecenati.Beethoven continuò infatti gli studi con Pfeiffer, singolare figura di musicista e di oboista, quindi con gli organisti Van den Eeden e Christian Gottlob Neefe. Studiò contemporaneamente il violino, frequentò la scuola preparatoria al ginnasio e fu introdotto dal Neefe alla conoscenza dei nuovissimi testi musicali - pratici e teorici - quali Il clavicembalo ben temperato di Bach e il trattato Sulla vera maniera di suonare il clavicembalo, di Carl Philipp Emanuel Bach, ritenuto a quei tempi il più illustre rappresentante di quella grande famiglia di musicisti. Fu ancora il Neefe a intravedere nel ragazzo un "nuovo Mozart" e che avesse ben previsto fu confermato dallo stesso Mozart, il quale, avendo ascoltato Beethoven diciassettenne al pianoforte, profetizzò: " State attenti: credo che egli farà parlare di sè il mondo ".
In quell'epoca, mentre Mozart attendeva al Don Giovanni, Beethoven che aveva avuto intanto l'incarico di secondo organista di corte, era già nel pieno della sua lotta contro il destino: la morte della madre, l'interdizione del padre per alcoolismo, la necessità di provvedere ai fratelli. Sempre più apprezzato negli ambienti culturali ed aristocratici, amico del conte di Waldstein al quale poi dedicò, tra l'altro, la famosa Sonata op. 53, detta l'Aurora, Beethoven frequentò i corsi di filosofia all'Università di Bonn e il salotto della famiglia Breuning, quale istitutore musicale e quale fedelissimo delle letture dei capolavori di Omero, Shakespeare, Milton, Goethe, Schiller, Klopstock. Trasferitosi a Vienna, conobbe e apprezzò Haydn del quale fu allievo un po' scontroso, si giovò dei consigli del Salieri e fu ben presto il protagonista delle serate musicali che avevano luogo presso le più illustri famiglie viennesi.
Debuttò pubblicamente come pianista e compositore il 29 marzo 1795. Il trionfale esito del concerto gli procurò le sottoscrizioni necessarie per la pubblicazione delle sue opere. Felicissime furono anche le sue tournées a Norimberga, Dresda, Praga e Berlino. Ma questa fu anche l'epoca in cui insorsero i primi disturbi all'udito, finchè la parabola spirituale di Beethoven appena uscito dalle angustie della penosa situazione familiare, precipitò nel dramma dal quale scaturisce la figura del Beethoven umano, eroico, addirittura titanico nel trovare soluzioni alla tragedia, sorretto soltanto dalla sua forza intellettuale e morale. La sordità incombente, e poi totale, tingerà di misantropia il suo carattere brusco, lo tratterrà dall'instaurare durevoli legami affettivi ai quali si sottrasse anche per accentuare, più tardi, l'impegno di provvedere al nipote Carlo.
Preso da una intensa e febbrile ansia creativa, Beethoven aveva già composto negli anni tra il 1800 e il 1809 - nei quali suole configurarsi il primo periodo dello stile beethoveniano - opere che sarebbero bastate ad assicurare da sole la fortuna d'un musicista: cinque Sinfonie, undici Sonate per pianoforte, il Concerto per violino e orchestra, i primi due Concerti per pianoforte, l'opera Fidelio, rappresentata nel 1805 e più volte rimaneggiata, numerosi Quartetti e una infinità d'altra musica. Più lenta la seconda fase dell'arte di Beethoven (1809-1815), ma ugualmente ricca di capolavori, tra i quali il quarto e il quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le Sinfonie n. 7 e n. 8, il famoso Trio detto l'Arciduca, le musiche per l'Egmont, i Quartetti e le Sonate per pianoforte.Negli anni dal 1816 al 1827, nei quali suole indicarsi il terzo periodo dell'arte beethoveniana, si registra l'affinamento stilistico del musicista. Erano gli anni della Sinfonia n. 9, della Missa solemnis, degli ultimi Quartetti, delle ultime Sonate per pianoforte. In queste pagine, completamente svincolate dal clima del suo tempo, Beethoven, sempre più chiuso al mondo dalla sua totale sordità (comunicava con gli amici scrivendo), avendo definitivamente concluso la grande esperienza musicale del XVIII secolo, preannunciava e dischiudeva il cammino della musica moderna. Colpito da polmonite, cui si aggiunsero complicazioni epatiche e l'idropisia, Beethoven dopo tre mesi di sofferenze - assistito da pochi amici e ammiratori, tra i quali Schubert che doveva seguirlo nella tomba un anno più tardi - morì in un tempestoso pomeriggio del 26 marzo 1827.
Avendone sostanziato tutta la sua musica, Beethoven lasciò anzitutto in eredità al mondo la coscienza della libertà e della dignità dell'uomo e dell'artista. Per questo il suo insegnamento e l'amore per Beethoven, già accettato l'uno e manifestato l'altro durante la vita del musicista, sono tramandati intatti nel corso delle generazioni. Beethoven è tuttora l'artista unico, sottratto a termini di confronto pur nella molteplice valutazione della sua opera solitamente suddivisa, fin dall'Ottocento, nei tre stili corrispondenti ai periodi di attività sopra indicati. Al mito e alla presenza di Beethoven contribuirono i più illustri musicisti, letterati e poeti del Romanticismo: da Hoffmann a Berlioz, da Mendelssohn a Schumann, da Liszt a Wagner cui risale l'immagine della sordità di Beethoven raffigurata come l'illuminata cecità del profeta Tiresia, e l'identificazione nella sua musica del genio tedesco.
L'esaltazione romantica e nazionalistica di Beethoven sollecitata da Wagner, fu superata in tempi più recenti dalla serie di volumi dedicati da Romain Rolland alla sua vita e alla sua arte; in essi si rifiuta la divisione dei tre stili che si considerano annullati nella profonda unità della musica di Beethoven, genio universale.
La grandezza e l'immortalità della musica del Maestro è spiegabile solo attraverso un'analisi del mondo interiore di Beethoven; un uomo che visse per idee nobili ed immortali e che traspose tutta la sua energia nella musica, facendola divenire un linguaggio astratto, atemporale e nobile, unico messaggero dell'assoluto.