Luigi Dallapiccola

 

Uno dei padri della musica italiana Novecento, Luigi Dallapiccola (Pisino, Istria 1904 – Firenze 1975) completò la propria formazione a Firenze, dove poi si stabilì, dopo aver studiato in parte a Graz e in parte a Trieste. Nel capoluogo toscano ebbe un insegnamento di pianoforte ma, al crescere della sua fama oltre i confini nazionali, fu ben presto invitato a tenere corsi di composizione a Tanglewood, New York, Berkeley e in Michigan. Molto importante è inoltre la sua influenza sui musicisti italiani dell'Avanguardia, che hanno riconosciuto nella sua persona un modello etico di artista e nella sua musica un modello di assoluto rigore formale unito a capacità espressive e comunicative pienamente inserite nel solco della migliore tradizione italiana.
Due i principali interessi manifestati da Dallapiccola nell'arco della vita e rintracciabili in pressoché tutta la sua produzione. In primo luogo, per le tradizioni polifonica rinascimentale e madrigalistica italiana; in secondo luogo, per l'atonalità e la dodecafonia viennese, della quale fu il principale apostolo in Italia. Tra i temi delle sue opere è dominante quello della libertà, intesa dal musicista istriano come una faticosa conquista. Il catalogo di Dallapiccola comprende tre opere teatrali – tra le quali è considerato capolavoro Il prigioniero (1949), che è anche la prima opera interamente dodecafonica della storia della musica italiana – e numerosi lavori sinfonici, da camera e per pianoforte. La parte preponderante resta comunque quella vocale, che comprende pezzi per coro – celeberrimi i Canti di prigionia (1941) – e per voce sola e strumenti.
Le sue composizioni sono pubblicate dalle Edizioni Suvini Zerboni.

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