L’ultimo Concerto per pianoforte di Mozart

 

Mozart scrisse 27 concerti per pianoforte, più della metà dei quali fra il 1782 e il 1786, gli anni viennesi di maggior successo. Dopo una lunga interruzione in questo genere, nel 1788 compose quel che due anni più tardi divenne, in una veste strumentale più sfarzosa, il Concerto n. 26, eseguito per l'incoronazione di Leopoldo II. Il 5 gennaio del 1791, esattamente un anno prima della morte, Mozart terminò il Concerto in si bemolle maggiore K. 595, l'ultimo di un catalogo che pone le basi degli sviluppi successivi, da Beethoven ai romantici.
Composto in mezzo a un gran numero di minuetti, danze e contraddanze destinati ai balli viennesi, il Concerto esprime, nella sua apparente semplicità di mezzi, un carattere personalissimo e intimo in cui il dolore viene trasfigurato in dolce e pacifica melanconia, evitando sia abissi tragici sia gioia esaltata. Le frequenti modulazioni e l'intreccio di motivi (ben cinque i temi del primo tempo) fanno slittare continuamente il baricentro espressivo in un caleidoscopio di stati d'animo pieno di grazia che non può non destare la meraviglia dell'ascoltatore. Il tema del Larghetto, introdotto sottovoce dal pianoforte, è paradigmatico di questa linearità musicale così esposta, quasi fragile, e al contempo duplice, come di pianto velato da amorevole sorriso. L'Allegro finale segna la grande solidità strutturale dell'opera: un rondò, forma per definizione polipartita, estremamente coeso, in cui il tema fresco e spensierato del ritornello (impiegato pochi giorni dopo anche per la composizione del Lied «Desiderio di primavera» K. 596), si ripresenta ovunque con infinite modalità di rielaborazione.
Il motivo che condusse Mozart alla composizione di questo Concerto, contrariamente a quanto accade per gli altri, è sconosciuto: non si ha notizia di alcuna commissione o "destinazione d'uso". La prima esecuzione avvenne il 4 marzo del 1791 a opera dello stesso compositore, che suonò in pubblico per l'ultima volta nella sua vita.

 

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