Luoghi sonori prima della nascita

 

Tempo fa Boris Brott, maestro dell'orchestra filarmonica di Hamilton, intervistato alla CBC affermò che la sua carriera musicale era cominciata nel grembo materno. Di fronte allo stupore del suo intervistatore spiegò che quando da giovane maestro si esercitava facendo uso degli spartiti musicali, conosceva anticipatamente la musica del violoncello, prima ancora di girare pagina. Sconcertato, Boris un giorno parlò a sua madre di questo e insieme scoprirono che tutti i pezzi che il figlio conosceva istintivamente, erano gli stessi che lei, violoncellista di professione, aveva suonato mentre era in gravidanza. (1992)
Quello del periodo prenatale sembra essere un mondo estremamente affascinante, soprattutto se diamo uno sguardo alla vasta panoramica di studi sullo psichismo fetale, sulla stimolazione acustica fetale, sulla comunicazione madre-feto e sullo sviluppo neonatale.
L'avvento delle tecniche ad ultrasuoni e l'osservazione dei bambini nati prematuri ha contribuito a dare un forte impulso alle ricerche sulla precocità delle competenze sensoriali e percettive del feto, mentre lo studio della vita psichica fetale in rapporto allo sviluppo psico-emotivo del bambino nelle fasi più precoci, ritiene oggi di fondamentale importanza la comunicazione gestante-feto ed il legame madre-bambino durante la gravidanza.
Tra il secondo e il quinto mese di gravidanza i suoni-rumori giungono al bambino sotto forma di sensazioni percettive a prevalente caratteristica tattile: la sensibilità cutanea rappresenta quindi evolutivamente il primo canale dell'esperienza e della comunicazione nell'uomo.
Gli stimoli che raggiungono il feto nel contenitore materno riguardano: il sistema vascolare con le variazioni pressorie e cardiache; il sistema respiratorio con la sua ritmicità; il liquido amniotico che gli permette di galleggiare; la posizione del corpo della madre; la costanza termica; i ritmi endocrini e circadiani della madre; i suoni ed i rumori interni ed esterni.
Si aggiungono gli stimoli che provengono dall'interno del feto stesso: il ritmo cardiaco, i movimenti intestinali, i movimenti di segmenti del corpo.
Per quanto riguarda l'apparato uditivo, la coclea è già formata a otto settimane e i recettori cominciano a differenziarsi intorno alle dieci settimane; la maturazione anatomico funzionale dell'orecchio medio prosegue e si conclude con la interconnesione tra tutte le parti dell'orecchio medio ed esterno nella ventiquattresima settimana, momento in cui le capacità del sistema uditivo sono paragonabili a quelle dell'età adulta.
Alla ventisettesima settimana di gestazione è già presente la capacità di discriminazione tra suoni diversi e nello stesso periodo compare la risposta di habituation sonora, che si manifesta come una progressiva diminuzione della risposta fetale a stimoli sonori identici, presentati ripetutamente in un certo intervallo di tempo.
Un mosaico di suoni, in parte conosciuti e riconosciuti, in parte ancora da scoprire, sembra possa essere per il feto una primitiva rappresentazione del mondo esterno: qualcosa di non visivo, tattile e non completamente acustico, il con-tatto con il quale sentire la madre, un protolinguaggio relazionale per ambedue, il tutto protetto e mediato dall'ambiente materno.
Ecco allora che l'utero ci appare come luogo sonoro, nel quale il futuro neonato matura la propria capacità di ascoltare, interagire, rispondere.
E mentre il piccolo tende a stabilire un rapporto sempre più stretto con la mamma, sorgente continua di stimoli che assicura la costanza del nutrimento, ella garantisce al feto non solo immunità e difese ma gli trasmette attraverso molteplici canali, elementi attinenti sia al suo stato biologico che alla sfera emotiva e mentale.
Tra i suoni interni, il più importante risulta essere il battito cardiaco materno, continuum ritmico-sonoro che accompagna il feto per l'intera durata della gravidanza: suono-guida che il piccolo ritroverà dopo la nascita, ad ogni poppata, quando sincronizzerà il ritmo del succhiare proprio con il battito del cuore della mamma.
Altro elemento sonoro fondamentale è la voce materna, suono sia esogeno che endogeno, percepito più facilmente in quanto più acuto rispetto ad altre voci, dato che nell'organo del Corti si sviluppano prima le cellule ciliate, responsabili della percezione delle frequenze dei suoni più acuti.
In generale comunque, sembra che il piccolo preferisca le voci femminili, che al contrario di quelle maschili fanno vibrare più velocemente il liquido amniotico.
Gli studi condotti dall'etologa e ricercatrice francese Marie Claire Busnel, dimostrano che durante la gravidanza il bambino è straordinariamente sensibile ad ogni situazione: non solo il suo battito cardiaco è diverso quando ascolta la voce della mamma rispetto alla voce di un'altra persona ma mostra delle variazioni a seconda se ella si rivolge a lui oppure ad altri. Questo ci fa pensare che altezza, intensità, timbro e durata dei suoni emessi siano elementi significativi.
Il francese Alfred Tomatis, otorinolaringoiatra, esperto dei problemi dell'audizione e del linguaggio, ha orientato le sue ricerche sul suono e sul rapporto di quest'ultimo con la vita intrauterina: egli ha attribuito un ruolo determinante alla voce materna in quanto veicolo dei sentimenti della madre ed al suo assorbimento come principale fenomeno per l'organizzazione della vita affettiva ed emozionale successiva.
Si instaura così, fin dai primi mesi, un dialogo indispensabile: tutti i suoni-rumori interni al corpo della madre, sembrano apparire al piccolo come segnali di un rapporto che si definisce nel tempo, in un primo mondo sonoro interattivo di coppia.
Per quanto riguarda i suoni provenienti dall'ambiente esterno, il feto li percepisce attutiti dalla parete addominale e dal liquido amniotico: ascolta e reagisce ai rumori della vita quotidiana e, in base al numero dei decibel, in maniera diversa. Le moderne tecnologie (scansioni ecografiche integrate con segnale doppler), permettono l'osservazione dei movimenti, del respiro e del battito cardiaco, consentendo inoltre di valutare le reazioni ai suoni: si nota una maggiore reattività del feto alle frequenze medio-alte e agli stimoli più forti; diminuendo la frequenza e l'intensità dei suoni, le reazioni si diversificano.
A poche ore dalla nascita, i neonati manifestano gradimento per le sonorità che hanno già sperimentato durante la vita intrauterina: le reazioni al suono del battito cardiaco, dimostrano che questo stimolo è per loro in assoluto il preferito ed essi sono in grado di discriminare quello della propria madre da quello di altre mamme, mostrando un'ulteriore preferenza.
Riconoscono e preferiscono la voce della mamma rispetto a quella di altre donne e rispetto alla voce paterna e a tal proposito ricordiamo "la prova del nome" di Andrè Thomas, che conduceva appassionanti ricerche sui neonati: nei limite dei dieci giorni seguenti al parto, tempo utile in cui il piccolo conserva un certo tono muscolare, si mette a sedere un neonato su un tavolo. Intorno un gruppo di adulti, tra i quali il padre e la madre, pronunciano a turno il suo nome; nessuna reazione si osserva nel neonato finchè non è la madre a parlare: in quel momento il corpo del piccolo si inclina e cade proprio dalla parte in cui lei si trova.
Certamente il piccolo preferisce i suoni umani ai suoni puri, ma prendendo come test di risposta la suzione continua si può osservare una diversa reazione: all'emissione di un suono puro il neonato smette brevemente di succhiare per poi riprendere subito; dopo un suono umano invece, smette di succhiare, poi riprende, ma alterna periodi di pausa-attesa come se si aspettasse un'altra informazione più importante e come se le pause nella poppata dovessero permettergli di prestare attenzione all'informazione successiva.
Si è visto inoltre che i neonati dirigono preferibilmente la loro attenzione verso persone che parlano la lingua dei propri genitori: è evidente che una tale preferenza non può essersi sviluppata nelle poche ore di vita extrauterina trascorse dalla nascita ma deve essersi stabilita nei periodi precedenti.
Questo dimostra che gli elementi di base del linguaggio sono appresi tramite l'esposizione sonora prenatale e in effetti, lo spettrogramma sonoro del pianto dei prematuri di ventisette settimane, rivela già la presenza delle caratteristiche vocali specifiche della voce materna.
Sullo sviluppo cognitivo e musicale del neonato, i risultati di uno studio pilota condotto dal dott. Donald J. Shether (Eastman School of Music, University of Rochester, 1980-1987) ci forniscono dati interessanti: bambini tra i due e i cinque anni esposti nella vita prenatale ad una certa stimolazione musicale sono in grado di fare discorsi organizzati e articolati, sanno memorizzare canzoni lunghe e cantano in modo espressivo, identificano i suoni e li ripetono in modo creativo; alcuni desiderano improvvisare canzoni proprie, altri ricordano i nomi degli strumenti e li suonano correttamente anche se li vedono a distanza di due tre mesi, altri ancora spesso suonano cantando.
Se il piccolo è in grado di memorizzare ciò che ascolta, e una volta nato ricorda le esperienze sonore prenatali e ne viene gratificato quando ha la possibilità di riascoltarle, si capisce perchè in diversi reparti di neonatologia è cresciuta l'attenzione al fattore ambientale: si tenta di riprodurre "l'ambiente uterino" facendo attenzione all'illuminazione, ai rumori, al contenimento e alla riduzione dei procedimenti invasivi e disturbanti. In alcuni ospedali degli Stati Uniti, nelle Divisioni di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Pediatria, la musica è utilizzata nell'assistenza alla gravidanza, per la preparazione al parto e nelle prime fasi di vita del neonato, come parte integrante del piano d'assistenza sanitaria finalizzato al miglioramento del benessere, della salute e della qualità della vita.
Alcune ricerche ne hanno confermato l'efficacia attraverso la rilevazione del miglioramento dei parametri fisiologici dello stress dei neonati nelle nursery dei reparti di maternità.
Altri studi hanno evidenziato che l'ascolto musicale favorisce un miglioramento delle funzioni vitali dei nati prematuri con conseguente diminuzione dei giorni d'ospedalizzazione, riduce l'agitazione e l'instabilità fisiologica in neonati con displasia broncopolmonare dopo un intervento d'aspirazione, influisce positivamente sull'intensità e sulla durata del dolore, permettendo di somministrare meno analgesici in piccoli affetti da patologia neoplastica.
Oltre ai dati clinici e alla ricerca scientifica, c'è anche chi, come F. Leboyer, ha raccontato e documentato l'esperienza straordinaria dell'incontro con l'India e con il "canto carnatico".
E' la testimonianza della cultura di un paese che conserva e tramanda di madre in figlia un'arte semplice e antica: la millenaria abitudine del canto materno che rappresenta, in maniera del tutto spontanea, un momento importante per la madre e per il piccolo nella preparazione al parto.
Il canto di ninnenanne, preceduto da esercizi di rilassamento e di respirazione "vibrata", aiuta le madri a rilassarsi e a respirare più profondamente senza sforzo e il suono della voce, inteso come vibrazione interna, oltre a costituire un benefico messaggio per ambedue, favorisce una migliore ossigenazione e una maggiore elasticità del diaframma.
Altrettanto importante è stata la figura di Marie-Louise Aucher, cantante, che in seguito a ricerche sul suono e sulle corrispondenze vibratorie nel corpo umano, oltre a porre le basi della psicofonia, ha ampiamente diffuso la tecnica del Canto Prenatale che accompagna le gestanti nei nove mesi della gravidanza, attraverso proposte corporee e vocali che favoriscono l'avvio della relazione madre-bambino.
L'attrazione del neonato verso il mondo sonoro-musicale si spiegherebbe, quindi, in rapporto alla vita prenatale: il ritmo della musica ricorderebbe quello del movimento condiviso in sintonia con la madre mediante la fluidità del liquido amniotico.
E nel suo essere parte attiva, la madre gradualmente costruisce un immaginario del suo bambino attraverso un pensiero fantastico che si basa però, proprio sul sentirlo parte di sé, con quegli attributi relazionali che coglie da sensazioni dialogiche che il piccolo comunica attraverso segnali di movimento: suono e movimento allora manifestano l'altro, rendendolo allo stesso tempo oggetto e soggetto di questa comunicazione-relazione.
Una relazione che nasce dal desiderio, in una speciale condizione di linguaggio primordiale che ogni coppia madre-bambino sviluppa in maniera unica e inimitabile e che non è altro che il preludio al complesso comunicazionale corporeo del periodo neonatale.
Alla nascita, la voce della madre agirà come un meraviglioso strumento sonoro capace di dare continuità all'esperienza musicale e ritmica precedente, costituendo un tipo di comunicazione preverbale totalmente affidata al suono.
Suono che diventa una delle forme su cui si basano le esperienze estetiche successive: come se la voce materna, intesa come un oggetto acustico dotato di una forma e carico di affettività, sia in qualche modo in grado di modulare ogni futura capacità dell'uomo di avere una rappresentazione interna di un evento musicale.
In musicoterapia, la precocità dell'esperienza sonora nel suo significato biologico-relazionale e la connotazione che l'elemento sonoro assume nell'ambito della relazione primaria e del suo sviluppo acquistano particolare significatività: tali aspetti infatti, fanno sì che l'elemento sonoro-musicale, nel suo essere linguaggio ricco di implicazioni sensoriali e percettive, abbia in sé la potenzialità di favorire dinamiche regressive. Nel processo terapeutico la produzione corporea-sonoro-musicale favorisce uno spazio di scambio all'interno del quale nasce e si sviluppa una comunicazione condivisa attraverso momenti di sintonizzazione che sono alla base della relazione intersoggettiva.

 

Sandra Masci (da Biblio-net)