Madrigali e madrigalisti in Italia

 

Questa forma musicale in realtà ne indica due diverse e fiorite anche in due epoche diverse; e cioè abbiamo il "Madrigale" come forma della "Ars Nova" nel 1300, quindi nel periodo nel quale si avvertiva la fine del Medio Evo, e nel quale si sviluppavano forme musicali nuove (l'"Ars Nova", appunto), che possedevano un carattere non sacro, ma laico, cosiddetto "profano"; l'"Ars Nova" si sviluppava in Francia e possedeva un repertorio polifonico assai vario; tramite gli stretti rapporti Franco – Italiani che esistevano per il fatto che la Sede del Papato era in Avignone, giunse facilmente nel Nord-Italia.
L'"Ars Nova" italiana non era religiosa, come quella francese, ma praticava il "Madrigale laico", a due o atre voci, e anche la "Ballata". Diciamo, allora che il "Madrigale del'300", è la prima forma di musica non sacra, non religiosa italiana, eseguito nelle case private e ascoltato e praticato dai giovani all'aria aperta o appunto nelle case signorili, alla presenza di un gruppo di amici.
Gli argomenti erano quelli dell'amore cortese, rivolto quindi all'intrattenimento di una ristretta cerchia di persone, ma vi erano anche temi di carattere bucolico; era costituito sul modello metrico della ballata o anche dello strambotto: la musica era per due voci o la melodia delle strofe era differente dal ritornello; il Tetrarca diede una dignità aulica letteraria alla forma.
L'origine della parola "Madrigale" potrebbe essere "Matricalis" cioè "nella lingua materna" e quindi voleva dire che era scritto in una lingua "volgare" e non religiosa; altri invece fanno risalire il termine a "Mandrialis" perché in molti componimenti prevale l'aspetto Pastorale-amoroso, (mentre in altri esclusivamente quello erotico). La forma metrica del Madrigale del 300 era fatta di due terzine settenari (oppure di endecasillabi), che venivano chiusi da un verso che costituiva il ritornello, ripetuto da una terzina e l'altra; uno schema bipartito AB, sostanzialmente, con diverse Stanze fatto di terzine e ritornello.
Tutti i Madrigali erano a due voci o anche a tre voci, e, seguendo la tradizione medioevale, una voce era melodicamente preminente, (superior) movendosi con maggiore libertà di ornamenti melodici, mentre la voce inferiore era solo di appoggio, di complemento (inferior).
Grandi compositori di Madrigali nel 300 furono Francesco Landini di Firenze, cieco dalla nascita, e Iacopo da Bologna. Il Madrigale poi decadde, soppiantato da un prodotto più nazionale quale fu la "Trottola" forma più semplice e a quattro voci, con strumenti di accompagnamento quali il Liuto rinascimentale. Nel 1500 rinasce il Madrigale e abbiamo la seconda forma di cui dicevamo all'inizio del nostro discorso; rinasce con la stessa aulicità di quello del trecento, a livello di testi e di musica, ma i caratteri sono nettamente diversi; il Madrigale del 1500 è metricamente libero, formato da una sola stanza, di sei o dodici versi ci sono quattro voci non è più un componimento a strofe, (è, appunto, astrofico ) e vi prevale il verso endecasillabo e più raramente il settenario o il quinario, con una aderenza maggiore della musica al significato della parola.
Il primo libro di Madrigali appare a Roma nel 1530, a cura di Filippo Verdelot, Francese; pure compositore importante di quel periodo, fu l'Adriano Willaert. Nel 1550, da quattro Voci, il Madrigale passa a cinque voci cade lavoce superiore; il compositore Cipriano da Rore è uno dei musicisti più conosciuti di questo periodo. Gia nel 1570 il Madrigale acquista maggiormente una coloritura fatta di sentimentoe di passione, di espressioni degli affetti umani, che sono propri del tardo Rinascimento, con un cromatismo melodico e armonico e con dissonanze numerose, proprio per rendere aspro il tutto, per esprimere quindi musicalmente, sentimenti di dolore contenuti nei testi delle parole; il che lo si evince soprattutto il Carlo Gesualdo, Principe di Venosa e Signore di Gesualdo Irpino. La musica del Madrigale di Carlo Gesualdo aderisce maggiormente al testo poetico e questo aderire viene chiamato "madrigalismo", cioè il rappresentare appunto in musica le parole, in maniera quanto più possibile aderente. Gli autori maggiori di Madrigali sono Carlo Gesualdo e Luca Marenzio. Carlo Gesualdo nel "libro Sesto dei madrigali a cinque voci", rende immagini poetiche dal testo in maniera da esprimere netti contrasti e contrapposizioni cromatiche, con poca attenzione al dileggio musicale e tanto all'espressione del sentimento (di dolore e di morte soprattutto, almeno per Gesualdo, il quale doveva nei suoi componimenti far "sentire" il suo dolore e pentimento per il duplice omicidio di cui si era macchiato…). Da qui il fatto che Carlo Gesualdo è senz'altro colui che più ha espresso un tipo di Madrigale passionale, come sofferenza e della pietà cristiana, (Pietà per sfuggire alla ferocia dei parenti della moglie…) dell'invocazione alla "Mater Dei", alla "Crux", alla sottomissione, al dolore, al pentimento.
Claudio Monteverdi da Cremona solo in alcuni Madrigali esprime questo stile che nel tempo si differenzia, creando egli quello che viene chiamato il "Madrigale Concertato" cioè il Madrigale a una, due o più voci e con l'accompagnamento del basso continuo, e con il sostegno di vari strumenti, come liuto, viola da gamba a Arciliuto (un Liuto con molte piùcorde, di cui alcune suonavano per risonanza).
Monteverdi, a differenza di Carlo Gesualdo, possiede una visione generale, globale della composizione, che si diversifica da Gesualdo, il quale segue divisioni in immaginiPoetico-Musicali, mentre Monteverdi realizza un rapporto più totalizzante tra testo e musica e una melodia più "intrigante" e quasi "concertante". Gesualdo mira al sentimento, soprattutto quello doloroso, lo totalizza a dispetto della musica, con un carattere statico dei suoi madrigali fatti di brevi fraseggi. Monteverdi invece a volte sembra privilegiare la vena erotica, sia nei madrigali ad andamento musicale più fantasioso che su quelli meno estrosi.

 

Duilio Pacifico