Mozart, la Sinfonia Concertante e la fine di un genere

 

Una sinfonia è una sinfonia, un concerto è un concerto. Questo si sa. Ma una "sinfonia concertante" che cos'è? Se bastasse dire che si tratta di un concerto per più solisti e orchestra, si sarebbero chiamate sinfonie concertanti anche il Triplo concerto di Beethoven o il Doppio di Brahms, il che a pensarci non suona possibile. Il fatto è che la "sinfonia concertante" è un genere limitato a un periodo storico e alla vita musicale di certe città.
L'idea della symphonie concertante nacque nella seconda metà del Settecento a Parigi e da qui si diffuse soprattutto a Mannheim, l'altra grande capitale della musica strumentale dell'epoca. Il successo di questa forma musicale nasceva dal fatto che vi potevano trovare libero sfogo sia il virtuosismo dei grandi solisti, che in quegli anni cominciavano già a girare per l'Europa, sia il nuovo splendore sonoro delle orchestre, la cui fisionomia andava sempre più assomigliando a quella moderna.
Tutto questo era studiato per attirare un pubblico finora sconosciuto alla storia della musica, quello borghese, che cominciava allora ad affollare le sale da concerto.
Non stupisce quindi che Mozart a vent'anni, desideroso di vedersi consacrare come compositore strumentale, puntasse tutto su questo genere; nei soli anni dal 1776 al 1779 scrisse una decina di opere con più solisti e orchestra per le più diverse combinazioni. Tutti questi sforzi furono, dal punto di vista della carriera, inutili, visto che in particolare a Parigi la concorrenza era tanto agguerrita e sleale che nonostante il suo talento Mozart non riuscì mai a sfondare.
Di questo travagliato periodo a noi posteri rimane l'ultimo capolavoro: la Sinfonia concertante per violino e viola, dopo la quale Mozart abbandonò per sempre questo genere.
E non a caso, visto che questo lavoro è la sintesi compiuta di tutte le esperienze musicali assimilate dal giovane genio in giro per l'Europa ed è l'opera che chiude la partita con lo stile galante, riuscendo a incorporare in un discorso unitario e formalmente consapevole, gli stilemi del gusto alla moda.
Insomma, con la sua Sinfonia concertante Mozart ci consegnò il non plus ultra del genere, rispettandone il carattere brillante e socievole, ma allo stesso tempo ne ampliò i confini, unendo l'estro e la fantasia del concerto al senso di organicità del sinfonismo classico ancora da venire. E fu così che inconsapevolmente ne sancì anche la fine.

 

Alberto Bosco (da www.sistemamusica.it)