Muzio Clementi

 

Pianista e compositore italiano, nacque a Roma nel 1752.
Studiò nell'ambiente musicale pontificio. Assunto a dieci anni come organista nella Chiesa di S. Lorenzo in Damaso a Roma, scrisse a quel tempo una Messa a 4 voci. Nel 1766, a quattordici anni, rivelatosi eccellente clavicembalista, fu notato da Peter Beckford, ricco viaggiatore inglese, che si impegnò con il padre a mantenerlo per sette anni in Inghilterra con il proposito di avviarlo ad una completa istruzione musicale.
In questo periodo Clementi maturò il proprio stile pianistico influenzato dal classicismo di Haydn e dallo stile galante di J. Christian Bach.
Grazie alla sua nuova situazione agiata, Clementi nel 1773 potè esibirsi al pubblico londinese come virtuoso di clavicembalo e pianoforte, ottenendo vivo successo. Nel 1781 intraprese una lunga tournée concertistica in Europa esibendosi anche alla corte di Luigi XVI e a quella di Giuseppe II, ove ebbe luogo la sua celebre competizione con Mozart (Gennaio 1782). Rientrato a Londra nel 1778, intensificò la sua attività di didatta, ma si dedicò anche all' attività editoriale ed aprì una fabbrica di pianoforti. Grazie a questo impegno pratico la figura di Clementi assume un carattere del tutto moderno, emancipato dall'antica posizione di protetto dell' aristocrazia ed inserito nella classe borghese.
Dal 1800 al 1810, Clementi viaggiò ancora per l'Europa e si recò in Francia, in Austria, in Italia, dove si rivelò anche valido uomo d'affari facendo apprezzare i pianoforti inglesi di sua fabbricazione ai quali la ditta, poteva applicare dietro richiesta uno speciale congegno che permetteva allo strumento di suonare da sè. Il nuovo strumento - che fu chiamato Selfacting pianoforte - si può definire l'antenato della pianola uscita in America nel 1897.
Nel 1828 si ritirò dalle scene con un concerto alla Royal Philharmonic Society, che assieme a Viotti, aveva fondato nel 1813.
Morì a Eversham in Inghilterra nel 1832.
Tale multiforme attività, non impedì a Clementi di dedicarsi allo studio della composizione pianistica che egli sintetizzò in un'opera didattica fondamentale, il Gradus ad Parnassum, sorta di codice dell'arte pianistica, diviso in tre volumi.
Seguita da Chopin e da Liszt, consigliata da Beethoven agli allievi, tale opera, tuttora valida nella sua impostazione teorica, è costituita da 100 studi per pianoforte che accompagnano l'allievo dalle forme più semplici a quelle più complesse del virtuosismo e della composizione.
Nel trapasso dall'ormai esausto manierismo settecentesco al rigore drammatico del romanticismo, Clementi rappresentò un punto di convergenza della compiuta sistematicità classica verso i nuovi approdi della fantasia, per la ricerca di una sonorità che seguisse in misure rinnovate la libera invenzione tematica.
Era un mondo musicale che si apriva con la speranza di un nuovo ordine morale ed estetico sulle orme di Rousseau.
Artista di ricco ingegno, scrisse più di cento brani per pianoforte tra sonate, capricci, toccate, fughe, sei sinfonie ed un oratorio la cui musica è andata perduta.