Nella casa di vetro dei Gentle Giant

 

I Gentle Giant sono stati, nella prima parte degli anni settanta, una delle band di punta del rock progressivo di matrice classicheggiante, quando i barocchismi erano ancora mantenuti ad un livello accettabile, prima che la diga cedesse e si arrivasse ad indigestioni così perniciose da affossare il genere. Una band che ha portato avanti, con l'aggiunta di nuovi elementi, le intuizioni di una formazione di grande valore ed importanza che però è finita quasi dimenticata: i Family di Roger Chapman. Per rendere la cosa del tutto evidente basta pensare, in riferimento a quest'ultimo gruppo, al polistrumentismo già ben delineato, all'uso del vibrafono affidato alle scintillanti escursioni del tastierista John 'Poli' Palmer (all'occorrenza anche buon flautista e del resto il soprannome era già tutto un programma), all'uso frequente del violino, suonato prima da Rick Greech e poi da John Weider, alle spezzettature ritmiche caratterizzate da metriche inconsuete.
A questi elementi di base, sagacemente riposizionati e riadattati, i Gentle Giant aggiunsero un maggior utilizzo delle tastiere, compreso quel synth che era allora una vera novità, una più forte impronta medioevalistica derivata da una perfetta assimilazione (soprattutto da parte del tastierista Kerry Minnear) della musica europea colta dei secoli precedenti, fusa con la musica popolare che si esplicitava in particolar modo nelle ballate laiche e negli inni liturgici, tramandati da generazione a generazione. Questo portò ad un caratteristico uso polifonico delle voci dei vari componenti del gruppo. Intelligentemente i Gentle Giant, non potendo contare su un front-man aggressivo e potente come Roger Chapman, si concentrarono sulla interazione delle varie voci, utilizzate con tutti gli accorgimenti derivati dalla musica vocale rinascimentale.
I Giant sono una band di culto, con moltissimi fans in tutta Europa ed in particolare in Italia. Una formazione che ha lasciato buoni ricordi ed estimatori anche in aree insospettabili. Si veda a questo proposito la dichiarazione d'amore che un batterista eccellente come Gregg Bendian, geniale anche quando si prende in esame l'aspetto progettuale della musica, dedica loro dalla copertina del suo ottimo Gregg Bendian's Interzone uscito per la Eremite nel 1997. Per il batterista, nato nel New Jersey, fu soprattutto il disco Free Hand a rappresentare una sorta di iniziazione che gli fece scoprire la genialità del gruppo inglese dei fratelli Shulman, soprattutto a livello compositivo e strutturale.
Sentiamo quello che diceva Gregg Bendian nell'agosto del 1996: 'Nella loro complessa variante di musica da camera ascoltai per la prima volta (quasi senza esserne consapevole) elementi diversi come il contrappunto, l'atonalità, la politonalità, i polimetri, la modulazione metrica, la fragmentazione dei motivi, la dislocazione ritmica, il polistrumentismo e naturalmente le percussioni intonate usate come strumento solista: tutte aree vitali della composizione contemporanea che avrei seriamente studiato in seguito come musicista.' E prosegue dedicando il disco ai membri della band inglese, con 'molta ammirazione, rispetto e gratitudine'.
I Gentle Giant nascono come emanazione di un gruppo di Rhythm 'n' Blues, Simon Dupree and the Big Sound, che vedeva già protagonisti i tre fratelli Shulman: Phil (saxofonista), Ray (bassista) e Derek (cantante). A loro si aggiunsero il giovane tastierista di formazione classica Kerry Minnear e il chitarrista Gary Green, fratello del jazzista Colin Green (anche lui chitarrista, ha suonato con Gordon Beck, con Harold McNair, con Gorgie Fame e, seppure non documentato su disco, con una eccellente edizione dei Just Us di Elton Dean che fece anche un breve tour italiano agli inizi degli anni settanta).
Per il ruolo di batterista, all'inizio, i Gentle Giant non riuscirono a trovare una soluzione completamente soddisfacente. Per i primi due album le bacchette furono affidate alle mani di Martin Smith; questi fu sostituito da Malcom Mortimore per il terzo album e poi il ruolo trovò il suo protagonista definitivo in John Weathers, batterista più solido e lineare che contribuì a rinsaldare le fondamenta del suono del gruppo.
Tutti i musicisti dei Gentle Giant erano polistrumentisti e quindi alla strumentazione di base si aggiungevano vibrafono, violino, violoncello, chitarre acustiche, percussioni, flauti dolci e tastiere di ogni tipo. Per di più tutti i musicisti erano anche buoni cantanti e, come si diceva, l'uso accentuato, da parte di questo gruppo, della componente polifonica nel canto, fu certamente uno dei tratti caratteristici che li identificarono sin dall'inizio e che tuttora li contraddistinguono.
La discografia ufficiale del gruppo comprende 12 album:
1970 - Gentle Giant (Vertigo)
1971 - Acquiring the Taste (Vertigo)
1972 - Three Friends (Columbia/Vertigo)
1972 - Octopus (Vertigo/Repertoire)
1973 - In a Glass House (Alucard/Gentle Giant Music)
1974 - The Power and the Glory (One Way)
1975 - Free Hand (BGO)
1976 - Interview (BGO)
1977 - Playing the Fool: The Official Live (BGO)
1977 - The Missing Piece (BGO)
1978 - Giant for a Day!(BGO)
1980 - Civilian (BGO)
Per i tanti collezionisti che sono interessati anche a proposte discografiche postume cerchiamo di compiere una ricognizione ragionata sulle uscite che si sono succedute negli ultimi anni.
Molto interessante è il doppio album intitolato Under Construction pubblicato da una piccola casa discografica, la Alucard, gestita dal tastierista Kenny Minnear (divertitevi a leggere il nome dalla casa discografica all'incontrario). L'elegante confezione contiene due CD e un esauriente libretto carico di informazioni e testimonianze. La musica propone una mezza dozzina di brani registrati poco prima che la band entrasse in studio di registrazione per il primo album. Poi seguono demo, esperimenti, brani live anche piuttosto lunghi, tratti dal periodo compreso fra il 1974 e il 1976, anni che videro la band impegnata in centinaia di concerti, soprattutto in Europa.
Va aggiunto che la stessa minuscola casa discografica ha anche rimesso in circolazione il quinto album della band, quel In a Glass House che molti considerano il loro capolavoro, maturato in un momento turbolento per la vita del gruppo. La ragione principale delle tensioni e delle preoccupazioni era dovuta all'abbandono dell'attività musicale da parte di Phil Shulman che, abbastanza repentinamente, lasciò il gruppo. Seppure amareggiati e preoccupati, gli altri componenti della formazione inglese decisero di proseguire come quintetto. L'album fu rifiutato dalla Columbia americana perché poco commerciale e viene qui riproposto nel suo fulgore, con l'aggiunta di due brani inediti, provenienti da concerti live, che aggiungono circa venti minuti di musica di grande interesse. L'apertura è affidata a suoni sovrapposti di vetri in frantumi che progressivamente diventano una frase ritmica sulla quale poi parte il primo brano vero e proprio ("The Runaway"), un brano in 6/8 che diventerà un cavallo di battaglia anche nei concerti dal vivo.
Il lavoro della piccola casa discografica va encomiato anche per la determinazione con la quale è riuscita a mantenere, con una splendida confezione artigianale, la bellissima copertina dell'album originale, caratterizzata dall'inserimento di due fogli di acetato sovrapposti che contengono sagome nere dei musicisti che si fondono a mo' di ombre cinesi su due livelli. Una cosa che non era certo facile da riprodurre nel formato miniaturizzato del CD.
La Voiceprint ha recentemente pubblicato, con il consenso della band, due album che riportano materiale live di dubbia provenienza e di qualità audio poco più che discreta. Erano già in circolazione come bootleg e la nuova uscita li toglie da questa situazione 'illegale', pur non migliorandone la qualità audio. Sono stati entrambi registrati in Italia: il primo (In a Palesport House) contiene materiale registrato al Palasport di Torino a gennaio del 1973. I brani sono quelli più celebri ("The Runaway", "Way of Life", "The Advent of Panurge" e altri) e alla fine vengono aggiunti anche due brani provenienti da una apparizione televisiva californiana del novembre 1974. Sono complessivamente quasi settanta minuti che riprendono la band in piena forma. Poi abbiamo Live in Rome 1974 che arriva dal concerto tenuto al Palaeur il 26 novembre del 1974. Anche qui i nastri sono un po' tagliuzzati, di qualità altalenante da un punto di vista tecnico, ma decisamente di ottima qualità da un punto di vista artistico.
Con una qualità decisamente migliore per quanto riguarda la ripresa audio, senza perdere nulla nella qualità artistica, abbiamo particolarmente apprezzato i due doppi CD pubblicati dalla Hux Records: Totally Out of the Woods e Out of the Fire. Entrambi mettono assieme varie sedute registrate per la BBC inglese. Per una regola sindacale la BBC era obbligata a mandare in onda una percentuale fissa di musica registrata appositamente per la trasmissione radiofonica, invece che limitarsi ad utilizzare solo dischi. Questo spiega la grande mole di materiale inedito che ancora si conserva negli archivi della radio di stato d'oltremanica. Normalmente le band prescelte suonavano dal vivo negli studios della BBC, senza pubblico. Di solito in ogni occasione venivano registrati quindici/venti minuti di musica, che poi venivano messi in onda entro poche settimane.
Il primo album riporta un'eccellente seduta del luglio 1970, con la band ripresa dopo pochi mesi dall'inizio della propria attività. Sono solo due brani che però rendono subito l'idea della bravura strumentale del gruppo e del loro peculiare uso delle voci. Poi troviamo sedute dell'agosto e del dicembre 1973, del dicembre 1974 e di metà settembre del 1975. Non manca un demo, registrato da Ray Shulman nel proprio studio domestico, che riporta un arrangiamento di prova del brano "Free Hand".
Il secondo album riporta sedute anomale, più lunghe, praticamente dei mini-concerti registrati al Golders Green Hippodrome di Londra. La prima risale al novembre del 1973 e vede la band in grande spolvero, la seconda è invece del gennaio 1978, con la band ormai vicina allo scioglimento, ma ancora capace di mettere in campo musica di alto livello. In entrambi i casi la qualità del suono è ottima.
Nel 1980 i Gentle Giant decisero di interrompere la loro attività. Derek e Ray Shulman si dedicarono alla produzione raggiungendo ottimi risultati. Il primo è addirittura diventato Presidente e CEO (una sorta di amministratore delegato ) della Atco (Atlantic), una delle case discografiche più note e prestigiose. Per i numerosissimi fans rimangono abbondanti tracce che consentono di mantenere vivo il ricordo di un gruppo che ebbe il coraggio di percorrere strade misteriose sin lì poco battute, senza troppo preoccuparsi dei risvolti commerciali.
Discografia postuma consigliata:
1997 - Under Construction (Alucard)
1998 - Out of the Fire (Hux)
2000 - Totally out of the Woods (Hux)
2000 - Live in Rome 1974 (Voiceprint)
2001 - In a Palesport House (Voiceprint)

 

Maurizio Comandini (da www.allaboutjazz.com/italy)