Sergej Vasil’evich Rachmaninov

 

Rachmaninov, Sergej Vasilevic nasce a Oneg, Novgorod nel 1873.
Uno dei più brillanti pianisti del XX secolo, le cui composizioni sono considerate tra le ultime maggiori espressioni dell'epoca romantica, studiò a Mosca con Aleksandr Siloti, a sua volta allievo di Franz Liszt. Tra i suoi maestri di composizione, il più importante fu Pëtr Ili Cajkovskij.
Il Preludio in do diesis minore (1892), per pianoforte, e l'opera Aleko (1893) lo resero celebre come compositore. Sempre del 1893 è il Trio élégiaque, in memoria di ajkovskij. Nel 1897 fu eseguita la Prima sinfonia in re minore, la cui accoglienza disastrosa lo indusse a smettere di comporre: per tre anni si dedicò esclusivamente all'attività di pianista e direttore. Il Secondo concerto per pianoforte in do minore (1900) segnò il suo ritorno alla composizione.
Nei successivi diciassette anni vennero la Seconda sinfonia in mi minore (1906); il poema sinfonico L'isola dei morti (1909); la Liturgia di San Giovanni Crisostomo (1910), per coro; la sinfonia corale Le campane (1913), su un poemetto di Edgar Allan Poe.
Rachmaninov: un "cipiglio alto due metri" (come lo definiva Stravinskij), spalle larghe, magrissimo.
Quando si metteva al pianoforte sembrava infilare quelle lunghe gambe sotto la tastiera un po' così, più per togliersele di mezzo che per cosciente approccio ai pedali. Chi lo conosceva poco diceva che era freddo e austero. Gli amici conoscevano invece di lui la vena goliardica. Un eterno ragazzone stravagante.
Celebre la sua memoria musicale. Snocciolava senza parte una quantità industriale di opere per pianoforte, pezzi sinfonici, lirici o di qualche autore contemporaneo e dava l'impressione che fosse musica sua... un dono importante per un compositore.
Si esaltava per le conquiste tecnologiche e amava gingilli da cancelleria come le matite colorate o la macchina puntatrice. Quando un amico gli regalò uno dei primi aspirapolveri rimase così entusiasta della meraviglia tecnica che a tutti quelli che gli facevano visita mostrava lo strano marchingegno e si divertiva come un bambino. Così come si divertiva con le auto: già nel 1912 aveva comprato una bellissima Mercedes blu scuro con la quale scorrazzava facendo girare la testa ai suoi concittadini.
Da giovane amava molto le canzoni di chiesa e la musica ecclesiastica e spesso, anche d'inverno, si alzava alle sette del mattino per ascoltare gli antichi canti liturgici dei monaci al monastero Andronikov. E ascoltava, ascoltava. Poi se ne andava ad un concerto sinfonico e finiva per cenare al ristorante, dove stava seduto a tavola fino a tarda notte, sprofondando con grande piacere nelle canzoni tzigane. Senza queste impressioni contrastanti non poteva vivere.
Lasciata la Russia nel 1917, Rachmaninov si stabilì negli Stati Uniti. Qui si concentrò sulla carriera di pianista e direttore d'orchestra, incidendo dischi in entrambe le vesti.
Le poche composizioni successive al 1917 comprendono le Variazioni sopra un tema di Corelli (1934), per pianoforte; la Rapsodia sopra un tema di Paganini (1934), per pianoforte e orchestra; la Terza sinfonia in la minore (1936); e il Quarto concerto per pianoforte in sol minore (1937).
Muore a Beverly Hills, California nel 1943.