Storie di ordinario copyright

 

Questa settimana vorrei parlarvi di teatro e delle ineffabili e mostruose conseguenze che tutti i giorni ha sulla nostra cultura quell'attentato alla libera circolazione del sapere che viene chiamato Normativa sul Diritto d'Autore, grazie alla quale ben presto dovremo pagare le royalties anche per i libri che leggeremo in biblioteca.
Accade che due grandi autori ed interpreti del nostro miglior teatro, Remondi e Caporossi, si siano beccati qualche migliaio di euro di multa perché hanno messo in scena una pièce di Beckett, Giorni Felici, senza autorizzazione. Autorizzazione di chi? Non del povero Samuel, defunto ormai da anni, bensì degli eredi aventi legalmente diritto, i quali hanno deciso di non concederla poiché nella messa in scena di Rem&Cap il ruolo della protagonista, Winnie, viene ricoperto da un uomo. Insomma, non è che i nostri volessero gabellare le royalties, no, si limitavano a reinterpretare l'opera di Beckett. Ciò che viene messo in pericolo non è, dunque, il guadagno degli eredi, quanto la libertà di noi tutti di 'utilizzare' creativamente Beckett, di farlo rivivere, di darne letture diverse. Il paradosso è che, a parlare in nome dell'autore, sono i parenti, i quali non hanno necessariamente alcuna competenza specifica a giudicare il valore artistico di quanto Rem&Cap hanno realizzato. Avessimo dovuto affidare la credibilità filologica degli scritti di Nietzsche alle cure di sua sorella, penseremmo ancora che è la filosofia nietzschiana ad avere dato le basi al nazionalsocialismo e, se Dio vuole, non è affatto così.
Io, per conto mio, sono convinto che Beckett non avrebbe avuto un bel nulla da dire al proposito, almeno quanto il galileiano Sagredo era convinto che Aristotele, fosse stato vivo, avrebbe creduto ai suoi occhi, anche a costo di correggere ciò che dicevano i suoi stessi scritti. E sono altrettanto convinto che, se continueremo ad inquinare con la Ragione Economica tanta parte della nostra vita, ci ridurremo proprio come Winnie, a vivere la nostra cultura sotterrati in un mucchio di sabbia. Chi vieta la rappresentazione di Rem&Cap è come Winnie e suo marito, avvelenati dal nulla e dalla morte, terrorizzati dall'apparire di una formica: minuscola, ma viva. E ci attenderà proprio la profezia di Winnie: ''verrà un giorno in cui dovrò imparare a parlare da sola''.
Perché, galileianamente, il sapere e l'arte sono un diritto e non una proprietà. Nemmeno del loro autore: come il telescopio non era di Galileo, ma dell'umanità tutta.