Sylvano Bussotti

 

Figura tra le più singolari del panorama italiano del secondo dopoguerra, compositore, regista, scenografo e sporadicamente pianista, Sylvano Bussotti (Firenze 1931) si è formato come autodidatta in un ambiente molto influenzato dalle avanguardie pittoriche. Fin dalle sue prime prove, il musicista ha denotato un’inclinazione particolare per il gestualismo connesso alla pratica esecutiva, per un eccentrico stile nella notazione (che riflette il suo gusto pittorico) e per le tecniche "aleatorie": il tutto nel quadro di un autobiografismo molto accentuato e per certi versi "romantico", teso cioè a disvelare le diverse facce di un mutevole rapporto tra arte e vita. Naturale che tali inclinazioni lo conducessero ben presto ad eleggere il teatro come naturale luogo d’espressione, sebbene tra i lavori più significativi del suo composito catalogo siano da annoverare pagine come i pianistici Pièces de chair II (1958-60) e l’affresco corale Rara Requiem (1969-70).
Il teatro inteso come luogo di massima ambiguità, come meccanismo da smontare e rimontare in forme sempre diverse, ma anche come luogo della memoria, in cui riaffiorano "oggetti sonori" del passato – decisiva in tal senso l’eredità di autori come Berg, Mahler e Puccini – diviene una sorta di manifesto estetico del poliedrico artista che, a partire dalla metà degli anni settanta, firma i propri spettacoli con una sorta di sigla, di marchio di produzione: BussottiOperaBallet. La Passion selon Sade (1965), Lorenzaccio (1972), il balletto Bergkristall (1973), Nottetempo (1976) e Phèdre (1988) sono solo alcuni dei principali lavori teatrali del musicista, quelli in cui meglio si rintracciano i suoi materiali più seducenti e raffinati.
A partire dagli anni novanta, esaurita la vena teatrale, il musicista ha diradato molto la propria attività compositiva e si è dedicato con maggiore impegno alla regia e alla scenografia, firmando nuovi allestimenti di opere del repertorio per importanti fondazioni liriche.

 

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