Umberto Boccioni

 

Un automobile da corsa è più bella della Vittoria di Samotracia.
In questa famosa frase, scritta da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909, nel primo manifesto sul Futurismo, ritroviamo il sunto dell'ideologia e il punto di riferimento della più importante opera di Umberto Boccioni: "Forme uniche nella continuità dello spazio".
La scelta sulla scultura ellenistica, la "Nike di Samotracia" (190 a.C.), non è casuale: opera di bellezza straordinaria, figura imponente, si gonfia di vento mentre si protende dalla prua di una nave, su di lei interagisce l'aria, scolpisce le sottili vesti, mentre le ali si dispiegano nello spazio infinito.
Ma il "volo" della Nike, appartiene al passato, peggio, alla cultura classica (la cultura "perfetta"), e come tale, per i futuristi, dev'essere distrutta, cancellata, annientata dalla macchina, chè più veloce, più bella con quel suo luccichio metallico e quella forza dirompente.
I futuristi proclamano l'antipassatismo, la rottura col passato, in nome della modernità, la modernolatria: cui carattere precipuo è il dinamismo, causato dall'attivismo. Una forte energia vitale che si esprime anche con la violenza, nell'identità tra arte e vita. Questo spiega il furioso interventismo di tutto il gruppo al momento del primo conflitto, e le illusioni (ben presto cadute) sulle potenzialità rivoluzionarie del Fascismo. (M.Calvesi)
Gli sviluppi della tecnica furono il riferimento costante dei futuristi: la macchina da corsa e l'aeroplano, in particolare, divennero i nuovi modelli estetici cui far riferimento: si parlò infatti di "bellezza meccanica" e "estetica della velocità".
Nel 1908 Boccioni scriveva: Voglio dipingere il nuovo, il futuro del nostro tempo. Quel "nuovo" era sinonimo di volo, automobile, traversate oceaniche, scoperte scientifiche, teorie sulla musica, fisica. La Macchina, era la nuova potenza a servizio dell'uomo del futuro.
Nel 1913 scolpisce "Forme uniche nella continuità dello spazio". Una figura umana colta in piena corsa, si modifica nell'ambiente in cui si evolve, come roccia erosa dal vento, l'anatomia sporge e si ritrae col flusso atmosferico provocato dalla velocità.
La "sintesi dinamica", teorizzata da Boccioni, consistette nel ritenere che la forza fisica deforma i corpi: lo spazio si fonde con l'oggetto nella velocità, però incide, modificandolo, anche quando l'oggetto è apparentemente "fermo": in realtà si muove sempre, poiché tutti facciamo parte di una realtà che è in perenne trasformazione.
Perciò le immagini dei quadri sono raffigurate da Boccioni in modo "simultaneo", in momenti diversi. L'ambiente non è più sfondo ma compenetra nelle figure.
È in questo "dinamismo universale" che si basa la poetica di Umberto Boccioni, e che tenta di rappresentare sia in pittura che in scultura.
Con lui, i compagni d'avventura Carlo Carrà, Giacomo Balla, Luigi Russolo, Gino Severini, alcuni dei quali morirono come Boccioni in guerra.

 

Isabella Mei (da www.allaboutjazz.com/italy)