Univers Zero

 

Esiste una via primariamente europea al rock? Esiste una modalità espressiva che si mantenga rock nella dinamica e nell'impatto, ma che sia svincolata 'a priori' da qualsiasi influenza e da qualsiasi radice 'blues', facendo piuttosto riferimento alla tradizione classica del vecchio continente? Il progressive, nella sua attribuzione stilistica più comune, è stato un tentativo di proporre qualcosa di simile, un'eresia che si è sviluppata all'interno del sistema, come rifiuto di qualcosa di acquisito e consolidato: un tentativo 'a posteriori' con l'inserimento di elementi idealmente classici su un tessuto già formato. Ma è possibile fare rock che realmente parta dalla tradizione classica e non che arrivi ad essa? Ad ascoltare la musica dell'ensemble belga degli Univers Zero, come di altri gruppi del cosiddetto 'Rock In Opposition', la risposta sembrerebbe affermativa. Gli Univers Zero si formano nella scena belga negli anni '70 coagulati attorno alla figura del batterista Daniel Denis, emulo di Christian Vander dei Magma e proveniente dall'esperienza con un altro gruppo paraprogressive: gli Arkham. La musica del gruppo si muove fin dall'inizio su alcune direttrici ben precise: - la chiara ispirazione da alcuni autori del '900 come Bartok e Stravinsky; a tal proposito molti critici hanno associato la musica degli UZ anche ai King Crimson e ai Magma. Per quanto riguarda i primi direi che il parallelismo si ferma alla tendenza eversiva rispetto allo status quo musicale del tempo, essendo nello sviluppo completamente diverso come spirito e stile; più centrato invece il paragone con i francesi Magma, per via di una certa oscura e drammatica cupezza di fondo. Però la musica dei Magma avanza per granitici e caratteristici pattern ritmici e vocali che vengono ripetuti ciclicamente, mentre negli Univers Zero è caratteristica l' invenzione continua e spiazzante, con una dinamica interna molto più ricca. Inoltre i Magma sono un gruppo sicuramente originale ma anche decisamente 'rock', definizione che agli UZ va piuttosto stretta. Un riferimento invece assolutamente plausibile in ambito extra-classico sono senz'altro gli Art Zoyd di Thierry Zaboitieff; - una strumentazione che associa una sezione ritmica ordinaria con viola, violoncello, clarinetto, eccetera; - un caratteristico drumming nervoso e spiazzante, che ben asseconda le continue invenzioni degli strumenti armonici; - la quasi totale assenza di improvvisazione; - arrangiamenti ad incastro in cui i temi musicali si inseguono, si uniscono, si infrangono, si avviluppano. In tal senso, un riferimento plausibile in ambito completamente diverso sono i Gentle Giant; - una tensione cupa e irrisolta che caratterizza la quasi totalità dei brani; - il tentativo esplicito, direi ferocemente esplicito, di creare un vero 'rock da camera' (più che rock sinfonico) che mantenga del rock la dimensione spaziale mutuando dalla musica classica l'evoluzione temporale dei temi. Gli Univers Zero esordiscono discograficamente nel 1977 (anno potenzialmente poco propizio alla loro proposta) con un disco omonimo passato però successivamente alla storia con il titolo di "1313", presentandosi con una curiosa formazione a 7 elementi (l'epicentro del gruppo è il batterista Denis, autore di 3 dei 5 brani). Dagli iniziali 14 minuti di "Ronde" fino alla conclusiva "Complainte" si definiscono le caratteristiche della musica del gruppo con viola, violoncello e clarinetto che dialogano ora in maniera serrata ora meditabondi, e la sezione ritmica ad ancorare i brani alla fisicità di un'estetica rock. Lo stile tende ad essere teso, a tratti aggressivo, per poi risolversi nella malinconia disturbata e inquieta di "Complainte". L'esordio presenta un ensemble forse un po' lezioso ed autoindulgente, ma di grandissima personalità: il riferimento alla musica classica è evidentissimo, mentre il rock, al cui pubblico gli UZ si rivolgono, è richiamato dall'impatto e dalla strutturazione ripetitiva di alcune parti. In tal senso l'estetica del gruppo ha dei richiami antichi (Bartok, Stravinsky ma anche, perchè no, Webern, Schoenberg e Berg) ma inseriti e vissuti in un contesto nuovo ed inedito, creando una musica che ha riferimenti psicologici oltre che musicali, sia ancestrali che avanguardistici. Gli UZ si pongono sin dall'inizio come il paradigma di come si possa fare musica colta e complessa senza cadere nelle trappole della cacofonia, del caos innalzato a sistema e spacciato per atto creativo, nelle pastoie dell'avangardia come sistema autoreferenziale e fine a se stesso, strada che il gruppo percorrerà fino ai giorni nostri assieme ai francesi Art Zoyd, con i quali hanno diversi punti di contatto. Nel 1979 esce il secondo disco, "Heresie", meno tecnico di "1313" ma anche molto più evocativo, descrittivo, quasi pittorico, nel quale il gruppo indulge in un clima denso e tetro, quasi orrorifico. Nell'iniziale "La Faulx", che con i suoi 25 minuti occupa tutta la prima facciata, gli strumenti girano lentamente attorno ad un'oscuro punto di equilibrio, creando una tensione crescente ma incorporea. Poi una voce accusatoria, urla disperate in sottofondo e il clarinetto che spezza il clima opprimente dando il via ad una cupa e disperata marcia verso il nulla; impossibile non pensare a eretici verso il rogo od ad anime perse verso l'esilio in paludi miasmatiche. Il brano successivo, lo splendido "Jack The Ripper", recupera sin dal titolo i climi del brano di apertura, mentre il brano finale "Vous Le Saurez En Temps Voulu" risulta più legato ai temi del disco d'esordio nella sua maggiore estroversione strumentale.Passano altri due anni ed esce "Ceux Du Dehors", opera meno cupa e più estrosa di "Heresie", ma anche meno interessante e coinvolgente, seppur l'eccletismo e il continuo susseguirsi di temi dei due brani più lunghi del disco ("Dense" e "Combat", entrambi oltre i 12 minuti) raggiungono una perfezione formale che farà da riferimento per tutta la successiva produzione. "Ceux Du Dehors" è un album (almeno nei due brani citati) più estroverso e, in senso relativo, più legato ai parametri estetici di un certo rock avanguardistico. Certo che comunque le dissonanze della breve "La Musique D'Erich Zann" e i cori lugubri di "La Corne Du Bois Perdus" non lasciano scampo. Dopo un Ep ("Crawling Wind ", recentemente ristampato in CD) nel 1984 esce "Uzed", che riprende il discorso di "Ceux" portandolo a perfezione e compimento in un grande capolavoro di scrittura e tecnica; basterebbero i 10 minuti dell'iniziale "Presage": pochi accordi di piano costituiscono il centro di gravità su cui ruotano tutti gli altri strumenti, poi il basso e una batteria mai così rock spingono il brano nella folle corsa di un violino impazzito. Mille temi si rincorrono in un episodio straordinario per compattezza e raffinatezza nell'arrangiamento. Il resto non è da meno (dalla romantica "Célesta" alla lunga e splendida "Emmanations") in un platter molto più esplicito musicalmente dei precedenti, ma mai così ricco di sfumature e di musica relazionabile ad una sorta di rock cameristico iperstutturato. Nel 1986 esce "Heatwave" con la novità di un uso massiccio dei sintetizzatori, già timidamente presenti nel precedente platter, che danno una dimensione più estraniante alla musica del gruppo. Tra i quattro brani inclusi si staglia la progressione in crescendo (20 primi) di "The Funeral Plain", con un drumming forse mai così fantasioso ed efficace. "Heatwave" è un disco ottimo, che ripercorre le varie anime del gruppo, ma risulta forse un pò manieristico e freddo. A questo punto gli UZ si sciogono rimanendo un mitico gruppo di culto fino al 1999 quando, un pò a sorpresa, esce "The Hard Quest", disco che recupera appieno il loro preziosissimo stile risultando però alla fine accademico, poco avventuroso e coinvolgente nel suo ripetere un pò pedissequamente gli stilemi delle opere precedenti. Denis e compagni finiscono nel dimenticatoio dei grandi gruppi che non hanno più niente da dire, quando tre anni dopo esce "Rhytmix" a mettere le cose a posto riportando la musica su livelli di eccellenza in un disco complessissimo nella struttura, classicheggiante nello stile nonché a volte pensoso e incorporeo nello spirito che lo sottende. Un grande album che ripropone gli Univers Zero agli apici della contemporaneità. Per chi volesse approfondire il discorso, "Implosion" é la loro release più recente, datata 2004.

 

Michele Chiusi