Whitesnake

 

Dopo lo scioglimento dei Deep Purple, a causa della svolta funk del duo Bolin-Hughes, David Coverdale decide di dar forma a un nuovo gruppo in cui possa creare quella sintesi di hard-rock e blues che non gli è riuscita nei Deep Purple per via dell'egocentrismo del chitarrista Ritchie Blackmore e del funk di Hughes.
Nel 1978 Coverdale, dopo due album da solista, veri e propri tributi al blues e a tutta la tradizione afro-americana, decide di dar vita agli "Whitesnake", titolo anche del primo album di Coverdale. La line-up è formata da ben due chitarristi, Micky Moody (ex dei Juicy Lucy) e Bernie Mardsen (ex dei Babe Ruth), dal bassista Neil Murray (ex dei Colosseum II), dal batterista David Dowle (ex della Gillan Band) e dal vecchio compagno dei Deep Purple, il tastierista John Lord.
Verso la fine del 1978 esce il mini LP "Snakebite", di cui si deve ricordare il primo pezzo di successo del Serpente Bianco: "Ain't no love in the heart of the city".
Vedendo che il terreno è pronto, Coverdale e soci danno alle stampe nel 1979 "Trouble", primo lavoro di durata del Serpente, in cui l'hard-blues tanto voluto dal cantante si stabilizza.
Coverdale ora ha le idee chiare, e decide subito di incidere un nuovo album; ma prima sostituisce il batterista Dowle (che torna da Ian Gillan) con l'ex compagno dei Deep Purple Ian Paice. Con questa formazione spaziale (soprannominata anche "Deep Purple 2") il cantante dà alla luce, alla fine del 1979, "Lovehunter", un album strepitoso con una copertina quasi pornografica. Da segnalare due brani leggendari: "Walking in the shadows of the blues" e la title-track.
L'anno successivo è la volta del capitolo più bello di questo periodo degli Whitesnake: "Ready 'n' willing". In questo album, refrattario all'usura del tempo, la miscela sonora progettata da Coverdale si esprime al meglio dando vita a dei super-classici: "Fool for your loving", "Ready 'n' willing", "Blindman" (nuova versione di un brano apparso nel primo album solista di Coverdale) e soprattutto "Ain't gonna cry no more" che, grazie alle straordinarie modulazioni nere di Coverdale, diventa una canzone di valore assoluto.
Pochi mesi dopo l'uscita di questo master-piece esce il disco dal vivo "Live... in the heart of the city", che mostra una band al massimo della forma.
La carriera del Serpente Bianco va avanti senza intoppi, anche grazie ai successivi album: "Come 'n' get it" (1981) e "Saint 'n' sinner" (1982). In questi due album sono da ricordare: "Children of Babylon", "Crying in the rain" e soprattutto "Here I go again", che diventerà la bandiera del gruppo e verrà successivamente riproposta in svariate versioni.
Ma l'enorme successo non basta a far uscire il gruppo dall'ingombrante ombra dei Deep Purple e, a causa di vari problemi, il gruppo viene sciolto da Coverdale di lì a poco. Così finisce il primo periodo degli Whitesnake, in cui la sintesi di rock e blues si era mostrata al meglio; infatti nei successivi lavori (sempre più che validi) Coverdale darà una sferzata al suo stile verso un sound più moderno. Durante tutto il 1983 Coverdale cerca nuovi componenti con cui continuare l'avventura del Serpente Bianco. Alla fine decide di riassemblare la band attorno al batterista Cozy Powell (ex dei Rainbow), unico drummer in grado di sostituire nel cuore dei fan Ian Paice; ingaggia inoltre il chitarrista Mel Galley (ex dei Trapeze), già cercato ai tempi di "Lovehunter", e il bassista Colin Hodgkinson; in più si tiene Moody e Lord. Con questa formazione viene incisa la prima versione di "Slide it in" (1984), subito un successo. Ma Coverdale, non contento del successo negli USA, firma un contratto con la Geffen Records tramite il nuovo manager della major John David Kalodner, che decide di pubblicare "Slide it in" in negli Stati Uniti, ma in una versione aggiornata e rimasterizzata dal produttore della Geffen Olsen. Coverdale, sperando in un successo maggiore, acconsente e si prepara ad andare in studio per aggiornare il sound di "Slide it in", ma Moody, non essendo d'accordo, lascia la band.
Coverdale si sente tradito dal chitarrista che lo seguiva fin dall'album d'esordio e, a causa anche di un problema alle corde vocali, cade in un periodo di depressione. Durante una lite licenzia il bassista Hodgkinson; così si trova solo con un album da aggiornare. Ma Coverdale ne esce ancora una volta, richiamando il bassista dei tempi d'oro Murray e affidando il posto vacante di Moody alla giovane promessa delle sei corde John Sykes (ex dei Thin Lizzy). Con questa nuova formazione Coverdale riesce ad aggiornare "Slide it in", che viene ristampato.Grazie ad Olsen il suono di questa versione è più pulito e Murray non fa rimpiangere Hodgkinson. Per quanto riguarda le parti di chitarra Galley e Sykes sono molto affiatati, però non se la sentono di riincidere le parti in slide di Moody, che rimangono quindi anche sulla versione americana, ultimo aggancio degli Whitesnake con il loro passato Blues. Questo sofferto album si può considerare come uno spartiacque tra il passato e il futuro di questa band. La versione americana (in cui già si denota il cambio di stile di Coverdale) è sicuramente migliore rispetto a quella europea, troppo stanca e ripetitiva.
Coverdale, con questa formazione, si lancia in un nuovo tour che però ha esito ambiguo. Inoltre il disco, pur vendendo tantissimo, non raggiunge l'esito sperato.
Alla fine del tour Lord, dopo sette anni di fedeltà, torna nei riformati Deep Purple ("Perfect stranger"), e Powell va a completare il super-trio con Keith Emerson e Greg Lake; Galley rimane bloccato a causa di una tendinite, e Coverdale a causa di nuovi problemi alla voce. Molti pronosticarono a questo punto la fine degli Whitesnake, ma, dopo la tanto sospirata operazione alle corde vocali, Coverdale torna più forte e sicuro dei suoi mezzi e, tenendosi stretti Murray e soprattutto Sykes, e dopo aver ingaggiato dietro le pelli Aynsley Dunbar (ex dei Jefferson Airplane), dà alla luce nel 1987 il secondo capolavoro degli Whitesnake, intitolato proprio "Whitesnake" o "1987" a seconda delle ristampe. Con questo stellare ritorno Coverdale cambia completamente stile passando a un sound più moderno e metallico (questo grazie soprattutto all'esuberanza di un ormai maturo Sykes), con venature pop. Da segnalare la presenza di Don Avery alle tastiere, famoso session-man di vari famosi gruppi, come Ozzy Osbourne, Rainbow e Gary Moore. L'album ha un successo strepitoso in tutto il mondo, anche se i vecchi fan rimangono un po' perplessi per questo completo cambio di stile.
Ma proprio poco prima della partenza del tour Dunbar, Murray e Sykes lasciano la band. Allora Coverdale decide di creare un super-gruppo con i migliori strumentisti dell'epoca, e riassembla il Serpente Bianco attorno alle due asce di Adrian Vanderberg e Vivian Campbell, e a una ritmica da urlo composta dal bassista Rudy Sarzo (ex dei Quiet Riot e dell'Ozzy Band) e da Tommy Aldrige (anche lui ex dell'Ozzy Band) dietro le pelli. Il tour ha un successo strepitoso e ci mostra un Coverdale cambiato: i capelli neri sostituiti da un biondo molto acceso contornati da un costume di scena pieno di fronzoli e lustrini. Il nuovo Coverdale ha un successo ovunque, ma molti fan di vecchia data delusi dal nuovo corso degli Whitesnake insinuano che Coverdale voglia soltanto imitare i Led Zeppelin e il loro cantante Robert Plant. Il blues, che aveva fatto del Serpente una novità assoluta nel panorama rock, era stato sostituito da un suono più pesante e metallico, cromato e americanizzato. Questo non vuol dire però che questo nuovo corso sia sbagliato; anzi "1987" è un album storico che ogni rocker che si rispetta dovrebbe avere: infatti in esso c'è la sintesi del rock d'alta classe di fine anni ottanta, venato con un tocco di blues anni settanta, coadiuvato da una produzione cromata attenta alle novità e ai gusti del pubblico. In questo master-piece ci sono delle canzoni storiche come "Still of the night", "Is this love" e "Looking for love", oltre alle nuove versioni di due classici degli Whitesnake mark 2: "Crying in the rain" e "Here I go again".
Il tour, come già detto, procede senza intoppi per tutto il 1988 e i fan, esaltati da una tanto stellare formazione, aspettano con ansia il nuovo album. Alla fine del tour, poco prima dell'inizio delle incisioni, Campbell lascia il gruppo per divergenze d'opinione; Coverdale non si scompone, e si prepara a incidere il nuovo album. Poco dopo l'entrata in sala d'incisione Vanderberg accusa problemi di tendinite (si dice a causa di esercizi pianistici). Coverdale, allora, per completare le incisioni chiede aiuto all'allora mercenario e virtuosissimo guitar-hero Steve Vai (ex Frank Zappa e David Lee Roth).
Con questa formazione ancora più magica Coverdale completa le incisioni: alla fine del 1989 esce "Slip of tongue", grande disco sia musicalmente che qualitativamente, ma forse troppo poco aggressivo per i fan rispetto a "1987". Infatti lo stile di Steve Vai è troppo diverso e innovativo rispetto a quello del resto del gruppo, inoltre il chitarrista cerca di concentrare l'attenzione su di sé e sulla sua nuova chitarra a sette corde, limitando l'insieme, e per finire si ritrova a suonare canzoni gia pronte e scritte da Vanderberg. D'altro canto spiccano le seconde voci di Glenn Hughes (vecchio compagno nei Deep Purple) e le tastiere di Avery, soprattutto nella nuova versione di "Fool for your loving". Inoltre sono da segnalare due nuove e stupende canzoni quali "Now you're gone" e la power ballad "The deeper the love".
Questo nuovo e contestato album viene supportato da un faranoico tour americano in cui Vai e Vanderberg mostrano la loro grande classe. Coverdale, esaltato dal tour americano, ma stupito dalle poco successo del disco in Europa, decide di esportare il baraccone Whitesnake nella sua vecchia patria, e di riproporre il mastodontico tour anche il Europa. Ma lo "Slip of tounge tour 1990" in Europa non ha il successo sperato per due principali motivi: il primo è che Steve Vai è stufo di fare il chitarrista di un gruppo e si estranea sempre di più anche nelle performance live; il secondo, e più importante, è che il caro vecchio e conservatore pubblico europeo non ha mai digerito il cambiamento di pelle del Serpente. Alla fine del tour, come già preannunciato da tempo, Vai lascia la band e si dà alla carriera solistica, che gli darà un successo stratosferico (per esempio con "Passion and warfare").
Coverdale congela la band a fine 1990 e si dedica a un nuovo progetto insieme all'ex chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page. Il disco che ne esce fuori è un lavoro altisonante, in cui però c'è un ritorno alle origini blues da parte del cantante.
Nel 1994 esce il greatest-hits degli Whitesnake, in cui vengono proposte solo le canzoni da "Slide it in" in poi. Per promuoverlo in un nuovo tour David richiama i fidi Vanderberg e Sarzo e tre nuovi componenti: Danni Camassi (batteria), Warren De Martini (ex dei Ratt, seconda chitarra) e Paul Mirkovich (ex dei Nelson, tastiere).
Per tre anni non si parla del Serpente Bianco, perché, soprattutto in America, il rock non passa un bel periodo. Solo alla fine del 1997 ci sono novità: esce "Restless heart", in cui il singer è accompagnato dal solito Vandeberg alla chitarra e dal batterista del precedente tour Camassi, oltre che da tre nuovi compagni: Steve Ferris (chitarra), Guy Pratt (basso) e Brett Tuggle (tastiere). Coverdale, prima dell'inizio della nuova tournee, annuncia che quello sarà l'ultimo tour per gli Whitesnake, e che alla fine opterà per la carriera solistica. Dopo questo storico annuncio Pratt viene sostituito dal "vecchio" Tony Franklin. In questo tour, che ottiene un discreto successo, vengono riproposti, dopo anni, pezzi del periodo blues del Serpente Bianco come a ricordo di una storia che è alla conclusione.
Ma Coverdale, prima di pensionare la sua creatura, decide di fare un regalo ai fan e pubblica, a conclusione di 20 anni di carriera, un live acustico chiamato "Starkers in Tokyo". In questo disco, una specie di altra greatest-hits, Coverdale, accompagnato dal solo Vanderberg, in versione cow-boy, ripropone a un gruppo di affezionati tutti i pezzi più belli degli Whitesnake, completamente spogliati della loro solita veste elettrica. Una perla consigliabile anche a chi non conosce il Serpente: sentire la voce blues di Coverdale e l'acustica di Vanderberg è un esperienza unica. Come già detto Coverdale opta per la carriera a suo nome e pubblica nel 2000 "Into the light": bel lavoro, ma non è la stessa cosa.
Così si conclude di fatto la ventennale carriera di uno dei gruppi fondamentali della storia del Rock. Gli Whitesnake sono stati d'esempio per intere generazioni e lasciano un grande vuoto in questo 2000 bisognoso di gruppi veri e non di formazioni studiate a tavolino. Il Serpente bianco è morto, ma dalle sue ceneri, grazie a tre vecchietti di nostra conoscenza (Murray, Moody e Mardsen) è nato un gruppo chiamato prima "The Snakes" e successivamente "The Company Of The Snakes": sono loro che prendono l'eredità degli Whitesnake, riproponendo quel tipico hard'n'blues che ha fatto la fortuna di Coverdale e soci. Proprio lo scorso anno è stato pubblicato il loro nuovo album, "Burst the bubble", e dovunque hanno suonato hanno avuto successo. Mancherebbe solo Coverdale alla festa, ma chissà mai...