Zappa e il jazz

 

Come praticamente tutti gli altri liguaggi musicali del ventesimo secolo, anche il jazz ha trovato spesso posto nei collage sonori di Frank Zappa, nonostante non rientrasse tra le sue fonti primarie di ispirazione, che rimangono il rhythm & blues e la musica classica contemporanea. Illuminante a questo proposito la lista delle persone che hanno contibuito a plasmare la sua musica, presente nelle note di copertina del suo primo album, Freak Out!. Tra i numerosi nomi di musicisti elencati, spiccano quelli dei compositori classici (Ravel, Schoenberg, Kagel, Nono, Boulez, Webern, Stravinsky, Varèse, Stockhausen, Ives) e dei cantanti e chitarristi blues e r&b (Sonny Boy Williamson, Buddy Guy, Albert Collins, Little Walter, Don & Dewey, Willie Dixon, Guitar Slim, Muddy Waters, Howlin' Wolf, Johnny Otis, Slim Harpo, Johnny Guitar Watson, Clarence Gatemouth Brown, Willie Mae Thornton, Lightnin' Slim, Richard Berry, Charles Brown, Teddy Bunn), mentre i jazzisti citati sono solo cinque (Eric Dolphy, Charles Mingus, Roland Kirk, Cecil Taylor, Bill Evans).
L'uso fatto da Zappa di elementi jazzistici riguarda prevalentemente la timbrica dei fiati, quasi sempre presenti in misura più o meno allargata nella strumentazione dei suoi gruppi. Riguardo a ritmo, armonia e melodia Zappa aveva già dai primi anni idee assolutamente personali e originali; in particolare l'impiego di particolari suddivisioni e figurazioni ritmiche all'interno delle battute, e di metriche particolari (spesso su tempi dispari, anche in alternanza alle misure regolari) è qualcosa che non ha eguali in nessun altro genere di musica. Ciò non gli impediva comunque di ricorrere a tecniche compositive più tradizionali, anche se non per l'intero sviluppo del brano, quando risultavano funzionali al suo discorso musicale.
Zappa ha utilizzato spesso musicisti provenienti dal mondo del jazz, e questo background traspariva frequentemente dalle improvvisazioni live documentate dai dischi ufficiali e dai numerosi bootleg. L'esempio più classico è "King Kong", uno dei suoi brani più famosi originariamente pubblicato su Uncle Meat (ma il tema, orchestrato, era già presente in Lumpy Gravy), dove occupava tutta la quarta facciata del doppio LP originale, e sempre incluso nel repertorio live di Zappa dal 1967 al 1988 come piattaforma per le esibizioni personali dei solisti. Il brano è jazzistico in spirito, anche se la base ritmica per le improvvisazioni presenta poche variazioni armoniche, come è frequentemente il caso per Zappa, che a composizioni e arrangiamenti minuziosi e complessi alternava sequenze molto più semplici, basate spesso solo su uno o due accordi, per le improvvisazioni del solista di turno. Da ricordare la versione fornita da Jean-Luc Ponty sull'album omonimo pubblicato a nome del violinista francese nel 1970 per la Blue Note, che ha lanciato la sua collaborazione con Zappa (avviata con un suo breve intervento su Hot Rats dell'anno precedente). Questo disco, che si avvale di composizioni e arrangiamenti del chitarrista, può essere considerato il lavoro più jazzistico realizzato da Zappa nei primi anni, anche se non è parte della sua discografia ufficiale; mentre l'omaggio più diretto a un jazzista da parte di Zappa è sicuramente il brano "The Eric Dolphy Memorial Barbecue", contenuto in Weasels Ripped My Flesh.
In quei primi anni, i Mothers partecipavano spesso a festival jazzistici, dividendo il cartellone con musicisti di fama, e occasionalmente partecipando a jam session. Le cronache riportano almeno un paio di occasioni nelle quali Roland Kirk divise il palco con il gruppo di Zappa, mentre Don Cherry fu ospitato in un concerto a Copenhagen. Anche in anni successivi in alcuni concerti di Zappa compariranno altri musicisti ospiti; nel 1984 toccherà anche ad Archie Shepp, il cui intervento è documentato nel quarto volume della serie You Can't Do That On Stage Any More.
Tra i musicisti di provenienza jazzistica nelle prime incarnazioni dei Mothers of Invention ci sono il pianista Don Preston, il sassofonista Bunk Gardner con il fratello Buzz alla tromba, e Ian Underwood nel duplice ruolo di pianista di estrazione classica e sassofonista colemaniano. In seguito al loro scioglimento il pianista George Duke entrò nel gruppo di Zappa brevemente nel 1970, dopo aver partecipato alla realizzazione del citato disco di Ponty, e prima di tornare al fianco di Zappa nel 1972, per due album fondamentali come Waka/Jawaka e The Grand Wazoo, e rimanervi fino al 1975. Registrati da un organico folto, con i fiati in bella evidenza, i due dischi incarnano il personale concetto zappiano di big band, con arrangiamenti che pur riconoscibili come di derivazione jazzistica sfoggiano caratteristiche del tutto proprie e originali.
Il jazz si riaffaccia nei nuovi Mothers costituiti da Zappa nel 1973. Oltre a Duke, si rivede Ponty, e fanno la loro comparsa i fratelli Fowler, Tom al basso e Bruce al trombone, oltre al trombettista Walt che arriverà l'anno successivo, contemporaneamente alla partenza di Ponty e all'ingresso di Chester Thompson, futuro Weather Report, alla batteria. Come di consueto è dal vivo che i musicisti hanno spazio per mettersi in luce negli assoli, e ottime testimonianze in questo senso sono offerte dal doppio LP Roxy & Elsewhere, che comprende anche una composizione dal titolo "Bebop Tango" (una risposta al "Boogie Woogie Waltz" dei Weather Report?) contenente l'affermazione di Zappa "Jazz is not dead, it just smells funny" (Il jazz non è morto, ha solo un odore buffo).
Per tutto il resto degli anni '70 il jazz scompare dalla tavolozza di Zappa, con l'unica, notevole eccezione di Zappa in New York, registrato alla fine del 1976 dal suo gruppo dell'epoca arricchito per l'occasione (una serie di concerti al Palladium di New York) da una prestigiosa sezione fiati comprendente i fratelli Brecker, Lou Marini, Ronnie Cuber e Tom Malone, e con l'apporto del vibrafonista David Samuels. Per la maggior parte del tempo, i fiati si limitano a sottolineare gli arrangiamenti dei brani, in prevalenza canzoni, ma nella conclusiva "The Purple Lagoon/Approximate" c'è spazio anche per le divagazioni solistiche di Michael e Randy Brecker.
Le formazioni degli anni '80 sono più orientate al rock, con un sound basato essenzialmente su chitarre e tastiere, e l'assenza quasi totale di strumenti a fiato. Zappa è concentrato dapprima sui suoi progetti orchestrali, e successivamente assorbito dalla composizione al Synclavier, concretizzata nell'album Jazz from Hell (che nonostante il titolo di jazz contiene poco o niente). Ma per il tour del 1988, che sarà l'ultimo della sua carriera, fa le cose in grande, mettendo insieme un gruppo di 12 elementi (comprendente anche cinque fiati, con i fratelli Walt e Bruce Fowler, e i sassofonisti Albert Wing, Paul Carman e Kurt McGettrick). Il repertorio include brani da tutta la sua carriera, arrangiati in modo tale da sottolineare la ricchezza e la perizia strumentale dei suoi musicisti, che ha molte occasioni per manifestarsi. Dei tre CD (due dei quali doppi) ricavati da quei concerti, l'ultimo, Make a Jazz Noise Here, è quello che presenta la maggior parte di spunti strumentali interessanti, ma anche The Best Band You Never Heard in Your Life contiene molti ottimi momenti, tra i quali va segnalato "The Eric Dolphy Memorial Barbecue" in una delle rare esecuzioni live.
In definitiva, la forte personalità di Zappa gli ha permesso di poter utilizzare anche il jazz nelle proprie composizioni, senza perdere le caratteristiche individuali che ne hanno fatto uno degli autori più originali del ventesimo secolo.

 

Mario Calvitti (da www.allaboutjazz.com/italy)