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Zoltàn Kodàly

 

Kodály nacque a Kecskemét nel 1882; ricevette la prima educazione musicale in famiglia. Il padre Frigyes, funzionario delle ferrovie, era dilettante di violino e la madre, Pauline, suonava il pianoforte; presso di loro si raccoglievano amici musicisti per eseguire insieme brani musicali. A Galanta, nella cittadina che tanti anni dopo renderà famosa con una delle sue composizioni più eseguite, Kodály, trascorse 7 anni: i canti e le danze di quella popolazione - in parte ungherese, in parte tedesca e slovacca - influirono decisamente nella sua formazione e scelte future.
A Nagyzombat (oggi Trnava), dove la famiglia si era trasferita nel 1892, Kodály frequentò il ginnasio con ottimo profitto, dedicandosi pure allo studio del pianoforte e del violino, in seguito anche quello del violoncello. Il maestro ricorderà la bellezza di quegli anni, l'attività musicale del duomo dove gli studenti cantavano nel coro e quella della modesta orchestra della scuola per la quale, nel '98, compose il suo primo lavoro orchestrale che gli valse un primo giudizio critico favorevole.
Dal 1900 al 1904 studiò all'Accademia di Musica di Budapest; nel 1906 si laureò in lettere con una tesi sul canto popolare ungherese.
Iniziò così lo studio del patrimonio musicale popolare della sua terra associandosi ben presto a Bartòk in una ricerca che non avrebbe più abbandonato e legandosi a lui in un vincolo amichevole che durerà fino alla morte. Nel 1907 comincia ad insegnare nell'Accademia di Musica di Budapest.
Nel 1910 accadranno due avvenimenti: il matrimonio di Kodály con Emma Schleisinger, pianista e compositrice e la scoperta, fatta inizialmente da Bartòk e successivamente ampliata da Kodály, di un repertorio di antiche musiche pentafoniche nella regione di Szekler. Vicedirettore nel 1919 dell'Accademia di Musica di Budapest, dal 1946 al 1949 fu presidente dell'Accademia ungherese delle Scienze.
Oltre a curare la monumentale edizione nazionale del Corpus Musicae Popularis Hungaricae (1951) e la pubblicazione di raccolte di canti balcanici, Kodály portò a compimento una radicale riforma dell'insegnamento musicale. I canti e i cori da lui creati come espressione della cultura del suo popolo e destinati a scuole ed associazioni operaie e contadine, entrarono così nel repertorio popolare. Sono circa un migliaio di brani per coro misto molti dei quali radunati in raccolte didattiche; nel loro numero si trovano alcune delle più compiute espressioni della sua arte.
Nel suo periodo formativo, che può comprendersi tra gli anni 1905-20, Kodály rivela le caratteristiche essenziali del suo stile e le idee che guideranno la sua multiforme attività: nella convinzione che la musica "classica" dell'Ungheria del passato sia quella della tradizione popolare più genuina, il maestro, acuto studioso della musica occidentale, tenderà instancabilmente a realizzare una sintesi tra melos popolare e forme derivate dalla tradizione musicale europea, dal gregoriano alla polifonia fiamminga, a Palestrina, da Bach a Listz, ai tardoromantici.
Kodály diede il meglio di sé nell’ambito della musica vocale: oltre che nella produzione già citata, nel celebre Psalmus Hungaricus (1932) e nel Te Deum (1936) per soli coro e orchestra; nelle opere Hary Janos (1926) da cui trasse anche una nota suite sinfonica, La filanda Magiara (1932) e Czinka Panna e nei numerosi lieder. Tra i lavori sinfonici sono famosi: Sere d'estate, le Danze di Marosszék e le Danze di Galanta. Scrisse poi composizioni da camera e diversi pezzi pianistici.
Il canto popolare, particolarmente curato da Kodály, non è soltanto il mezzo offerto dalla musica per il "conosci te stesso", né soltanto una assunzione sincera dei valori della sua terra; esso assicura anche la fedeltà alla tradizione e la possibilità di crescere in essa. La fedeltà alla tradizione è il tema centrale di tutta la concezione di Kodály.
Come è possibile che proprio Kodály, giudicato dalla cultura dominante di tendenze conservatrici, abbia operato la rivoluzione ungherese più grande del secolo? Semplicemente perché ogni vera rivoluzione nasce allorché un uomo rivive nel presente quei valori fondamentali che stanno al di sopra delle epoche. In lui una comprensione più piena della tradizione e della profondità del suo contenuto si contrappone allo svuotamento della tradizione. "La cultura di quelli che ci hanno preceduto svanisce in un baleno se ogni nazione non se la conquista continuamente. Ogni arte ha una duplice faccia: quanto più le sue radici si affondano nei secoli passati, tanto più si irradia in un futuro lontano".
"Nel suo evolversi la cultura non tollera soste né interruzioni: se qualcosa la ostacola, si ferma [...] infatti come troverebbe un giardiniere il suo giardino se egli per due o tre mesi lo abbandonasse?".
"La tradizione non può esser tramandata che da persona viva a persona viva, con un confronto faccia a faccia".
A che cosa si deve allora la perfezione dei canti popolari? Alla forza purificante della tradizione. Kodály, pertanto, attingendo dalla viva esperienza del canto popolare ha imparato l'immenso valore della tradizione.
Kodály morì a Budapest nel1967.